Aspirazioni e Sopportazioni


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Di Wilhelm Reich. Estratto da Psicologia di Massa del Fascismo.

Esistevano movimenti socialisti e aspirazioni socialiste molto prima che esistessero le nozioni scientifiche sulle premesse sociali del socialismo. Da millenni infuriavano le lotte degli oppressi contro i loro oppressori. Erano state queste lotte che avevano generato la scienza delle aspirazioni di libertà da parte degli oppressi, e non il contrario come ritiene chi ha un carattere fascista. I socialisti subirono, proprio negli anni dal 1918 al 1938, cioè negli anni in cui ebbero luogo giganteschi avvenimenti sociali, le più dure sconfitte.

Proprio in un periodo che avrebbe dovuto dimostrare la maturità e la razionalità del movimento socialista della libertà, il movimento operaio si disgregava e diventava burocratico, mostrando di desiderare sempre meno la libertà e la verità da cui era nato.

L’aspirazione socialista di milioni di persone era il desiderio di liberarsi della repressione di “qualunque” genere. Ma questo “desiderio di libertà si manifestava sotto forma di un compromesso con la paura della responsabilità.” La paura della responsabilità sociale nelle masse umane fece sconfinare il movimento socialista nel “campo statale”. Nella sociologia scientifica di Karl Marx, che aveva elaborato le condizioni economiche della libertà sociale, non si parla affatto di “stato” come obiettivo della libertà socialista. Lo “stato socialista” è un’invenzione delle burocrazie dei partiti.

Esso, cioè “lo stato”, aveva dunque il compito di introdurre la libertà; nota bene: “non le masse umane, ma lo stato”. Dimostrerò in seguito che l’idea socialista di stato non solo non ha nulla a che fare con la teoria dei primi socialisti, ma rappresenta al contrario una deviazione del movimento socialista, che, del tutto inconsciamente, è da attribuire alla “impotenza strutturale” delle masse umane che aspirano alla libertà. Il miscuglio fra desiderio di libertà e paura strutturale dell’autogoverno caratteristico di un regime di libertà creò nell’Unione Sovietica una forma di stato che coincideva sempre meno con il programma originario dei comunisti e che infine assunse forme autoritarie, totalitarie, dittatoriali.

Cerchiamo di riassumere brevemente il carattere fondamentalmente socialista dei tre più importanti movimenti sociali di libertà.

Il movimento primitivo cristiano viene spesso e a ragione definito “socialista”. Anche le insurrezioni degli schiavi dell’antichità e le guerre dei contadini del Medioevo venivano considerate dai fondatori del socialismo come i movimenti precursori del movimento socialista del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Il fatto che le condizioni industriali e i mezzi internazionali di comunicazione non fossero ancora sviluppati, aggiunto alla mancanza di una teoria sociologica, impediva loro di essere vittoriosi. Il “socialismo” era, in base alla sociologia dei fondatori, pensabile solo sul piano “internazionale”.

Un socialismo nazionale o addirittura nazionalistico (= nazionalsocialismo = fascismo) è un nonsenso sociologico e, nel senso stretto della parola, un inganno di massa. Immaginiamo che un medico scopra un certo farmaco per combattere una certa malattia e lo chiami “siero curativo”. Poi arriva un abile truffatore che vuole trarre profitto dalla malattia degli uomini, inventa un veleno che produce questa malattia che negli uomini fa nascere il desiderio di guarire, e chiama questo veleno “farmaco”. Egli sarebbe l’erede nazionalsocialista di quel medico. Allo stesso modo in cui Hitler, Mussolini e Stalin sono diventati gli eredi nazionalsocialisti del socialismo internazionale di Karl Marx.

Il truffatore che vuole arricchirsi con le malattie dovrebbe in realtà chiamare il suo veleno “Malatin”. Ma egli lo chiama “farmaco” perché sa molto bene che non riuscirebbe a vendere il suo “Malatin”.

Esattamente la stessa cosa accade con le parole “sociale” e “socialista”.

Una volta coniate ed aventi un preciso significato, certe parole non si possono impiegare arbitrariamente senza creare una tremenda confusione. Il concetto di “socialismo” era indissolubilmente legato al concetto di “internazionale”. La teoria del socialismo esigeva un certo grado di maturità dell’economia mondiale internazionale: la lotta imperialista per i mercati, ricchezze minerarie e centri di potere devono assumere il carattere di guerre di rapina. L’anarchia economica deve diventare il principale ostacolo del successivo sviluppo della produttività sociale. Il caos dell’economia deve diventare chiaro a tutti, per esempio, distruggendo le eccedenze di merci per frenare il crollo dei prezzi, mentre contemporaneamente enormi masse di uomini patiscono la fame e muoiono di fame.

L’appropriazione privata dei beni prodotti collettivamente deve essere in violentissimo contrasto con i bisogni della società. Lo scambio internazionale delle merci deve cominciare a sentire come barriere insuperabili i confini doganali degli stati nazionali e il principio di mercato.

