L’arca di Mr Dax


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Gestire la crisi in nome del popolo

Di Jan Luschach. Originale pubblicato su obeco-online con il titolo Gestão da crise para o povo. Traduzione di Enrico Sanna.

Visto che la crisi fondamentale non si riflette più solo in periferia ma anche direttamente nei centri occidentali, dove la classe media attende il prossimo collasso col fiato sospeso, anche le convulsioni sociali si fanno sempre più pressanti nella loro elaborazione ideologica. Chi ancora non è pronto a tradurre la furia ideologica in violenza fisica si accontenta, per ora, degli scritti, che spuntano come funghi, di opinionisti e media indipendenti. Tra questi troviamo l’esperto di finanza Dirk Müller, più noto come Mr Dax. Autore di un best-seller pubblicato da Spiegel, intervistato spesso e volentieri, Müller è una figura così precisa, così esagerata della tarda ideologia postmoderna che sembra quasi una caricatura di se stesso. Il fine di questo articolo è di fornire un suo ritratto.

Decenni di esperienza nella borsa di Francoforte hanno permesso a Dirk Müller di capire tutto, vedere oltre il naso, dare ai suoi lettori e fan un’idea generale di quello che accade dietro le quinte dei mercati finanziari. Da insider, sa cosa sta succedendo. Contro le menzogne della cosiddetta élite di potere, “secondo la quale l’economia e la democrazia seguirebbero il loro corso democratico per niente influenzate dagli interessi di personaggi e organizzazioni influenti”, Müller ha espresso il desiderio di aprire gli occhi dei suoi lettori. L’ultimo esempio è il libro Il terremoto del potere. Il mondo davanti alla crisi economica più grande di sempre. Antecedenti, rischi e opportunità (1), con cui Müller fa una di quelle cose solitamente chiamate “analisi spietate”. In questo suo quarto libro, Mr Dax dimostra di avere un’opinione su tutto: dal potere segreto dei plutocrati nei centri globali della crisi al futuro delle auto elettriche, ai pericoli della digitalizzazione e del reddito di base incondizionato, fino alla possibilità di proteggersi dalla prossima crisi e di trarne beneficio. Con uno stile da conoscitore scafato, Mr Dax vende se stesso come analista ideologicamente e moralmente impeccabile, intento a “spiegare in maniera neutra” cosa sono realmente il capitale e la crisi (nella sua lingua, plutocrazia e calcolo).

Cui bono?

Nel 2008 anche l’ultimo cretino di borsa capì che la presunta prosperità del mercato mondiale poggiava sulla base precaria dell’economia del debito e sul rigonfiamento delle bolle con la mediazione del credito, bolle di cui tutti ora si attendono lo scoppio. Ma visto che il popolo in generale, e Mr Dax in particolare, non ha alcuna idea di quali siano i principi della forma sociale, l’analisi delle cause oscilla tra la disperazione muta e l’individuazione proiettiva dei colpevoli. Quest’ultimo è il caso di Mr Dax, che, con grande soddisfazione del cittadino normalizzato e disgusto della critica, non riesce a stare zitto. Da apostolo della crisi tra i più casinisti, offre le sue opinioni sulle “origini” della socializzazione a chiunque voglia conoscerle, così come a tutti gli altri a cui, non richiesto, rompe le scatole con la sua pseudoesperienza. Se si cercano informazioni sullo stato dei mercati finanziari sui media borghesi, evitare Dirk Müller è impossibile. Müller è celebrato anche negli ambienti della nuova destra, intreccio stretto tra il cosiddetto “centro della società” e il campo neofascista. Di recente, l’antisemita Ken Jebsen gli ha dato l’opportunità di dimostrare la sua affinità con la destra in un’intervista durata più di otto ore (2). Mr Dax, attivo ancora oggi come agente di borsa (si sente obbligato a sottolineare di non aver mai ingannato nessuno), è la cinghia di trasmissione ideale per tutti quelli che abbandonano il neoliberalismo in direzione della nuova destra. Da liberale che vuole esprimere la sua opinione antiliberale, esprime l’attuale spirito dei tempi come nessun altro. La promessa neoliberale di felicità, di prosperità economica attraverso globalizzazione e deregulation, si è infranta almeno dai tempi della crisi del 2008. Il fatto che la miseria abbia già avuto un effetto devastante nel Terzo Mondo e tra le classi inferiori dell’occidente non tocca la coscienza della classe media, per la quale tutto va bene finché il tetto non le cade sulla sua testa. Dopo il 2008 ovviamente i paradigmi neoliberali perdono credibilità, sono oggettivamente superati dalla crisi, che rafforza l’esodo verso la nuova destra, la quale diventa la meta dei neoliberali esausti (3).

