Il Martello dentro il Fardello


robinson1

Di Enrico Sanna

Tutti conoscono la storia di Robinson Crusoe. Pochissimi hanno letto il romanzo, è vero, e pochi di più ne hanno letto un compendio. Ma molti hanno visto un film, un cartone animato, uno sceneggiato televisivo ricavato dal romanzo. È la storia di un inglese, di nome Robinson Crusoe, che mentre commercia per mare fa naufragio in un’isola deserta.

Il personaggio è stato romanticizzato. Spesso è rappresentato con i capelli lunghi e biondi, alto, atletico. Come un Cristo da marketing. Sui libri illustrati di un tempo veniva acquerellato in ginocchio, intento a pregare un dio che, se davvero fosse stato misericordioso, l’avrebbe fatto inghiottire da un’ostrica gigante. È così preso a pregare i suoi feticci che quando Cristo lo incontra davvero non lo riconosce, non sa neanche cosa sia, e lo chiama come un giorno della settimana.

Quello che quasi nessuno sa è che Robinson era un lurido, bastardo mercante di schiavi. In questo brano, preso dal secondo volume, il protagonista spiega la composizione del carico della nave mentre si accinge a tornare sull’isola, di cui si è dichiarato proprietario unico. L’elenco è significativo perché illustra anche, non so quanto involontariamente, l’atteggiamento dell’uomo bianco che va kiplinianamente a civilizzare i selvaggi.


Tra i miei bagagli, per quanto posso ricordarmi perché non ho tenuto nota di tutti i particolari, c’era una quantità sufficiente di biancheria e un po’ di roba fine inglese, per vestire gli spagnoli che avrei trovato lì; un bel po’ di roba, perché secondo i miei calcoli sarebbe bastata per sette anni. Se non vado errato, quello che portavo in vestiario, tra guanti, cappelli scarpe, calze e tutto l’occorrente per vestirsi, ammontava a circa duecento sterline, compresi alcuni letti, coperte, casalinghi, soprattutto utensili da cucina come pentole, tegami, tazze, salsiere eccetera, più un centinaio di sterline in chiodi, strumenti da lavoro di ogni genere, graffe, ganci, cerniere e tutto quello che mi appariva necessario.

Portai anche un centinaio di armi, moschetti e fucili, oltre a diverse pistole, una buona scorta di proiettili di tutte le dimensioni, tre o quattro tonnellate di piombo e due cannoni d’ottone. E visto che non sapevo a quali rischi avrei potuto andare incontro, portai anche un centinaio di barili di polveri, e poi spade, pugnali e svariati puntali per fare picche e alabarde. In altre parole, avevamo una grossa scorta di ogni cosa. Chiesi anche a mio nipote di aumentare la dotazione del cassero di poppa di due cannoni oltre quelli che lui riteneva necessari, da lasciare sul posto se serviva. Così, una volta arrivati a destinazione avremmo potuto mettere su un forte in grado di fronteggiare qualunque nemico. Tutto ciò, e molto altro, mi sembrava necessario se volevamo mantenere il possesso dell’isola, come poi si vedrà nel corso di questa storia.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...