Anarchismo e Questione Sessuale


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Originale scritto da Emma Goldman nel 1896. Testo inglese pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Anarchy and the Sex Question. Traduzione di Enrico Sanna.

Il lavoratore, con quei muscoli, quell’energia così ammirata dai pallidi, deboli figli dei ricchi; il lavoratore, che nonostante le sue energie porta a casa appena quanto basta per tenere il lupo della fame fuori dalla porta; il lavoratore, dicevo, si sposa solo per avere una moglie e una governante, qualcuna che gli faccia da schiava dal mattino alla sera, e che spenda il meno possibile. Lei ha i nervi a pezzi. È così stanca di dover cavare pranzo e cena dai quattro soldi che le passa il marito che diventa irritabile; neanche riesce più a fingere d’amare il suo signore e padrone. E lui, ahi!, ben presto arriva alla conclusione che qualcosa è andato storto nei suoi piani. In pratica, comincia a pensare che il matrimonio sia un fallimento.

Le catene sempre più pesanti

Le spese non calano, crescono. La moglie perde quella poca energia che aveva all’inizio, e si sente tradita anche lei. Si consuma. È appena sposata e già la paura della fame erode la sua bellezza. È sempre più scontrosa, dimentica le faccende di casa. Non c’è più l’affetto a dare loro la forza di affrontare la povertà e la miseria delle loro vite. E invece di stringersi assieme, si allontanano, sono sempre più stranieri, sempre meno disposti a sopportare l’uno le mancanze dell’altro.

A differenza del milionario, quest’uomo non ha un club in cui andare. Va al bar, e lì cerca di affogare le miserie nella birra o nel whisky. La sfortunata compagna delle sue miserie, troppo onesta per cercare l’oblio tra le braccia di un amante, troppo povera per darsi al divertimento, resta in quella squallida gabbia che chiamano casa, e rimugina amaramente sulla follia che l’ha resa moglie di un povero.

Ma separarsi è impossibile.

Devono sopportare

È pesante la catena che la legge e la Chiesa hanno messo al loro collo. Può essere spezzata solo dalla volontà di tutti e due.

La legge può, per compassione, dar loro la libertà, ma ogni dettaglio della loro vita privata deve essere portato alla luce. L’opinione pubblica deve pesare come un macigno sulla vita di lei. La sua vita dev’essere rovinata. La paura di questa disgrazia spesso la porta a cedere al peso della vita coniugale senza un mormorio di protesta contro quello scandaloso sistema che opprime lei e tante sue sorelle.

I ricchi chiudono gli occhi per evitare lo scandalo. I poveri per il bene dei figli e per paura delle maldicenze. La loro vita è un lungo, continuo inganno nascosto dall’ipocrisia.

La donna che vende piaceri è libera di lasciare l’uomo che li ha comprati. La “rispettabile moglie” non può liberarsi da un’unione soffocante.

Che siano santificate o meno dalla Chiesa e dalla società, tutte le unioni innaturali non benedette dall’amore sono prostituzione. Non possono che avere un’influenza degradante sulla morale e sul bene della società.

Colpa del sistema

Il sistema che costringe la donna a vendere la propria identità e la propria indipendenza a chi offre di più è una branca dello stesso sistema maligno che dà a pochi il diritto di vivere sulla ricchezza prodotta dagli altri. Il 99 percento deve sudare come uno schiavo da mattina a sera per poter tenere assieme anima e corpo, mentre i frutti del lavoro sono risucchiati da pochi, oziosi vampiri circondati da tutto quel lusso che la ricchezza può comprare.

Date uno sguardo a queste due immagini della società ottocentesca.

Guardate le case dei ricchi, quei magnifici palazzi, con quegli arredi così costosi che potrebbero pagare il benessere di migliaia. Guardate le cene di gala dei loro figli: una sola portata potrebbe sfamare centinaia di affamati, di quelli per cui un pezzo di pane bagnato in acqua è un lusso. Guardate questi devoti della moda; passano i giorni pensando a come divertirsi: teatro, balli, concerti, yacht, viaggi di qua e di là per il mondo alla ricerca di gioie e piaceri. Poi voltatevi, e date uno sguardo a chi produce la ricchezza che paga questi sfarzosi, innaturali divertimenti.

