Auguri Vivissimi!


rifiuti

Slavoj Žižek

Forse è arrivato il momento di fare un passo indietro, non guardare esclusivamente all’epidemia di coronavirus per chiederci che cosa la pandemia, con i suoi effetti devastanti, rivela riguardo la nostra realtà sociale.

La prima cosa che attira l’attenzione è che, al contrario di quel che vuol far credere l’espressione facile “siamo tutti nella stessa barca”, le divisioni di classe sono rampanti. Se guardiamo il punto più basso (della nostra gerarchia sociale), troviamo persone così povere che il virus non è il loro problema principale (rifugiati, persone invischiate in zone di guerra). Se queste persone sono ancora in larga misura ignorate dai nostri media, siamo invece bombardati di sentimentali celebrazioni di infermieri che lottano in prima linea contro il virus. Le forze armate inglesi sono arrivate anche a fare una parata in omaggio a questi professionisti della salute. Ma gli infermieri sono solo la parte più visibile di tutto un insieme di lavoratori dell’assistenza sfruttati, anche se non nel senso della vecchia classe lavoratrice dell’immaginario marxista classico. Come dice David Harvey, si tratta di una “nuova classe lavoratrice”:

“La forza lavoro che dovrebbe assistere i malati in aumento, che dovrebbe fornire quei servizi minimi che permettono di tirare avanti, è, di norma, fortemente divisa secondo il genere, la razza e l’etnia. È questa la ‘nuova classe lavoratrice’ che sta in prima linea nel capitalismo attuale. Queste persone portano due carichi: sono i più esposti al rischio di contrarre il virus mentre lavorano, e allo stesso tempo sono quelli che più rischiano il licenziamento senza compensazione a causa delle misure di contenimento imposte dal virus. L’attuale classe lavoratrice degli Stati Uniti, composta principalmente da afroamericani, messicani e donne, si trova davanti ad un dilemma terribile: rischiare la contaminazione mentre assistono le persone o mantengono aperte forniture chiave (come gli alimentari), oppure restare disoccupati e senza benefici (come la sanità).”[1]

È per questo che in Francia sono scoppiate rivolte nelle periferie povere situate a nord di Parigi, dove vive chi serve i ricchi. Nelle ultime settimane, anche Singapore ha visto un aumento vertiginoso delle infezioni da coronavirus nei dormitori dei lavoratori stranieri:

“Singapore ospita quasi 1,4 milioni di lavoratori immigrati provenienti perlopiù dal sud e dal sudest asiatico. Sono custodi, domestici, muratori e manovali, e sono indispensabili al funzionamento della città; allo stesso tempo, però, sono tra le persone più malpagate e più vulnerabili della metropoli.”[2]

Questa classe lavoratrice c’era anche prima, è stata l’epidemia a renderla più visibile. Prendiamo il caso della Bolivia. Anche se gran parte della popolazione è indigena o meticcia, prima dell’arrivo di Evo Morales questa fetta enorme della società era di fatto esclusa dalla vita politica, ridotta ad una maggioranza silenziosa che lavora nell’ombra. Con l’elezione di Morales è accaduto che si è svegliata questa maggioranza silenziosa non inserita nella rete di relazioni capitaliste. Persone che ancora non erano proletarie nel senso moderno, erano immerse nelle loro identità sociali tribali premoderne. Così Álvaro García Linera, vicepresidente di Morale, descriveva il destino di questo popolo:

“In Bolivia i generi alimentari erano prodotti da contadini indigeni, le case e gli edifici erano costruiti da lavoratori indigeni, le strade venivano pulite dagli indigeni, le élite e le classi medie affidavano a loro la cura dei loro figli. Ma la sinistra tradizionale non vedeva tutto ciò, si occupava solo dei lavoratori delle grandi industrie, ignorando la loro identità etnica.”[3]

Per indicare questa classe, Bruno Latour e Nikolaj Schultz hanno coniato il termine “classe geosociale”[4]. Molte di queste persone non sono sfruttate nel senso marxista classico di chi lavora per chi possiede i mezzi di produzione; lo sfruttamento è dato dal modo in cui si relazionano con le condizioni materiali della loro vita: accesso all’acqua e all’aria pura, salute, sicurezza… Pur non lavorando per imprese straniere, la popolazione locale è sfruttata quando il suo territorio viene utilizzato per l’agricoltura da esportazione o per attività minerarie intensive: sono sfruttati semplicemente perché non hanno la possibilità di utilizzare quel territorio che garantiva il loro modo di vita. Prendiamo il caso dei pirati somali; hanno fatto ricorso alla pirateria perché il patrimonio ittico delle loro coste era stato esaurito dalla pesca industriale praticata dalle compagnie straniere. Parte del loro territorio era stato appropriato dai paesi sviluppati e utilizzato per mantenere il nostro modo di vita. In questi casi, Latour suggerisce di sostituire l’espressione appropriazione di “plusvalore” con appropriazione di “plusesistenza”, laddove per “esistenza” si intende le condizioni materiali che rendono possibile la vita.