La nuova coscienza della crisi, che non è affatto coscienza, esige ora spiegazioni e soluzioni chiare, il che non significa altro che un appiattimento in un immediatismo feticista a cui aggrapparsi tra le convulsioni della crisi. Il fatto che Mr Dax semplicemente soddisfi questa necessità ideologica spiega la sua popolarità. Il desiderio di concretezza di Müller è articolato in maniera meno originale. La forma feticcio, compresi i suoi capovolgimenti reali e le sue astrazioni, viene ridotta, in accordo con gli evergreen della falsa coscienza, alla semplice azione di alcuni attori. “Per secoli i ricchi e potenti hanno usato la loro ricchezza e il loro potere per mantenere ricchezza e potere (4).” Le “masse”, d’altro canto, innocenti come sempre, secondo lui sono semplicemente sfruttate e manipolate. Non è una società antagonista, bensì una società di antagonisti a dare forma al concetto che sta alla base delle osservazioni di Müller, concetto che attraversa tutto il libro praticamente come un filo conduttore.

Seguendo la tradizionale teoria della manipolazione, propria della destra, Müller parla di “falsa democrazia” (5) affidata al popolo affinché non si rivolti, ma dietro la quale in realtà si nascondono i plutocrati ai cui interessi è assecondata tutta la società. In contrasto con l’aristocrazia classica, il cui concetto di dominio ancora era visibile a tutti e i cui attori erano noti, con il potere plutocratico la situazione cambia. “Con il potere plutocratico, i dominatori sono perlopiù sconosciuti. Senza nome, senza indirizzo (6).” Müller definisce i politici e i vertici aziendali semplici “marionette”, dietro le quali si nascondono i veri potenti, persone facilmente sacrificabili e sostituibili con nuove marionette quando la situazione diventa esplosiva (7).

Quanto a trasparenza, Müller non può ovviamente evitare di citare almeno alcuni dei “poteri invisibili”. Pur attribuendo una significativa influenza su tutti i politici alle grandi imprese di ogni tipo, dall’industria farmaceutica a quella dell’auto, sostiene che influire sullo “sviluppo politico di stati e società in tutto il mondo” è possibile solo a George Soros, che con i suoi soldi può fare quel che vuole per allargare il potere plutocratico occidentale. Quando la Open Society Foundation di Soros prende come tema “Pratiche democratiche e diritti umani”, questo non è altro che uno sporco trucco per assoggettare le popolazioni del mondo al suo dominio dietro lo scudo propagandistico della falsa democrazia. Müller maneggia abilmente i codici antisemiti che gli permettono di parlare di Soros riferendosi invece agli ebrei. Non gli occorre citare le sue origini ebraiche perché tutti sanno che il nome Soros in codice significa “giudaismo mondiale”, il cui odio già viene istigato dallo stato in Ungheria. Per questo non sorprende se qualche paragrafo più giù il presidente francese Macron viene etichettato marionetta dei Rothschild. Il fatto che abbia lavorato per la banca d’affari Rothschild & Co. quattro anni prima del suo ingresso in politica basta perché Mr Dax, col suo sguardo ossessivo che vede quello che vuole vedere, faccia di Macron un politico creato dal nulla dai Rothschild per influenzare la politica europea a loro favore. Müller, che probabilmente rigetterebbe una tale qualifica, si unisce così alla falange degli antisemiti. Mr Dax non vuol essere un ideologo ma solo “un osservatore neutro”, ed è per questo che si chiede: “cui bono? A chi giova tutto ciò?” (8)

