La Spirale Coloniale


colonialismo

Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

La storia dello sviluppo capitalista evoca le tante contraddizioni che hanno plasmato il capitalismo stesso. Dato che la concorrenza richiede una costante sostituzione del lavoro umano con le macchine, almeno due effetti saltano all’occhio. Il tasso di profitto cala e milioni di persone restano senza impiego. Man mano che si contrae il mercato interno, tutto il processo produttivo tende a subire la stessa sorte.

Tentativi di compensare questa contrazione portano la borghesia a rivolgersi ai mercati internazionali, in particolare all’industria e al commercio coloniale dai profitti altissimi. È chiaro, ovviamente, che il capitalismo ha sempre cercato di estrarre questi profitti derivati dall’imperialismo. La ricchezza derivante dallo sfruttamento coloniale era un prerequisito dell’accumulazione primitiva, che ha lanciato lo sviluppo capitalistico agli inizi dell’era moderna.

Il fatto, però, è che quando il mercato interno si contrae l’imperialismo diventa una scelta obbligata, la precondizione assoluta per la sopravvivenza del sistema. L’imperialismo dà una spinta temporanea all’economia, allarga i limiti del mercato interno e fornisce nuove basi all’espansione industriale. Ma con il tempo questo genera ulteriori contraddizioni sotto forma di nuovi imperialismi rivali, predecessori che difendono i loro interessi, crescente indebolimento dovuto ai frequenti conflitti, eccetera.

Il periodo “classico” dell’imperialismo è contraddistinto dall’esportazione di capitali. Forse fu questo, molto più dei peana di Kipling, a spingere molti economisti liberali a credere che il “fardello dell’uomo bianco” potesse significare soltanto lo sviluppo industriale del mondo coloniale. In realtà, l’esportazione di capitale era univoca, calcolata in modo tale da non produrre concorrenza ma da sconvolgere le relazioni sociali indigene e accentuare la dipendenza, non l’indipendenza. L’effetto del colonialismo, dunque, è sempre stato la creazione di così tanta miseria e malcontento che, in una certa misura, le rivolte ne sono l’inevitabile conseguenza.

Col tempo, le contraddizioni dell’imperialismo capitalista convergono in una crisi generale, e l’esportazione di capitale è dedicata interamente alla necessità di mantenere il controllo, l’ordine e l’inquadramento delle colonie. Prevale una sorta di parassitismo romano. Tutte le risorse materiali e spirituali che possono generare opposizione sono soffocate con la fame pianificata e il terrore. Le masse create dal modo di produzione capitalista vengono decimate, schiavizzate o sterminate. L’attività industriale è sempre più univoca e dipendente, e, in molti casi, arriva praticamente alla paralisi.

Da allora, molte colonie hanno percorso questa strada verso la barbarie. Il prototipo della schiavitù e dello sfruttamento di oggi è stato allevato per generazioni in Asia, Africa e Sud America oltre che negli arcipelaghi orientali. Ma i paesi coloniali non si reggono da soli. Date le attuali condizioni estreme fatte di rivalità e instabilità, anche le nazioni europee, industrialmente avanzate, si trovano ad affrontare l’oppressione e la riduzione ad una condizione coloniale.

L’Europa gode di uno “status speciale” per cui la sua stabilizzazione comporta la distruzione fisica di gran parte delle sue industrie. Ecco così che il “tallone di ferro” che il capitalismo tedesco ha forgiato per l’Europa ora opprime la stessa Germania. Si distruggono le industrie, milioni di persone vengono bombardate e sradicate per sempre dalle loro case. Il paese viene smembrato e occupato da eserciti imperialisti stranieri. I “perdenti” della guerra appena finita, però, non fanno che annunciare le condizioni che attendono tutti i “vincitori” di oggi. L’est europeo incontra già oggi il destino che aspetta la Germania. Inghilterra, Francia, Belgio: tutti diventeranno sempre più strumento politico ed economico degli interessi americani.

L’unilateralismo e la dipendenza economica imposti al mondo coloniale alla fine si ritorce contro gli iniziatori dell’oppressione coloniale. Il mercato internazionale, così come quello interno, si contrae. Tutta l’esistenza minaccia l’avvilimento e il declino.

Annunci

Scrivi un commento

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...