Scopriamo ora, con l’epidemia, che anche se le fabbriche sono paralizzate la classe geosociale di chi presta assistenza deve continuare a lavorare, e mi sembra appropriato dedicare questo primo maggio a loro e non alla tradizionale classe lavoratrice industriale. Sono loro i veri supersfruttati: sfruttati quando lavorano, visto che il loro lavoro è perlopiù invisibile, e sfruttati anche quando non lavorano; sfruttati non solo per quello che fanno ma anche perché semplicemente esistono.

L’eterno sogno dei ricchi è di vivere in un territorio completamente separato dai luoghi inquinati in cui vivono e circolano le persone comuni. Basta ricordare blockbuster post-apocalittici come Elysium (2013, diretto da Neil Blomkamp), ambientato nel 2154 in una società in cui i ricchi vivono in un’enorme stazione spaziale mentre il resto della popolazione vive su un pianeta terra simile ad un’enorme favela latino-americana. In attesa di una nuova catastrofe, i ricchi acquistano rifugi in Nuova Zelanda o rinnovano i bunker antiatomici della Guerra Fredda nelle Montagne Rocciose. Ma il problema delle epidemie virali è che non ci si può isolare completamente. È come un cordone ombelicale che non può essere reciso del tutto. Un legame minimo con la realtà inquinata è inevitabile.

Fonte: Blog da Boitempo, primo maggio 2020. Traduzione portoghese di Artur Renzo. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

2 pensieri su “Auguri Vivissimi!

  1. Pingback: Auguri Vivissimi! — Pulgarías | l'eta' della innocenza

  2. E a Copa do Mundo no Brasil, hein? Em vez de se construir hospitais, construiu-se prédios inúteis.
    “Muito engana-me, que eu compro”
    E o PT®? Qual o poder constante de sua propaganda ininterrupta?
    Eis:
    Vive o PT© de clichês publicitários bem elaborados por marqueteiros. Estilo do brilhante e talentoso João o Milionário Santana. Nada espontâneo.
    Mas apenas um frio slogan (tal qual “Danoninho© Vale por Um Bifinho”/Ou: “Skol®: a Cerveja que desce Redondo”/Ainda: “Fiat® Touro: Brutalmente Lindo”). Não tem nada a ver com um projeto de Nação.
    Eis aqui a superficialidade do PETISMO:
    0.“Coração Valente©”
    1.“Pátria Educadora™” [Buá; Buá; Buá].
    2.“Pronatec©”
    3.“A Copa das Copas®”
    4.“Fica Querida©”
    5.“Impeachment Sem Crime é Golpe©” [lol lol lol]
    6.“Foi Golpe®”
    7.“Fora Temer©”
    8.“Ocupa Tudo®”
    9.“Lula Livre®”
    10.“®eleição sem Lula é fraude” [kuá!, kuá!, kuá!].
    11.“O Brasil Feliz de Novo®”
    12.“Lula é Haddad Haddad é Lula®” [kkkk]
    13.“Ele não®”.
    14.“Minha Casa, Minha Vida©”
    15.“Saúde não tem preço®”
    16.“Haddad agora é verde-amarelo®” [rsrsrs].
    17.“Rede cegonha©”
    18.“LUZ PARA TODOS™” (KKKKK).
    19. (…e agora…): “Ninguém Solta a Mão de Ninguém©”
    20.“Água para todos©” (é mesmo?)
    21.“Mais Médicos®”
    22.PT = “Controle social da mídia” [™] (hi! hi! hi!): desejo do petismo.
    23.“Brasil Carinhoso©” [que momento açucarado].
    24.“Bolsa Família®”
    25.“SKOL®: a Cerveja que desce RedondO”.
    PT© é vigarista e aderente ao charlatanismo.
    Vive de ótimos e CALCULADOS mitos publicitários.
    É o tal de: “me engana que eu compro”.
    Produtos disfarçados, embalagens mascaradas e rótulos mentirosos. PT!
    Nós todos apreciamos consumir alguma coisa, com certa constância. Então isso seria bom… Mas não nesse caso. PT é um lixaço.

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