Il fronte trasversale della presenza vigile

Una volta individuato il nemico, Müller può cominciare a delineare il soggetto della sua rivolta conformista. Come tutti i critici dell’establishment, che hanno un alto concetto di se stessi, cita la metafora della pasticca rossa e di quella blu, tipica del nuovo diritto: “Con questo arriviamo a Matrix, per chi conosce questo film di fantascienza. Prendere la pillola blu o rossa significa decidere se vivere una vita piena di problemi e preoccupazioni, ma autodeterminata, o una vita controllata da altri, ma senza preoccupazioni. Cosa ne pensate? Quale pasticca prendereste?” (9) Il protagonista all’inizio del film è chiamato a decidere quale delle due pasticche prendere. Con quella blu continua a vivere in un mondo artificiale, illusorio, mentre quella rossa pone fine all’illusione e alla finzione liberandolo dalla manipolazione mentale.

Il fascino della pellicola, che la rende così attraente per gli esponenti della nuova destra, consiste nella riduzione feticista delle forme di coscienza ad una semplice manipolazione ad opera di “plutocrati”. Si suggerisce chiarezza laddove prevale l’ambiguità: il dominio sociale non affronta l’individuo dall’esterno, ma configura la sua esistenza e coscienza fino nell’intimità più estrema; è semplicemente impossibile sfuggire prendendo una decisione. La critica della forma è possibile solo come critica del soggetto che cerca di rendere valida la non-identità tra la forma del soggetto e l’individuo fisico, la quale identità, coscientemente o meno, si afferma come tensione psicologica.

Chi invece nega la tendenza del proprio ego al dominio, e crede invece di essere perseguitato da una forza esterna, è un paranoico, come spiegano i libri (di Freud). Il manicheismo della nuova destra, e non solo di questa, che rifiuta con orrore qualunque mediazione e non sopporta l’ambiguità, porta con sé un’idea di capacità decisionale e immediatezza che pone in secondo piano qualunque classificazione politica o di contenuto. Conta solo la decisione: a favore o contro. Questo rigorismo, falso in quanto non mediato, fa da base al tentativo di Müller di creare un fronte trasversale.

Così, schivando qualsiasi determinazione di contenuto, la dissidenza per Mr Dax può essere considerata unicamente come un tentativo deliberato di dividere, portato avanti da chi sta “in alto”, in ambiti artificiali come “sinistra, destra, il nuovo centro eccetera”. (10) “Questa divisione delle persone in gruppi in lotta tra loro fa da modello per tutti i livelli della società. Questi gruppi sono in lotta gli uni contro gli altri in tutti gli ambiti, non si rendono minimamente conto del fatto che il loro avversario non sta al loro fianco, al loro stesso livello, ma sopra, e che domina tutti quanti. Finché noi, in quanto società, continueremo a rimanere divisi sul piano orizzontale tra sinistra, Fdp, verdi, AfD, Spd e Cdu, non ci sarà mai la rivolta dei cittadini contro i plutocrati, e dunque non cambierà nulla.” (11) Müller parla, come di un suo sogno politico, di un movimento di cittadini “assolutamente liberi da questioni politiche di fede di sinistra o destra.” (12) Anche i comunisti (grazie!) e gli estremisti di destra possono unirsi. Müller non dubita che buoni suggerimenti possano venire da ogni angolo. “Che c’è di male in questa unione di cittadini?” (13)

