Per Tutti i Beaulieux!


joanmiro

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Yoruba rientrò nella canonica con un telegramma nella mano sinistra e nella destra la voglia di grattarsi la nuca. Sapeva chi era stato a mandare il telegramma. Non sapeva cosa contenesse. Da qui, da questa combinazione tra mittente noto e contenuto ignoto, la tentazione di grattarsi dietro la nuca. Certo, conoscendo lo scrittore poteva immaginare lo scritto. Ma tante volte uno si sbaglia. Chiuse la porta con il gomito e rimase in attesa di qualcosa. Fissò l’aquila sulla piegatura finché non fu in grado di giurare di averla vista parlare.

Era Savio. Lui e Claude avrebbero tardato. Giusto qualche giorno. Grandi fortune in vista.

In vista.

Yoruba scosse la testa e bestemmiò.

Impossibile? E perché? Perché è uno che fa i miracoli? Adesso uno che fa i miracoli non può bestemmiare? Non può godere della stessa libertà di espressione concessa a tutti i calafati di questo mondo? Come se per fare un miracolo ci si dovesse privare di qualcosa in cambio. La repressione della parola in cambio della magia. Ma questo, signori miei, non è un miracolo. È un semplice baratto. Ed è anche una volgare superstizione.

Ma andiamo avanti.

Il giorno prima Beaulieux era arrivato alla canonica con indosso una cospicua giacca rossa. Una di quelle giacche, rosse o di qualche altro colore, che sembrano fare affermazioni perentorie, se non dare ordini. Aveva detto di voler parlare con Savio e Yoruba gli aveva risposto che Savio era partito per un viaggio illuminante assieme a suo cognato. Era per quegli spaventapasseri, aveva detto Beaulieux. Ah, quella roba, aveva risposto Yoruba. Beaulieux ne voleva qualcuno da mettere nei suoi campi. Quei cosi che girano e hanno i campanelli che suonano.

“E adesso lui mi dice che torna più tardi,” disse Yoruba, e si voltò a cercare chi l’aveva detto.

Dieci giorni che Yoruba faceva tutto da solo.

“In piedi alle cinque, dai da mangiare agli animali, fai questo, fai quello, vai alla segheria.”

E Beaulieux che rompeva le scatole.

“Ha detto che torna uno di questi giorni,” disse Yoruba. “Dice che gli servono gli spaventapasseri.”

Il problema non era Beaulieux. Il problema era che aveva quel nome. Il problema erano i Beaulieux. Tutti i Beaulieux. Certo si poteva prendere il Beaulieux in questione e metterlo da parte. Non era difficile. Ma sarebbero subito spuntati gli altri. Tutti i Beaulieux del creato. Uno dietro l’altro e tutti uguali.

Però decise di andarci ugualmente, dai Beaulieux. E subito. E con il telegramma. Uscì di casa a passo veloce. Coi pantaloni che facevano frap frap. E la giacca che sventolava.

All’inizio del vialetto rallentò. Si disse che forse non era il caso. Forse Beaulieux non aveva fretta. Forse si era già dimenticato l’affare. E poi non erano affari suoi.

Preso da Yoruba

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