Altro Giro, Altra Corsa


Supergiovane

Di Maurilio Lima Botelho. Titolo originale: No estômago do monstro: a segunda rodada da CoronaCrise. Fonte: Arlindenor, 12 giugno 2020. Traduzione di Enrico Sanna.

Nella pancia del mostro: il secondo round di CoronaCrisi

La corsa ai mercati finanziari delle scorse settimane ha generato un nuovo ottimismo sulla ripresa economica: gli indici di borsa di quasi tutto il mondo sono risaliti vertiginosamente, con una velocità seconda solo all’ascesa del covid-19 in Brasile. L’euforia ha fatto nascere una serie di analisi che suggeriscono un recupero più rapido del previsto. Dunque, il coronavirus come minaccia puramente esterna ai meccanismi economici, il cui impatto violento sarà seguito da una rapida ripresa quando gli agenti economici torneranno al lavoro. L’immagine di una recessione profonda e duratura è diventata una freccia che punta verso l’alto: si diffonde l’idea di una ripresa a V.

Fino alla fine della settimana scorsa, questo breve ciclo economico connesso alla pandemia sembrava confermato: una relazione del segretario al lavoro degli Usa (Bureau of labor statistics) parla di nuovi 2,5 milioni di posti a maggio. Il numero probabilmente è il risultato di un errore di misurazione, come nota il New York Times, ma visto che gli agenti finanziari si attendevano una crescita della disoccupazione di otto milioni di unità, la sorpresa ha creato ancora più euforia, alimentando un rialzo significativo delle azioni e del petrolio.

Ancora lunedì otto il mercato era in estasi. Ciò che per il senso comune appare fuori luogo rispetto alla realtà della tragedia sanitaria, l’alta disoccupazione e i conti sempre più stretti degli stati, per gli analisti rientrava nella capacità del mercato di “prevedere” l’evoluzione economica, adeguare l’attuale comportamento finanziario alle possibilità aperte dalla ripresa economica in gran parte del mondo. Questa aspettativa era evidente nelle cifre dell’accelerazione finanziaria. Questa settimana, l’indice dei tecnologici americani ha battuto un record storico: il Nasdaq ha raggiunto i 10 mila punti per la prima volta. L’indice Dow Jones è andato molto vicino al livello record di febbraio. Ma il dato più impressionante nel contesto dell’ottimismo è stato quello dell’indice S&P 500, che riguarda le principali grandi aziende di Wall Street: in meno di tre mesi, è risalito di oltre il 40% rispetto ai minimi di fine marzo. La velocità dell’apparente ripresa è paragonabile solo alla corsa avvenuta alla fine degli anni novanta, quando si gonfiò la più grande bolla azionaria di tutti i tempi, quella della “new economy” o “punto-com”, in seguito all’ingresso massiccio in borsa di nuovi titoli tecnologici. Anche il mercato finanziario brasiliano, all’apice della pandemia, ha visto un rendimento storico: aggiustato al dollaro, l’Ibovespa ha avuto il maggior rialzo in trenta giorni tra tutte le principali borse mondiali.

Chi è stato travolto dall’ondata di ottimismo finanziario negli ultimi due giorni ha visto il vento mutare radicalmente: le borse mondiali sono crollate generando un terremoto pari all’isteria di febbraio e marzo. Alcune borse europee hanno accumulato un calo del 10% in due giorni; il prezzo del petrolio è calato quasi del 10% in un giorno e gli indici statunitensi hanno subito una brusca “correzione”. Secondo i notiziari economici, la ragione è che potrebbe esserci una seconda crisi causata da un ritorno del virus:

Oggi vediamo nuovamente in azione la psicologia del mercato, con i trader che apprendono della recente ripresa dei ricoveri per coronavirus e leggono i pronostici oscuri della banca centrale statunitense,” ha detto Dan Deming, direttore di KKM Financial. “L’impressione è che il mercato giochi d’anticipo, il che è ragionevole dato che siamo saliti moltissimo in un tempo brevissimo. In realtà i problemi dureranno più di quanto probabilmente il mercato immaginasse.” (Stocks suffer their worst day since March, withthe Dow plunging more than 1,800 points, CNBC, 10/06/2020).

Un’interpretazione standard che non dice tutta la verità. È troppo ristretta allo “psicologismo economico”, tanto da credere che la fiducia dei mercati sia scossa da una semplice preoccupazione per la persistenza del virus. Chiaro che il rischio di un’ulteriore chiusura delle attività commerciali e produttive, con l’esplosione di nuovi casi nei paesi che stanno riaprendo, incide sulle valutazioni degli agenti economici. Ma per quanto i mercati finanziari siano guidati per natura dalla logica speculativa, ovvero dall’anticipazione del futuro, qui c’è qualcosa di ben più profondo di una semplice anticipazione pessimistica.

Se i mercati cercano sempre di anticipare il futuro e la Fed ha annunciato – più per sollevare gli animi che sulla base di prove – che nel 2021 l’economia statunitense crescerà di oltre il 5%, allora il problema va molto oltre una semplice proiezione pessimistica. Il nucleo di questa flessione dei mercati sta nella scarsità dell’alimento base della capitalizzazione finanziaria: il capitale fittizio.