Le premesse oggettive socio-economiche dell’atteggiamento e della mentalità internazionali della popolazione mondiale si erano enormemente moltiplicate a partire dal 1918. Gli aerei raccorciavano le distanze fra i popoli e avvicinavano spazi che in precedenza avevano conservato differenze di civiltà di millenni. Il traffico internazionale ha cominciato a cancellare progressivamente le differenze di civiltà dei secoli passati. Vi era molta più differenza fra un arabo del diciannovesimo secolo e un inglese del diciannovesimo secolo che fra un arabo della metà del ventesimo secolo e un inglese della metà del ventesimo secolo. I predoni capitalistici venivano sempre più tenuti a freno. Maturavano dunque in misura sempre più gigantesca le premesse socio-economiche dell’internazionalismo.

“Ma la maturazione economica dell’internazionalismo non fu seguita dalla maturità strutturale ed ideologica”. Mentre l’internazionalismo continuava a svilupparsi economicamente, esso andò in frantumi sul piano strutturale ed ideologico; questo fatto non si manifestò soltanto nel movimento operaio, ma anche nella formazione delle dittature nazionalistiche in Europa: Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Doriot e Laval in Francia, Stalin in Russia, Mannheireim in Finlandia, Horthy in Ungheria, eccetera. Nessuno aveva potuto prevedere il divario fra evoluzione socio-economica e involuzione strutturale.

La degenerazione dell’internazionalismo operaio in socialismo nazionale sciovinista era qualcosa di più del crollo dei vecchi movimenti per la libertà, che erano sempre stati esclusivamente “internazionali”. Si trattava di una gigantesca esplosione, di tipo nuovo, della peste psichica in mezzo agli strati oppressi della popolazione, nei quali menti illuminate avevano riposto la speranza che un giorni essi avrebbero dato un nuovo ordine al mondo. Uno degli apici di questa degenerazione “nazionalsocialista” era fra l’altro l’odio razziale dei lavoratori bianchi nei confronti dei lavoratori neri in America e la perdita di qualsiasi iniziativa e prospettiva sociopolitica in parecchie grandissime organizzazioni sindacali. Se uomini con un carattere da caporale cominciano ad appropriarsi del concetto di libertà, allora la libertà naviga in cattive acque. Così una vecchia e crudele ingiustizia si vendicava su quelle masse che avevano soltanto la loro forza lavoro da vendere. Così lo sfruttamento senza scrupoli e l’assenza di principi da parte di potenti capitalisti si ripercuotevano come un boomerang. Poiché l’internazionalismo era falliti strutturalmente, i movimenti nazionalsocialisti gli toglievano la forza proprio sfruttando l’aspirazione internazionale socialista.

Il movimento internazionale socialista si disgregava sotto la direzione di uomini con un carattere da caporale che erano emersi dal campo degli oppressi formando movimenti di massa limitati nazionalmente, divisi gli uni dagli altri, nemici gli uni degli altri e pseudorivoluzionari. Alcuni di questi movimenti di massa strettamente nazionalistici divennero movimenti internazionali in maniera pervertita, indubbiamente in seguito all’effetto della vecchia mentalità internazionale dei loro membri. Così dalla fusione del nazionalsocialismo italiano e tedesco nacque il fascismo internazionale. Attirò a sé le masse sul piano internazionale, nel senso stretto della parola come un “internazionalismo nazionalistico” pervertito. In quanto tale soffocò insurrezioni veramente democratiche in Spagna e in Austria. La lotta eroica dei veri rivoluzionari isolati dalle masse nel 1934 e nel 1936 era come una battaglia delle Termopili.

In questi fatti si esprimeva inequivocabilmente l’irrazionalismo della struttura di massa e della politica in generale. Le masse tedesche dei lavoratori si erano opposte per anni al programma di un internazionalismo rivoluzionario, ma dal 1933 si erano assunte tutte le sofferenze che possono scaturire da un’autentica rivoluzione sociale senza però godere nemmeno uno dei frutti che una vera rivoluzione sociale avrebbe loro dato. Così avevano ingannato se stesse. Così dovevano soccombere al proprio irrazionalismo, cioè alla propria paura della responsabilità sociale.

Questi dati di fatto apparivano incomprensibili.

Sforziamoci di capire il più possibile questi fatti pazzeschi, affrontandoli con la massima onesta.