Sulla base di questa idea, Müller nel 2017 incoraggiò una riunione spontanea di cittadini in una fabbrica di birra di Mannheim, poi mandata in onda da livestream. Parlando entusiasticamente di sé, si descrisse persona “di area di sinistra”, ma anche “rappresentante degli hooligan di Mannheim, che dopo essersi dichiarati pubblicamente, apertamente e inequivocabilmente di destra”, scelsero di aderire all’iniziativa e presero parte alla conversazione. Dopo un imbarazzo iniziale, ci si accorse che “esisteva un ampio consenso sulle opinioni fondamentali.” (14) Tenendo conto della voglia della sinistra di trasformare la propria volontà in fronte trasversale, che causa stupore ad ogni grande manifestazione ma che è anche una manifestazione dell’istupidimento teorico di gran parte della sinistra e che si articola in una visione manicheista del mondo simile a quella di Mr Dax e Co., niente di strano che la descrizione fatta da Müller corrisponda al vero.

Il suo sussurrato fronte trasversale riflette anche l’attuale miscuglio reale fatto di sinistra e destra. Una sinistra che raramente è stata disposta a criticare la forma borghese della politica invece di muoversi al suo interno, che ormai da tanto ha perso l’ideale di motore politico del progresso nel segno dell’immanenza, e che oggi vede davanti a sé unicamente l’alternativa politica tra due modi di amministrare la crisi. Contro il pensiero unico della globalizzazione neoliberale, la critica sociale oggi gode nuovamente di una certa popolarità, dopo essere stata trascurata dal pensiero postmoderno a vantaggio della “critica estetica” (15), ovvero della realizzazione di sé, del culto dell’identità eccetera. Anche quelle parti della sinistra che sono pro forma avulse alla politica dei partiti si muovono spesso entro i due poli del neoliberalismo e della critica (sociale) reazionaria contro il neoliberalismo, come è il caso del partito dei verdi e del movimento Aufstehen (alzatevi, movimento legato a Die Linke, ndt).

Ma Müller non chiama a raccolta il popolo che si oppone alla divisione invitandolo a lottare contro i “plutocrati”, impresa che giudica poco realistica. Si serve invece di quella falsa idea postmoderna del cambiamento a livello individuale. Non ci resta che la sommatoria di innumerevoli ninja in grado di cambiare permanentemente l’essenza di una società, che eliminando impercettibilmente(!), poco per volta, la divisione esasperata tra le persone, partendo dalle piccole cose, rendendo la società automaticamente sempre più forte. (16) “Cosa significa tutto ciò in termini concreti? Significa: occupati dei tuoi simili. Rafforza l’associazione (nel senso tradizionale di reazione, JL). Dedica il tuo tempo agli altri, ma soprattutto sii presente.” (17)

Non trattare il prossimo come se fosse l’ultimo capo di bestiame è qualcosa che possono dire solo quelli che del prossimo hanno già questa opinione. Il richiamo eccessivo alla presenza e l’appello violento alla pace (le cosiddette “veglie per la pace”) non nascondono il fatto che si tratta di un tentativo precario di controllare i propri eccessi di aggressività. Lo vediamo nelle tante “veglie” in cui l’oratore, preda di chissà quale furore, richiama alla pace una folla non meno furiosa. L’ostentazione della propria presenza è accompagnata da tratti esorcistici. Più che la negazione, anzi l’esorcismo, del proprio ego, vale la persecuzione di chi non vuole essere integrato nel collettivo aggressivo, o che non può farne parte. Chi si sente obbligato ad assicurare la propria presenza in maniera così ossessiva può essere considerato una bomba a orologeria.

La previsione della catastrofe

La crisi del capitale non può lasciare intatta la sovranità dello stato, che a sua volta dipende dalla valorizzazione del valore per via endovenosa. È soprattutto nelle regioni periferiche del mondo che il collasso dello stato ha assunto caratteristiche devastanti. Signori della guerra, bande terroristiche e altri elementi caotici si stanno sostituendo al monopolio in dissoluzione dell’uso della forza. I movimenti secessionisti occidentali indicano che anche qui la “guerra civile molecolare” (Enzensberger) è sul punto di diffondersi. Ma lo stupido cui bono di Müller non può non interpretare la disintegrazione soggettiva dello stato, delle sue istituzioni e del suo potere violento come un puro atto cosciente degli attori del capitale.