Il retro del quadro

Guardateli lì, ammassati in cantine umide e oscure, senza una boccata d’aria fresca, quattro stracci addosso, il carico di miseria da portare dalla culla alla tomba, i figli buttati per strada, nudi, affamati, senza una parola d’amore o d’attenzione, vengono su nell’ignoranza e nella superstizione. E maledicono il giorno in cui sono nati.

Voi moralisti, voi filantropi, guardate il contrasto e ditemi di chi è la colpa! Chi, per legge o contro la legge, è spinto a prostituirsi, o chi deruba le sue vittime di ogni moralità?

La causa di tutto non è la prostituzione. È la società. È il sistema della disuguaglianza, della proprietà privata, dello stato e della Chiesa. È il sistema del furto legale, dell’abuso delle donne innocenti, dei bambini indifesi, e dell’assassinio.

La cura del male

Finché vivrà questo mostro non ci libereremo mai di quel male che chiamano il potere, di quel mostro che invade le ville dei ricchi e le cantine dei poveri. L’uomo deve rendersi conto delle sue forze e delle sue capacità, deve cominciare una nuova vita, migliore, più nobile.

Non saranno i metodi del reverendo Parkhurst, né quelli degli altri riformatori, a far morire la prostituzione. Esisterà finché esisterà il sistema che la genera.

Quando tutti questi riformatori uniranno gli sforzi con chi lotta per distruggere l’attuale sistema padre di ogni crimine; per edificarne un altro; uno basato sull’equità perfetta; un sistema che garantisca ad ognuno, uomo, donna o bambino, il frutto pieno del proprio lavoro e lo stesso diritto di godere dei doni della natura e arrivare alla vetta della conoscenza; soltanto quando tutto ciò avverrà le donne si reggeranno da sole e saranno indipendenti. Allora la loro salute non sarà più schiacciata dalla fatica e dalla schiavitù. Non saranno più vittime dell’uomo. E l’uomo non sarà più vittima di insane passioni, di vizi contro natura.

Il sogno anarchico

Immaginate un mondo in cui chi è sposato mantiene le proprie forze e la propria fiducia nel coniuge. Stima e amore sono reciproci. La coppia crea sì il proprio benessere, ma, poiché la felicità è nello stare assieme, costruisce anche la felicità di tutti. I figli sono forti nel corpo e nella mente, e rispettano i genitori non perché è il loro dovere, ma perché i genitori meritano il rispetto dei figli.

In questo mondo, è la comunità nel suo insieme a fornire istruzione e cure. Tutti sono liberi di seguire le proprie inclinazioni. Nessuno è costretto ad imparare l’arte del leccapiedi o dell’imbroglione. Cambia lo scopo della vita: non più il potere sugli altri, ma la ricerca del rispetto e della stima di chi fa parte della comunità.

Il divorzio anarchico

Quando l’unione non funziona e diventa un peso, ci si può separare in modo pacifico e semplice, senza degradare la relazione matrimoniale forzando una unione che non funziona più.

Se invece di perseguitare le vittime, i riformatori unissero i loro sforzi per sradicarne le cause, la prostituzione non sarebbe più la disgrazia dell’umanità.

Eliminare una classe per proteggerne un’altra è più che follia. È criminale. Non voltate la faccia, voi moralisti e moraliste.

Non lasciatevi guidare dai vostri pregiudizi. Guardate le cose senza condizionamenti.

Invece di usare le vostre forze inutilmente, è meglio se vi unite per abolire questo sistema malato e corrotto.

Se la vita coniugale non vi ha privato dell’onore e del rispetto di voi stessi, se ancora vi rimane amore per quelli che chiamate figli, per il bene vostro e loro dovete liberarvi e liberare gli altri. Solo allora scomparirà il male che il matrimonio porta con sé.

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