La crescita della borsa di New York dimostra chiaramente che la corsa delle ultime settimane non era una bolla. L’indice Shiller PE per lo S&P 500, che indica la pressione dei mercati finanziari, fa una comparazione tra il prezzo delle azioni e il rendimento al portatore. Più è alto il rapporto e più è forte il potere della leva azionaria, e quindi più sono alte le quotazioni rispetto alla “economia reale”. L’otto giugno, l’indice indicava un rapporto pari a 31: occorrono 31 anni di dividendi per ripagare il prezzo del titolo. La media storica dell’indice è 15. Il punto più elevato fu raggiunto a dicembre 1999, quando arrivò a 44 a causa della più grande bolla azionaria di sempre. Il che significa che, tenendo conto di questo indicatore, fino all’inizio di questa settimana c’era la seconda maggior bolla azionaria della storia, con una massa proporzionalmente superiore a quella del 2007 e perfino del 1929.

Il fatto più impressionante è che tutto ciò accadeva nel pieno di una pandemia di dimensioni storiche, con una contrazione dei guadagni d’impresa e molte aziende che rinviano il pagamento dei dividendi. La distanza tra l’economia finanziaria e la realtà è la conferma più evidente di una fuga nell’irrealtà come mai era avvenuto prima. Allora cosa spiega la corsa al rialzo delle borse? L’alimento monetario somministrato ai mercati.

L’euforia non veniva da un’anticipazione del futuro, come spiega generalmente la tesi della “psicologia economica”, ma dalle risorse elargite dalle banche centrali di tutto il mondo. Dall’inizio della pandemia, gli Usa hanno iniettato nel sistema finanziario qualcosa come tremila miliardi di dollari, la banca centrale europea oltre mille miliardi di euro, una montagna di risorse a cui si aggiungono le gigantesche iniezioni di denaro in Giappone, in Cina e anche in paesi fragili come il Bangladesh. In totale, l’espansione monetaria supera i seimila miliardi di euro.

Tutto questo denaro va ad acquistare prodotti finanziari di ogni genere, dalle ipoteche a rischio di insolvenza ai mutui per lo studio o per le automobili, fino ai titoli azionari; le banche centrali non fanno altro che incorporare nei propri bilanci il “pattume tossico” del sistema finanziario per garantire che le imprese non si sfascino.

Solo che il capitale fittizio – questa forma strana e assurda della dinamica circolatoria del mercato – segue in linea generale i principi elementari di ogni forma di capitale. In quanto logica autonomizzata, il capitale fittizio esiste soltanto per moltiplicarsi; come tutto il capitale, il suo obiettivo è trasformare il denaro in più denaro, anche senza passare dai circuiti produttivi della “economia reale”. L’impressionante volume monetario iniettato dalle banche centrali, che in pochi mesi ha già superato quello accumulato in anni in seguito alla crisi dei subprime, serve proprio a mantenere il funzionamento di questa logica della moltiplicazione del denaro: la bolla azionaria, apparentemente causata dal coronavirus a febbraio, è stata gonfiata nuovamente dalle iniziative congiunte delle banche centrali.

Mesi di ingrasso non hanno fatto altro che aumentare la distanza tra l’universo della finanza e la tragedia della quotidianità capitalista. La valanga di cattive notizie si è infine riversata sulle borse: solo questa settimana è stato annunciato un calo del 24% delle esportazioni tedesche ad aprile, un calo del 20% della produzione industriale francese, una contrazione del 20% del pil britannico, l’arretramento delle esportazioni, mentre il fondo monetario prevede un calo mondiale del 5% (fino all’8% in caso di “scenario negativo”). E oggi è arrivata la notizia forse più importante: la Federal Reserve ha annunciato una crescita dell’11,7% del debito totale (non finanziario) statunitense nei primi tre mesi dell’anno. Questo significa un’esplosione violenta del debito pubblico, famigliare e commerciale in un momento in cui il patrimonio pubblico e privato viene eroso: il debito commerciale da solo è saltato al 18,8% mentre il debito pubblico federale è ora di 26 mila miliardi di dollari.

È questo il pozzo senza fondo della macchina produttiva di capitale fittizio: perché la dinamica di questa forma di capitale continui a “funzionare” occorre immettere sempre più risorse monetarie, ma questo diventa un’impossibilità oggettiva quando la base monetaria è sempre più ampia e il pozzo del debito sempre più profondo. È il problema della “sovraccumulazione di capitale” (Marx), che agisce anche nella forma fittizia: quanto più è grande il capitale accumulato (anche se sotto forma di certificati, dividendi o denaro di carta), tanto più nuovo capitale bisogna creare per evitare che la ruota si fermi. Se non si vuole che il secondo ciclo della crisi finanziaria di questo anno finisca in un fallimento immane, occorre creare, in questo breve periodo e davanti ai nostri occhi, più capitale fittizio di quanto non ne sia stato creato in qualunque momento della storia dell’uomo. Cosa tanto più difficile se si pensa che non è solo la bolla azionaria che deve essere alimentata: sulle spalle dell’economia statunitense si sta elevando anche la più grande bolla immobiliare della storia. Questa settimana, una commentatrice finanziaria della Cnbc avvisava che “è in arrivo un’apocalisse immobiliare”.

La pancia del mostro capitalista è così gonfia che per soddisfare la sua fame occorrono razioni monetarie sempre più grandi. Neanche la chirurgia bariatrica può qualcosa; siamo sull’orlo di una nuova catastrofe finanziaria.

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...