Macron (ovvero Rothschild), la Merkel, le banche tedesche, e ovviamente l’Impero dei Rockefeller, altro sinonimo del “giudaismo globale ideale”, collaborano all’abolizione dello stato nazionale. Le frontiere nazionali sono di ostacolo agli interessi dei magnati del capitale, ragion per cui questi fanno tutto il possibile per abbatterle. L’analista Müller, per il resto straordinariamente perspicace, ignora completamente il fatto che la dissoluzione della sostanza dello stato non è il passaggio della valorizzazione ad un livello amministrativo superiore, ma il collasso della sintesi capitalista. Se il capitale è interessato al Medio Oriente, probabilmente lo è nel senso che vuole strutture statali stabili, ovvero affidabili. Il fatto che Müller interpreti il collasso dello stato come un sottoprodotto di una capitalizzazione estrema è prova della sua incapacità di vedere la crisi dove si manifesta, a prescindere da tutto ciò che dice sulla crisi stessa.

Poiché Mr Dax è una sorta di fatalista (non potrebbe essere altrimenti per uno che considera “simpatia, rispetto e senso della comunità le nostre armi migliori” [18]), considera inevitabile lo smantellamento forzato dello stato plutocratico. Per lui si tratta semplicemente di influire positivamente, ovvero tramite la presenza vigile, sul processo. Il coinvolgimento è tutto. La sua visione della disintegrazione è una cosiddetta “Europa delle regioni”, che con la sua autenticità si oppone ad un’artificiale Europa delle nazioni. “Molte tensioni all’interno degli stati nazionali di tutto il mondo hanno origine dal fatto che intere popolazioni sono state costrette, soprattutto con la violenza, sotto un comune tetto statale arbitrariamente rigido; gruppi che in origine avevano capacità di autogoverno, in questa nuova realtà costrittiva si ritrovarono ad essere dominati e quindi eterodiretti da etnie diverse dalla loro.” (19) Lo stato nazionale, inteso da Müller unicamente come “strumento dei nostri strateghi del potere”, avrebbe terminato la sua funzione nel ventesimo secolo, così che ora la popolazione cerca la propria identità nelle piccole comunità, nei paesi e nei villaggi.

La differenza tra la nuova destra e il fascismo novecentesco è evidente anche nella diversa valutazione dello stato nazionale come struttura artificiale. Il fatto che lo stato nazionale sia obiettivamente antiquato diventa nella testa di Mr Dax la mimesi del processo di decadenza che anticipa lo scoppio della crisi. “Il prossimo passo logico dovrebbe portare a pensare come porre fine agli stati nazionali europei, che sono solo prodotti artificiali di autocrati del passato, per creare al loro posto una Europa delle regioni, di cluster che si evolvono spontaneamente(!).” (20) Secondo Müller e altri neofascisti, il Medio Oriente con le sue “tribù federate” rappresenterebbe un modello di questo sviluppo: anni fa l’area è stata riportata ad una “dimensione tribale laica”, che potrebbe “fare da base di una pace duratura(!) nella regione.” (21) Da notare come il dominio da parte di bande terroristiche e altri clan dello zoo etnico (Robert Kurz) venga scambiato per una base genuinamente naturale, già soffocata dallo stato nazionale e ora riemersa. La scelta in favore di questi cluster naturali fa di Müller un antagonista della critica emancipatrice quando ritiene lo stato superato solo nel nome di una successiva barbarie.

