Il Tutto e il Niente


Pensiero unico

Di Zygmunt Bauman. Fonte: La solitudine del cittadino globale.

La tendenza totalitaria, nella definizione epigrammatica di Hannah Arendt, è la tendenza a ‘rendere gli esseri umani superflui’: eccedenti, da usare e gettare sia come individui, sia come esseri distinti (ognuno con il proprio bagaglio di ragioni, pensieri, preferenze e sogni), sia come esseri ‘privati’ (che sfuggono cioè a qualsiasi tentativo di classificazione ignaro dell’irriducibile particolarità e unicità di ciascuna creatura umana).

“Certe qualità peculiari della polizia segreta [assurgono] a caratteristiche generali della società totalitaria. La categoria dei sospetti abbraccia l’intera popolazione; ogni idea che devii dalla linea ufficialmente prescritta e continuamente mutevole suscita già diffidenza, a prescindere dal campo di attività umana. A causa della loro capacità di pensare, gli uomini sono sospetti per definizione, e l’ombra non può essere dissipata da un contegno esemplare, perché la capacità umana di pensare implica altresì la capacità di cambiare opinione”.

La tendenza totalitaria mira all’annientamento totale della sfera privata, il luogo dell’autocostituzione e autodeterminazione dell’individuo: alla dissoluzione finale, irreversibile, del privato nel pubblico. Lo scopo non è tanto impedire agli individui di pensare, ciò che non riuscirebbe nemmeno alla più fanatica delle strategie, ma rendere quel pensiero impotente, irrilevante e di nessun peso per il successo o il fallimento del potere. Nella fase culminante della tendenza totalitaria, i canali di comunicazione tra potere pubblico e qualsiasi cosa rimanga degli individui privati sono chiusi. Non c’è bisogno di dialogo, perché non c’è niente di cui parlare: i soggetti non hanno niente da dire che possa avere qualche valore per il potere, e le autorità costituite non hanno più bisogno di convincere, convertire o indottrinare i loro governati. Persino il “monologo” del potere si affievolisce e a poco a poco si spegne. Si impartiscono solo comandi secchi, ‘ordini per quel giorno’, dato che il resto è stato affidato alla sottomissione ormai cieca alla routine. La logica della routine eredita il comando dall’ideologia; dopo tutto, era la logica – una logica disancorata e fluttuante, una logica egocentrica e autoreferenziale, una logica non più intralciata dalla resistenza della materia e immune da tutte le prove di realtà – l’elemento più attraente del pensiero totalitario per tutti i moderni sognatori dell’‘ordine perfetto’. Hannah Arendt cita Stalin, per il quale non l’idea né l’oratoria, ma “l’irresistibile forza della logica soggiogava completamente l’uditorio [di Lenin]. […] [Logica che,] al pari di un poderoso tentacolo, vi afferra da tutte le parti come in una morsa e dalla cui stretta siete impotenti a liberarvi; dovete arrendervi o rassegnarvi a una completa disfatta”.

E commenta:

“In conformità alla ‘freddezza glaciale del ragionamento’ e all’‘irresistibile forza della logica’, gli operai russi perdevano sotto il regime staliniano persino quei diritti che avevano strappato all’oppressione zarista e il popolo tedesco subiva uno stato di guerra permanente che non si curava affatto della sua sopravvivenza”.

La tendenza totalitaria ha bisogno dell’ideologia come di una scala, ma la scala non serve più dopo che la tendenza, raggiunta la cima, si trasforma in potere dello stato. L’ideale lontano, che come un astro potente attira a sé la tendenza totalitaria, liberandola dal magma di un’esistenza insicura e confusa, non è l’immagine di una società dominata dall’ideologia, ma di una società che non avrà mai bisogno dell’ideologia, né le lascerà mai spazio: e ciò perché avrà messo fine all’argomentazione, al contrasto delle opinioni e agli scontri di interessi. In una società del genere, la logica rimpiazzerebbe l’argomentazione, e la deduzione sarebbe sufficiente là dove la società reale – caotica, sfrontata e intransigente – richiederebbe complessi e scrupolosi processi di induzione, sperimentazione, verifica e controllo. Una tale società, libera dall’ideologia, non è un sogno folle né un ideale maturato in una mente malata; la tendenza totalitaria ha condiviso quell’ideale con il moderno, troppo moderno, pellegrinaggio verso la terra della certezza. La tendenza totalitaria è rimasta latente, talvolta manifestandosi pienamente, in ogni progetto modernista.

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