Il Carattere Apologetico dell’ambientalismo Neoclassico


franz

Di Antithesis

L’oggetto della teoria economica neoclassica è lo studio dell’allocazione ottimale e dell’utilizzo delle “scarse risorse” disponibili per la soddisfazione dei bisogni e dei desideri dei soggetti economici. Gli assunti di base della teoria neoclassica sono i seguenti: a) la società consiste di soggetti economici indipendenti (individui ed imprese) che b) prendono decisioni razionali secondo le loro preferenze, mirando alla massimizzazione della loro utilità individuale (utilitarismo); c) i prezzi delle merci sono l’indice della loro scarsità relativamente alle preferenze dei soggetti economici.

Questa descrizione mostra da sé sola quale sia il carattere falso ed ideologico della teoria neoclassica: le relazioni capitalistiche di potere e di dipendenza spariscono, dal momento che viene dato per scontato il fatto che i soggetti economici (individui ed imprese) prendono decisioni indipendentemente l’uno dall’altro; la società appare trasformata in una sommatoria di individui e di imprese, senza che si possano riconoscere soggetti sociali e classi; le relazioni sociali storiche di produzione ed i rapporti vengono trasformati in un ordine naturale, astorico ed eterno, delle cose, e così via. Oltre la critica generale che può essere esercitata sulla teoria neoclassica, la questione dello spreco di risorse e di forze naturali rivela tutte le sue inerenti logiche contraddizioni. Dal momento che questi “beni” sono stati sprecati e sono diventati “scarsi”, secondo la teoria neoclassica, ad essi dovrebbero essere stato attribuiti dei prezzi da parte dei “soggetti economici”. Tuttavia, questo non succede. Per giustificare il completo fallimento della teoria neoclassica, gli economisti borghesi hanno introdotto il concetto ad hoc del “fallimento del mercato”, che in realtà mina le sue stesse fondamenta metodologiche.

Il teorema di Coase è essenzialmente un tentativo di salvare la teoria neoclassica, dal momento che attribuisce un “fallimento del mercato” a quella che è l’assenza di attribuzione di diritti di proprietà espliciti (trasferibilità, esclusività, ecc.) sulle risorse naturali. Se per esempio esaminiamo il caso di un’impresa inquinante e di una comunità locale che soffre quest’inquinamento, secondo il teorema di Coase il diritto di proprietà sulla risorsa inquinata dovrebbe essere attribuito ad una delle due parti coinvolte, in modo che susseguentemente abbia inizio un processo di negoziazione, che porti eventualmente ad un’allocazione ottimale delle risorse (se i costi di transazione sono uguali a zero). Su queste fondamenta ideologiche, si sono basati interventi da parte di Stati nazionali e di organizzazioni sovranazionali volte a “prezzare” le “esternalità ambientali” e a garantire i diritti sull’inquinamento, ad esempio sulle emissioni di gas serra.

Per mostrare quanto ridicolo sia il teorema di Coase, faremo uso di un esempio tratto dai libri di testo di economia, l’esempio della fabbrica chimica che inquina un lago nel quale pescano i pescatori di un villaggio che si trova sulle sue rive. Diciamo, ad esempio, che l’impianto chimico abbia un profitto di 130 euro al giorno, se non viene installato un filtro rifiuti. In caso contrario, il profitto scende a 100 euro al giorno. Ora, diciamo che i pescatori realizzano un profitto di 100 euro al giorno se il lago è pulito, e invece 50 euro al giorno in caso contrario. Se il diritto di proprietà (sull’inquinamento del lago) viene concesso alla fabbrica, secondo il teorema di Coase i pescatori pagherebbero alla fabbrica 40 euro al giorno per filtrare i rifiuti. In questo modo, potrebbero realizzare in tutto 60 euro di profitti al giorno e la fabbrica farebbe 140 euro di profitti al giorno. Quindi, entrambe le parti guadagnerebbero 10 euro al giorno, ed il “net social welfare” sarebbe di 200 euro.

Ma se i diritti di proprietà venissero garantiti ai pescatori, allora la fabbrica dovrebbe compensare la loro perdita con 50 euro al giorno. Quindi, secondo il teorema, la fabbrica preferirebbe filtrare i rifiuti e perdendo così 30 euro anziché 50 euro al giorno. Pertanto, sia la fabbrica che i pescatori realizzerebbero 100 euro di profitto al giorno, e così il “net social welfare” sarebbe di 200 euro.

L’arbitrarietà più grave insita nella discussione neoclassica circa l’inquinamento del lago, risiede nella valutazione economica dell’inquinamento, che viene espressa in termini di perdita di reddito dei pescatori e, cosa ancora più importante, nell’equazione fra benessere sociale e profitto capitalista. L’equazione del benessere sociale con il profitto, maschera e giustifica lo sfruttamento capitalista ed è espressione non solo di indifferenza nei confronti dei bisogni sociali, ma anche della svalutazione capitalista del lavoro. La ricostruzione naturale di un bene come un lago, può richiedere decenni o secoli (o anche impossibile se, ad esempio, si verifica la morte di tutti gli organismi viventi nel lago). Pertanto, la valutazione in termini monetari di una simile catastrofe, è prova di estremo straniamento della società rispetto alla natura, e non può essere in alcun modo misurata dalla perdita a breve termine sul reddito dei pescatori. È così a maggior ragione, se esaminiamo una risorsa naturale sua scala geografica più ampia: gli oceani, l’aria atmosferica o la biodiversità. L’equilibrio economico ottimale rispetto al neoclassico “social welfare”, che viene valutato in termini monetari, potrebbe benissimo coincidere con il peggiore e più estremo scenario di inquinamento, qualora i numeri dell’esempio precedente fossero stati scelti in maniera differente (ed ugualmente arbitraria).

Oltre tutto, questo modello neoclassico esclude qualsiasi rapporto dell’umanità con la natura che non sia riferito all’accumulazione capitalistica e alla produzione di profitto, dal momento che è del tutto neutrale per quel che riguarda le conseguenze che la distruzione delle risorse naturali potrebbe avere per tutti coloro che ne godono e che le usano al di fuori di questo contesto economico. Infine, anche accettassimo, per amore della discussione, la valutazione economica dell’inquinamento, la discussione neoclassica considera entrambe le parti come se fossero uguali in termini di potere economico. Non c’è niente che sia più lontano dalla verità: Sarebbe impossibile, per esempio, per le persone che lottano contro l’estrazione dell’oro a Skouries (nella penisola di Halkidiki, in Grecia) riuscire a mettere insieme una somma di denaro per poter pagare Eldorado e convincerlo così a non espandere le sue attività minerarie (ed è ridicolo solo pensare ad uno scenario del genere).

Fonte: sinistrainrete

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