Cuccioli di paglia


Di André Marcio Neves Soares. Fonte: Arlindenor, 9 febbraio 2021. Titolo originale: Por que deveríamos ler mais John Gray? Traduzione di Enrico Sanna.

Perché dovremmo leggere più spesso John Gray

Sono tanti i libri di John N. Gray, filosofo ateo britannico che insegna pensiero europeo presso la London School of Economics e docente di politologia a Oxford, che sono stati tradotti e pubblicati in Brasile. Ma l’autore resta poco noto. Credo che tra le ragioni ci sia il suo ateismo. Essere ateo significa essere religioso, anche se in senso non tradizionale. Ma qui questo non ci interessa.

Tolti i miti religiosi creati dall’animale umano, credo che la parte più indigesta del suo pensiero sia la sua cosmovisione. Riassumendola in una frase, diciamo che Gray non pensa che il “progresso”, così come lo si intende ora, possa salvarci. Forse c’è solo la possibilità remota che una piccola minoranza, una casta, possa approfittare di questo “progresso” smisurato per tentare la sorte scappando dalle macerie del nostro pianeta, magari andando in un altro pianeta.

Tra i libri pubblicati in Brasile, uno dei più importanti è Cachorros de palha (Cuccioli di paglia), il cui incipit annuncia il resto: “Oggi, gran parte delle persone pensa di essere padrona del proprio destino. Questa non è scienza, è fede”1. A dire il vero, la fede ha accompagnato le scoperte dell’uomo sempre e ovunque. Dal faraone considerato incarnazione del divino in terra, passando dalle sacre scritture del monoteismo, fino all’attuale vaccino contro il covid-19. Già Freud, ne Il futuro di un’illusione2 e nel suo ultimo libro Mosè e il monoteismo3, avvertiva del pericolo rappresentato dalla religione per la continuità della specie umana.

Per quanto fede e scienza siano sempre andate a braccetto, in passato la fede non era considerata molto seriamente. Gray spiega che la fede, ai primordi dell’umanità, era un elemento sacrificabile, qualcosa che serviva solo a non turbare l’equilibrio del mondo:

“Negli antichi rituali cinesi, si usavano cuccioli di paglia da offrire agli dei. Durante il rito erano trattati con la massima reverenza. Terminato il rito, non essendo più necessari, erano calpestati e gettati via… Similmente, se l’uomo turbava l’equilibrio della terra, finiva calpestato e gettato via. Chi contesta le teorie di Gaia rifiuta il concetto dicendo che non è scientifico. La verità è che odia l’idea, perché significa che l’uomo non potrà mai essere più di un cucciolo di paglia.”4

Ma quel genere di fede su cui vorrei soffermarmi non è di genere religioso. Sarà per un’altra volta, se ci sarà. La fede che vorrei analizzare più a fondo come semplice mito è quella che tanto opprime l’uomo moderno da duecento anni, la fede del dominio incontrastato dell’uomo sulla natura, quella che vede nell’uomo il signore supremo del pianeta, e dunque l’unico essere vivente che conta. Da qui la ricerca incessante, se non l’ossessione patologica, per l’immortalità.

Come dice Gray,

“…non abbiamo più ragione degli altri animali di credere che domani il sole sorgerà ancora”5.

E però ci atteggiamo a divinità incarnate. Anche se non ce la caviamo tanto bene. La storia racconta di divinità travestite da esseri umani che furono sconfitte da guerrieri ignoranti, sporchi e molto ordinari. La soluzione sembrava essere la scienza, capace di elevare la condizione umana al livello di semidei, veri e propri demiurghi in grado di manipolare la vita terrena. A poco a poco il diritto di vita e di morte, anche sui nostri simili, passò dalle mani della natura selvaggia alla barbarie 6 e infine alla civiltà moderna. Con lo sviluppo costante del progresso tecnologico, ora si cerca incessantemente l’eden infinito.

Il problema della nuova scienza tecnologica, essa stessa viziata dall’empirismo scientifico, è che il nuovo paradiso promesso non si adatta all’essere umano attualmente vivente (per non parlare degli altri esseri viventi). Il mondo immaginato da Tommaso Moro7 non poteva essere più scalcagnato. Già nel sedicesimo secolo Rafael Hitlodeu, il vagabondo del libro, diceva:

“Il più saggio tra gli uomini capiva bene che esiste una sola strada esclusiva che conduce al benessere generale, ovvero l’eguaglianza di tutto, ma io non so se possiamo arrivarci se i beni sono proprietà privata.”8

