Dissolti


Gustav_Landauer

Di Gustav Landauer. Estratto da: Die Revolution. Essay. Literarische Anstalt Rütten und Loening, Frankfurt/M. 1907. Münster 2003. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Siamo dissolti come atomi. Produciamo beni (merci alienate) per il profitto finanziario piuttosto che per il consumo. Il denaro non è un comodo mezzo di scambio. Il denaro è un mostro che si riproduce. Per non parlare dei valori fittizi che i ricchi usano per derubarsi a vicenda…

Eserciti di diseredati sono costretti a servire chi non ha alcun interesse a creare ricchezza per loro, ma a cui solo interessa creare ricchezza per se stessi. Altri eserciti, composti perlopiù dagli stessi diseredati, sono costretti a preservare ed allargare i mercati per conto delle loro nazioni, a preservare la pace con le armi in mano. Puntate contro il loro stesso petto.

Tutto l’enorme progresso economico e tecnologico che vediamo è integrato in un sistema di imbastardimento sociale. Con la conseguenza che ogni miglioramento nei mezzi di produzione, ogni miglioramento delle condizioni di lavoro, peggiora la situazione dei lavoratori. Noi ci rivolgiamo a quelli che capiscono la situazione in cui ci troviamo, e che si sentono incapaci di andare oltre, con la speranza che si alleino tra loro e lavorino per il loro consumo immediato: in comunità, in cooperative o altro. Per farlo serviranno sacrifici.

Presto dovremo affrontare il più grosso freno imposto dallo stato: la carenza di terre. A questo punto la rivoluzione entra in una nuova fase di cui non possiamo dire niente. Lo stesso vale per la rigenerazione sociale: possiamo proclamarla, ma non possiamo dire nulla del suo successivo sviluppo. Dipende dalle generazioni a venire e dal loro giudizio. Ma del futuro socialismo ho intenzione di parlare altrove.

Dagli innumerevoli scritti e proclami dei rivoluzionari ottocenteschi (Proudhon, Bakunin, Marx, internazionalisti, tutti quelli coinvolti nelle varie rivoluzioni del 1848, comunardi, spagnoli eccetera) risulta chiaro che per molti la grande rivoluzione non si limitava alla Francia, né poteva considerarsi conclusa all’inizio del diciannovesimo secolo. A loro parere (e hanno ragione!) esiste una sola rivoluzione, con periodi di stagnazione e ritorni di fiamma. La rivoluzione del 1848, in particolare, deve essere considerata una fase della rivoluzione ritardata dalle guerre napoleoniche. C’è stato un periodo di stagnazione particolarmente lungo a partire dagli eventi del 1870-’71. È il risultato di uno stato di guerra prima sconosciuto, ironicamente chiamato pace, e dell’ascesa del nazionalismo.

Il fatto che nessuna rivoluzione finora sia riuscita ad ottenere i risultati preposti non è una ragione sufficiente per concludere che non scoppieranno altre rivoluzioni. Abbiamo già visto che nessuna rivoluzione realizza mai i suoi fini. La rivoluzione è uno strumento fine a se stesso: serve a rivitalizzare l’energia e lo spirito.

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