La “personalissima arca” di Dirk

Dato che neanche l’iscrizione al club sportivo locale garantisce l’esenzione dalla prossima crisi, Müller sa come dare ai suoi lettori una solida gestione finanziaria che non solo permetta di superare la crisi, ma dia anche l’opportunità di ottenere grossi guadagni. Il “piano di battaglia” elaborato da Müller contiene suggerimenti cautelativi per imprenditori e non, con consigli come: “Scegli accuratamente i tuoi collaboratori. Chi può essere sacrificato facilmente in caso di crisi?” (22) Chi, leggendo questi assai poco innovatori consigli da iniziato, dovesse chiedersi dove è finita l’attenzione per gli altri, riceverà ulteriori istruzioni da Müller con una delle sue stupide parabole di cui il libro è pieno. “Certamente siete già saliti in aereo più d’una volta, e avete sentito le istruzioni date dal personale di bordo prima del decollo: ‘In caso di depressurizzazione, le maschere d’ossigeno escono automaticamente. Prendete la maschera e tenetela fermamente premuta sulla bocca e il naso. Poi date una mano ai bambini e a chi ne ha bisogno.’ Chi non può aiutare se stesso non può aiutare neanche gli altri.” (23) Attenzione, quindi, significa autoaiuto del soggetto isolato della competizione: solo l’amministratore che non si lascia corrompere dalla pietà può tornare rapidamente ad assumere personale, anche dopo la crisi. Logica incorruttibile di un filantropo.

Con il “piano di battaglia” in tasca si può tornare a convivere felicemente con la crisi. Quando arriva, tutto sta ad investire il denaro correttamente. Con una gestione finanziaria intelligente, si può uscire dalla crisi guadagnando, perché “dove c’è qualcuno che perde, c’è sempre qualcun altro che guadagna.” (24) Chi vaneggia di crisi causate deliberatamente, non può certo credere che nella crisi ci siano solo perdenti. Data la sua fede nel capitale, Müller vede nella crisi un intermezzo catartico negli eterni alti e bassi del processo economico. Non può esistere una caduta che non sia seguita da una risalita: non gioverebbe a nessuno. “Le vere strutture di potere delle nostre élite, spesso chiamate élite di potere, così come le loro reti”, per Müller sono costanti eterne. “Per quanto possa sembrarci deludente, saranno loro, per puro interesse personale e una volta raggiunti i loro obiettivi, a far sì che si riformino il più rapidamente possibile le strutture funzionali della ricchezza.” (25) Spinto da questa convinzione, “una volta nella crisi e raggiunto il punto più basso delle quotazioni di borsa,” secondo Mr Dax occorre investire in settori chiave indispensabili, realizzando così un bel guadagno. Müller non vuole infastidire i vincitori della crisi, né certo vuole opporsi alla dinamica fatale della crisi stessa, ma vuole semplicemente essere uno di loro.

Il paradosso delle osservazioni di Müller è, da un lato, che dà la colpa dei mali sociali ai “plutocrati” e alla loro mediazione distruttiva per mezzo del denaro, e, dall’altro, il fatto di voler ascendere egli stesso alla plutocrazia servendosi di sagge transazioni finanziarie. Questo paradosso è un prodotto della dialettica dell’incosciente antisemita che spinge a perseguire una felicità immaginaria di prosperità senza lavoro (voglia repressa del soggetto) nell’oggetto della proiezione, per poi acquisire una posizione di potenza immaginaria incoronandosi signore del capitale e della crisi. L’antisemitismo nasce dal perseguimento dei propri desideri individuati nell’ebreo. La critica plutocratica di Müller rappresenta una variante nascosta di tale antisemitismo, che vede il vero oggetto dell’odio solo in luoghi selezionati, come ritorno assassino del represso, come lotta contro i propri interessi individuati nell’altro. Così come l’antisemita invidia agli ebrei quello che lui stesso presuppone nelle sue allucinazioni, anche Mr Dax lotta per il potere che lui attribuisce ai “plutocrati”. Il punto di fuga dell’ideologia di Dirk Müller non è l’abolizione del dominio sociale che genera devastazione e miseria, ma l’assunzione della sua amministrazione che egli immagina personalizzata. Scevro da inibizioni, fantastica su una auspicabile “aristocrazia dei più nobili”, che egli contrappone all’attuale plutocrazia dominante. Richiamandosi al suo principale testimone in materia di plutocrazia, Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, Mr Dax scrive: “Egli vede in un futuro distante una forma di governo da lui definita aristocrazia dei più nobili, un’aristocrazia basata non sul sangue ma sullo spirito e i valori etici. Un futuro in cui i più intelligenti, i più saggi ed eticamente irreprensibili non prendono decisioni a favore di piccole élite ma di tutta la società: un ideale da condividere.” (26) Anche se Müller non fa alcuna rivendicazione definitiva su ciò, si potrebbe supporre che in questa autoincoronazione dell’aristocrazia etica immagini un posto nel consiglio esecutivo. L’identità che Müller fa tra critica delle classi dominanti e apologia del dominio in quanto eredità dei dominatori, e apologia del dominio da parte dei “saggi”, dimostra il carattere invidioso dei suoi fantasmi. Come un aristocratico dello splendore etico, Müller crede di poter governare meglio dei plutocrati del potere costituito, se non altro di stare più vicino alle persone.

