Bruma Universale


trombettista

Andréj Platonov

I giorni successivi, come tutti quelle dall’inizio del comunismo, furono soleggiatissimi mentre di notte nasceva la luna nuova. Nessuno lo aveva notato o ne aveva tenuto conto, solo Čepurnyj ne fu lieto, come se anche la luna fosse indispensabile per il comunismo. La mattina faceva il bagno, di giorno stava seduto su un tronco d’albero, perduto da qualcuno, e osservava gli uomini e la città come il fiore del futuro, come una bruma universale e la propria liberazione dal potere intellettuale: era un gran peccato che non sapesse esprimersi. I proletari e gli eccetera si aggiravano in cerca di sostentamento pronto, nella natura o nelle ex case dei borghesi; evidentemente lo trovavano se erano tuttora in vita. A volte qualche eccetera si avvicinava a Čepurnyj e gli chiedeva:

“Cosa dobbiamo fare?”

Lui si stupiva tutte le volte.

“Perché lo chiedi a me? Il senso della tua vita deve venire da te stesso. Non è un regno, questo, è il comunismo.”

L’eccetera non si muoveva, rimaneva in piedi a pensare a quello che doveva fare.

“Non mi viene fuori nulla, ho già ponzato.”

“Allora vivi e accumula dentro di te, qualcosa verrà pur fuori.”

“Quello che ho in me non lo perdo. Ti avevo chiesto perché non c’è nulla fuori, dovresti darci qualche ordine.”

Un altro eccetera veniva a far domande sulla stella sovietica: come mai era diventata il segno più importante per un uomo, invece della croce o di qualche altro distintivo? Čepurnyj lo spediva da Prokofij e questi spiegava che la stella rossa indica in cinque continenti del globo, riuniti sotto un’unica direzione e irrorati dal sangue della vita. L’eccetera ascoltava e tornava da Čepurnyj per controllare l’attendibilità dell’informazione ricevuta. Quello, persa in mano la stella, la vedeva immediatamente come un uomo a braccia e gambe spalancate per abbracciare un altro uomo, e non come aridi continenti. L’eccetera non capiva perché ci si dovesse abbracciare. Allora Čepurnyj rispondeva categoricamente che l’uomo non ne aveva colpa, semplicemente aveva il corpo fatto per gli abbracci, altrimenti non avrebbe saputo che farsene delle braccia e delle gambe. “Anche la croce è un uomo” ricordava l’eccetera. “Come mai ha una gamba sola mentre l’uomo ne ha due?” Čepurnyj intuiva anche questo: “Prima gli uomini cercavano di trattenersi l’un l’altro solo con le braccia e non ci sono riusciti, allora hanno aperto anche le gambe.” L’eccetera si accontentava: “Così può andare” diceva e continuava a vivere.

Da: Čevengur, Il villaggio della nuova vita

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