Sin da quando gli Stati Uniti erano entrati nella seconda guerra mondiale, la mentalità internazionale e generalmente umana andava acquistando terreno. Ma c’è da temere che si avvereranno reazioni irrazionali di massa ancora più pazzesche e catastrofi sociali ancora più mortali se i sociologi e gli psicologi responsabili non si libereranno “in tempo utile” del loro accademismo pomposo e non interverranno in modo onesto, con lo scopo di chiarire e di aiutare, negli avvenimenti in corso. Gli interrogativi della sociologia si sono spostati sostanzialmente dall’economia alla “struttura delle masse umane”. Non ci chiediamo più se le premesse economiche dell’internazionalismo democratico-lavorativo siano già giunte a maturazione. Ci troviamo di fronte a un’altra domanda di vastissima portata: “quali ostacoli possono frapporsi di nuovo all’avanzata dell’internazionalismo strutturale ed ideologico, fermo restando il fatto che le premesse socio-economiche internazionali sono giunte a piena maturazione? Come si può superare l’irresponsabilità sociale e la tendenza all’autorità della masse umane in tempo utile?”. Come si può impedire che da questa seconda guerra internazionale, che a ragione viene chiamata non una guerra economica ma una guerra ideologica, risulti una nuova decadenza, ancora più brutale, ancora più letale, che porti a nazionalismi ancora più nazionalisti, sciovinisti, fascista-dittatoriali? La reazione politica ed opera all’interno della struttura , all’interno del modo di pensare e di agire delle masse umane oppresse, sotto forma di corazza caratteriale, paura della responsabilità, incapacità di libertà e, “last but not least”, come mutilazione endemica del funzionamento biologico. Questi fatti sono serissimi. Dalla loro soluzione o non-soluzione dipende la sorte dei secoli futuri. La responsabilità di tutti gli ambienti responsabili è enorme. Con le chiacchiere e le formalità politiche non si potrà risolvere nemmeno uno di questi compiti giganteschi. La nostra fondamentale parola: “Basta, basta per sempre con la politica! Risolviamo i problemi della vita sociale!” non è un gioco di parole.

Non vi è nulla di più impressionante del fatto che una popolazione di due bilioni di persone non trovi la forza per eliminare un pugno di oppressori e guerrafondai biopatici. L’aspirazione alla libertà degli uomini di questa terra fallisce per il fatto che esistono tante idee su come si può raggiungere nel modo più sicuro la libertà senza doversi assumere anche praticamente la responsabilità del doloroso cambiamento nella struttura umana e delle istituzioni sociali.

Gli “anarchici” (anarco-sindacalisti) tendevano alla autoamministrazione sociale; ma avevano paura di doversi rendere conto dei problemi abissali della incapacità degli uomini di essere liberi, e rifiutavano qualsiasi direzione dello sviluppo sociale. Erano utopisti e crollarono in Spagna. Essi videro soltanto l’aspirazione alla libertà, ma scambiarono questa aspirazione con la capacità di essere “veramente liberi”, e di vivere e di lavorare senza una guida autoritaria. Essi rifiutarono il sistema partitico. Ma non sapevano in che modo la massa schiavizzata dovesse imparare a guidare da sola la sua vita. Non si combina nulla quando si nutre soltanto odio contro lo stato. E nemmeno con i circoli di nudismo. Il problema è più profondo e più serio.

I “cristiano-internazionali” predicavano la pace, la fratellanza, la pietà e l’aiuto reciproco. Ideologicamente erano anticapitalisti e vedevano l’esistenza umana sul piano internazionale. In fondo anch’essi avevano idee socialista-internazionali e si definivano anche, come per esempio in Austria, cristiano-“sociali”. Ma in pratica rifiutavano e rifiutano di compiere qualsiasi passo nello sviluppo sociale che tende esattamente a quell’obiettivo che essi hanno elevato a ideale. Il cristianesimo cattolico, in particolar modo, si è liberato già da molto tempo del carattere rivoluzionario, “sovvertitore” del primitivo movimento cristiano. Induce i suoi milioni di seguaci a considerare la guerra come un destino ineluttabile, come una “punizione per i peccati”. Ora, le guerre sono effettivamente le conseguenze di peccati, ma in modo del tutto diverso da quello che pensa il cattolicesimo. I cattolici traspongono l’esistenza pacifica in un mondo extraterrestre, predicano la sopportazione della miseria nell’aldiqua e rovinano sistematicamente la capacità degli uomini di impadronirsi dell’obiettivo della libertà, di conquistarlo, lottando in modo onesto. Non protestano quando le chiese concorrenti, le chiese greco-cattoliche, vengono bombardate. Ma si richiamano a Dio e alla civiltà quando viene bombardata Roma. Il cattolicesimo produce l’impotenza strutturale delle masse di uomini che nei momenti di bisogno chiamano in aiuto Dio anziché la forza e la coscienza di sé. Questa impotenza rende la struttura umana incapace di provare piacere e la intimorisce di fronte al piacere stesso. Da questo nasce buona parte del sadismo umano. I cattolici tedeschi benedicono le armi tedesche, e i cattolici americani benedicono le armi americane. Un unico Dio dovrebbe condurre entrambi i campi, che sono nemici mortali, alla vittoria. L’assurdità irrazionale è fin troppo evidente.

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