A Cazzotti!


vitelloni

Barnaba chiuse gli occhi. Non disse nulla. Lasciò cadere le braccia sui fianchi.

“Va bene,” disse.

“Bene,” disse Yoruba.

Barnaba gli mollò un pugno.

Yoruba sputò un polmone e qualcosa che gli sembrò una tonsilla.

“Ma chi ti credi di essere?” urlò Barnaba, e poi aggiunse: “Questa non è casa tua!”

Yoruba gli diede un cazzotto e si pentì.

“Prima o poi doveva succedere,” disse un tipo che passava in barca. “Quando era un ragazzino, Yoruba pensava spesso di dare un cazzotto. A quell’età dovrebbe essere normale. A volte ci rifletteva sopra per ore. C’è chi su queste cose ci scrive libri. Pare che sia il complesso di qualcuno, non ricordo chi, uno di quei miti greci che nessuno conosce finché a qualcuno non viene in mente di appiccicarci sopra un complesso. Molti pensano che dare un cazzotto sia un fatto spontaneo, ma si sbagliano. Intanto un cazzotto non si dà, si crea. E poi non contiene assolutamente niente di spontaneo. Direi che è un’arte se non fosse di più. È un punto di equilibrio tra la fisica, la geometria e lo spirito. Va oltre la sintesi di oriente e occidente. È qualcosa che richiede studio. Sapevate che Sant’Agostino ci ha scritto sopra un trattato? Non lo sapevate, vero? Parola mia, è il suo vero testamento. E poi per dare un cazzotto occorre l’atmosfera giusta. A lui, voglio dire al signor Yoruba qui presente, l’occasione di dare un cazzotto sarà capitata tre o quattro volte, ma non si sentiva mai pronto. Ad un certo punto, sarà stata la crescita o la stanchezza, la fissazione gli uscì dalla testa. Ma non scomparve. No. Rimase nascosta. Come un coso caricato a molla. Pronto a partire quando nessuno ci pensa più. E, come avete visto, è partito un attimo fa. Devo ammettere, però, che è stato un cazzotto di rara perfezione. Un gioco di nocca e falange. Credo che se un giorno avrà dei nipoti, Barnaba avrà un’esperienza unica da raccontare. Molto meglio un cazzotto così delle solite, insulse ferite di guerra.”

A quel punto, tutto era terminato. Pestarsi fu solo una formalità. Si pestarono non per passione ma per una sorta di rispetto trasandato della tradizione. E si vedeva. E gli altri volevano fermarli. Ognuno urlava di fermarli. Si formò l’anfiteatro dell’occasione. Guardavano. Grugnivano. Erano lì. Se tutto finì fu solo perché mancava una spiegazione filosofica.

Da Yoruba

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