Mr Dax ha creato un fondo azionario, da lui definito “personalissima arca”, per gli investimenti di lungo periodo (27). Il fondo contiene solo azioni delle “aziende più solide del mondo” e non è concepito nell’interesse del gestore ma degli investitori, come sottolinea uno spot pubblicitario. “L’etica è molto importante per noi.” (28) Müller non vuole essere considerato un cattivo speculatore che sfrutta gli investitori, ma un rappresentante onesto dei loro interessi, un gestore della crisi per conto del popolo. È per questo che il fondo è destinato ad “imbarcare” solo chi ci crede e lo considera un bene. Con questa immagine biblica, Müller si pone nella tradizione dell’economia e della trasfigurazione della crisi in disastro naturale, un atteggiamento che Marx ridicolizzava come idiosincrasia. Pur non negando le capacità artigianali di questo Noè del ventunesimo secolo, ci sono ragioni per dubitare della capacità della sua arca di reggere, come l’arca originale, ai sussulti del tempo.

Come corriere di frontiera tra i media borghesi e la nuova destra, come figura cangiante genericamente, socialmente accettabile, ma che allo stesso tempo vende ideologia antisemita con il pretesto della presenza allertata, Mr Dax può essere considerato un esempio particolarmente disgustoso della tarda soggettività postmoderna in decadenza e dei suoi alleati. Non resta che sperare che la critica abbia armi più affilate della “simpatia, il rispetto e il senso della comunità”.


Note

(1) Müller, Dirk: Machtbeben. Die Welt vor der größten Wirtschaftskrise aller Zeiten. Hintergründe, Risiken, Chancen, München 2018.

(2) https://kenfm.de/dirk-mueller/.

(3) Sullo stesso argomento: Späth, Daniel: Querfront allerorten! “Oder die” Neueste Rechte, die “neueste Linke” und de las Ende gesellschaftskritischer Transzendenz, in: exit! Krise und Kritik der Warengesellschaft 14, Berlin 2017, p.95-212. Trad. port .: Frente transversal en todas partes! O: La ‘nueva derecha’, la ‘novísima izquierda’ y el fin de la trascendencia en la crítica social, en línea: http://www.obeco-online.org/daniel_spath8.pdf

(4) Müller, p. 23.

(5) Ibid., P. 49.

(6) Ibid., P. 74.

(7) Ibid.

(8) Ibid., P. 220.

(9) Ibid., P. 72.

(10) Ibid., P. 76.

(11) Ibid.

(12) Ibid., P. 77.

(13) Ibid.

(14) Ibid., P. 77F.

(15) Vedi anche: Luc Boltanski y Eve Chiapello: O novo espírito do capitalismo, Martins Fontes, São Paulo, 2009.

(16) Müller, p. 91.

(17) Ibid., P. 89.

(18) Ibid., P. 325.

(19) Ibid., P. 104.

(20) Ibid., P. 107.

(21) Ibid., P. 111.

(22) Ibid., P. 247.

(23) Ibid., P. 249f.

(24) Ibid., P. 248.

(25) Ibid., P. 260.

(26) Ibid., P. 47.

(27) Ibid., P. 265.

(28) https://www.dirk-mueller-fonds.de

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