Con le Gambe nella Corrente


nuvole

enrico sanna

Più tardi quella mattina, Larry e George stavano scendendo in città e Larry stava raccontando una storia di una guerra. Larry non era mai stato in quella guerra, né in altre. Per qualche tempo, quando Larry era molto giovane, questa storia era stata una cosa comune dalle sue parti. Larry disse che forse non era vera, ma questo non era il punto perché era ingegnosa e molte altre cose vaghe, e insomma dentro aveva tutto quello che la gente di guerra metteva nelle storie di guerra. Ad ogni modo, George prese la storia come se fosse autentica.

La collina sotto la foresteria scendeva molto rapidamente. Sotto c’era la città. Poi c’era il fiume e un gregge di pecore bianche, e dove finiva il gregge c’era la pianura. A nord la città sarebbe finita senza lasciare un marchio distintivo sul territorio se non ci fosse stato il cimitero. Questo era limitato in estensione e le sue pietre tombali erano piene di mistero come le pecore oltre il fiume. Oltre il cimitero la città finiva davvero e non c’era più niente di importante.

All’inizio erano a nord. Poi andarono a sud. Poi a nord. La miniera di Cox era da quella parte della collina. Da questa c’era il foro complicato di Brendon. In fondo c’erano altre miniere, ed erano incolori e lattiginose per il caldo. La città divenne un orizzonte cospicuo. Ad un certo punto non andarono più a sud e marciarono dritti in mezzo alla salvia. Allora la collina terminò.

Improvvisamente furono dentro la città.

In centro faceva caldo e la gente rimaneva sotto il porticato in centro. Le insegne dondolavano e cigolavano nella brezza leggera. Dove non c’era il porticato la gente camminava lungo il lato est della strada. Le donne portavano vasti cappelli bianchi. Sorridevano spesso e parlavano rapidamente tra loro. Sembravano soddisfatte dei loro cappelli bianchi. Qualcuno aveva sparso la notizia che erano di moda in qualche città in qualche punto distante del mondo. A quell’ora c’era fresco sotto il porticato.

C’erano pochi cavalli che passavano sulla strada.

Due uomini seduti marcavano l’ingresso di un saloon.

“Non so dov’è andato a finire,” stava dicendo Edward. Passò una mano dietro la testa.

George rifletté per un attimo. Finalmente disse: “Non è importante, Ed.”

Edward continuò a passare la mano dietro la testa.

“Sai che non c’avevo fatto caso?” disse. “Ora se non me lo dicevi tu non mi accorgevo che non c’era più. È una di quelle cose che non ci pensi, normalmente.”

“Non è importante,” disse George.

“Sarà una settimana che l’ho visto l’ultima volta.”

“Prima o poi si fa rivedere,” disse Larry.

Edward era uscito di corsa dal saloon quando aveva visto passare George e Larry. A quell’ora era normale vedere i baristi che uscivano dai loro saloon. Edward aveva un grembiule blu che usava per passarci sopra le mani.

Improvvisamente, si voltò verso la porta del saloon.

“Fatti una corsa dentro e porta su la birra, quella verde,” ululò dentro l’oscurità.

“Non scomodarti,” disse George.

Edward era attonito.

“Non mi costa nulla,” disse.

“Come ricevuto, Ed,” disse Larry. “Magari poi passiamo più tardi.”

“Dove state andando?” chiese Edward.

“Giù al fiume,” disse George.

“Ernie è andato al fiume,” spiegò Larry. “Io e George non avevamo niente da fare. Oggi è domenica. Su c’è caldo. Di là c’è il fiume.”

Edward scalciò la porta del saloon.

“Lascia quella birra verde a dopo,” urlò, ferocemente, gli occhi di là dalla porta. Poi passò le mani sul grembiule blu.

George e Larry ripresero il cammino in direzione del fiume. Quando arrivarono alla fine del portico Edward era ancora lì, con il grembiule blu, come all’inizio.

Camminarono finché la città non finì e poi finché non finì il cimitero. In fondo sulla destra c’erano salici e sotto i salici passava il fiume e l’ombra dei salici arrivava fino al fondo del fiume e potevi vedere i ciottoli grigi deformati dalla corrente. La riva era compatta. Sopra c’erano foglie dei salici. Lungo la riva non c’erano ciottoli.

Ernie comparve e poi andò sotto l’acqua.

Ernie nuotò un po’ contro la corrente e poi si aggrappò ad un masso. Era meno freddo dell’acqua ed era piacevole toccarlo e Ernie sentiva le gambe leggere e molto lunghe nella corrente. Ernie pensò che in quella posizione avrebbe potuto contare fino a centoventi.

Quando era fuori dall’acqua, Ernie poteva contare fino a duecento. Ma non quando era sotto. Non era mai riuscito a contare più di centoventi, sotto. Più andava sotto e meno contava. Era qualcosa di naturale, ma non poteva andare molto quando era sotto e centoventi era tutto quello che poteva contare. Il problema era che quando era sotto gli veniva di contare più lentamente e non gli era mai riuscito di contare in un altro modo.

Ernie tornò su. Le nuvole del cielo erano in basso e i salici erano più in basso delle nuvole. Poteva sentire la macchina a vapore che pompava appena sopra le orecchie. Pompava prima in un punto tra le orecchie e gli occhi e poi sotto la pelle in tutto il corpo. Succedeva sempre così ed era conveniente che fosse così. Altrimenti non sarebbe mai andato sotto e per lui non avrebbe avuto senso contare. Per un po’ divenne strano.

Da: La Gran Avenida

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