Per uscire da questo paradosso, o impasse, sembrava che si dovesse passare dalla ricostruzione dell’umanità, per poi dirigersi verso il potere supremo: la morte della morte. All’impresa furono dedicati tutti gli sforzi, e ancora vi si dedicano, con l’eccezione dei fenomeni paranormali. La fede cieca nel mito della scienza annebbiò la vista dell’animale umano, nascondendogli il suo destino. Tutte le correnti filosofiche cercarono, a modo loro, di creare la leggenda dell’eternità. A partire dal ventesimo secolo vediamo il socialismo scientifico che va alla ricerca costante del lavoratore perfetto, l’uomo-macchina integrato nel puro materialismo sociale. E vediamo anche il successo, effimero, del sistema produttore di merci che offre l’eternità con il feticcio dell’acquisto di una via individuale che porta alle galassie pur restando qua. Non è difficile immaginare come: a fare la magia sono pillole e teleschermi. Esiste un’infinità di libri, film e serie televisive che illustrano questa pazzia.

Ma in questo inizio del terzo decennio del ventunesimo secolo tutte le scommesse sull’uomo che diventa di diritto padrone del mondo scompaiono. Il fatto è che ogni giorno ci appropriamo indebitamente di vaste porzioni della natura. E il costo è alto. Ed è alto proprio perché non siamo scesi dagli alberi per diventare signori incontrastati di questo pianeta. Siamo in contrasto con l’azione della natura, che si tratti della reazione furiosa del clima o dell’esaurimento delle risorse naturali. Se questi modelli, basati sulla devastazione ambientale al puro fine di soddisfare piaceri fisici o psicologici, non arretrano radicalmente, alla fine saremo tutti morti, come diceva John Maynard Keynes, e avremo anche ucciso il globo terrestre. Un filo di speranza lo offre questo ammonimento di Gray:

“L’aspetto ironico del progresso scientifico è che, mentre cerca soluzioni a problemi creati dall’uomo, crea problemi che lo stesso uomo non riesce a risolvere. La scienza ha dato all’uomo un genere di potere sul mondo che nessun altro animale ha mai avuto. Ma non ha dato all’uomo la capacità di rimodellare il pianeta secondo i propri desideri. La terra non è un orologio, a cui si può dare la corda a volontà. In quanto sistema vivo, il pianeta certamente tornerà all’equilibrio. Ma lo farà senza alcun riguardo nei confronti dell’uomo.”9

Allora non potremo piangere per aver mancato di rispetto la natura. In fin dei conti, le stiamo offrendo l’occasione per dimostrare la nostra nullità nel lungo termine. La verità è che, al di là di tutto quel che si dice per giustificare il dominio e la violenza contro la terra, stiamo entrando in un’era di confronto deliberato tra noi e il pianeta. Sappiamo ormai che abbiamo già passato il punto di non ritorno per il ripristino della biosfera in cui viviamo. Su internet è facile trovare libri e articoli seri che ne parlano10. Di fatto, la questione sempre più seria non è neanche questa, purtroppo. Scienziati in buona fede cercano di mitigare la catastrofe, pur limitandosi ad offrire alternative basate sulle stesse credenze del passato, ovvero che l’uscita da una situazione che può portare il pianeta alla sesta estinzione dipende da noi. Ma se è stato proprio l’uomo a correre contro il tempo per eliminare se stesso.

Anche gli esperti dotati di buona fede continuano a credere che la scienza sia l’unica soluzione contro la morte. Ma che senso ha la vita eterna? Saremmo più felici se trasferissimo la nostra memoria in un’entità incorporea, se avessimo la fortuna e il denaro (sempre quello) per farlo, come spiega la serie di Netflix “Altered Carbon”11? Oppure, ipotesi più probabile, possiamo vivere più felici se abbandoniamo l’attuale condizione umana, oggi vista come una sorta di prigione, e cerchiamo un’alternativa tramite le tecnologie che compaiono ogni giorno?

E però, quando crediamo che questo sia possibile, o addirittura giusto, stiamo commettendo la più grande eresia contro noi stessi, stiamo stravolgendo la nostra specie. Giocando a fare Dio, l’uomo butta nell’immondezzaio la storia dei suoi antenati, li rigetta come una piaga, o un virus. Come quello che oggi combattiamo per sopravvivere. Invece di cercare un percorso alternativo che ci faccia uscire dalle catacombe di un progresso senza fine e senza ragioni etiche, preferiamo assumere lo stesso carattere parassitario dei virus alla ricerca della sopravvivenza. Perché non è forse vero che il virus uccide per sopravvivere? E se è così, quando cerchiamo l’immortalità non stiamo forse uccidendo anche il pianeta?

Lo scrittore tedesco Heinrich von Kleist vedeva chiaramente questa fantasia rappresentata dal progresso scientifico come via definitiva verso la libertà onnisciente dell’uomo. Anche lui pensava che solo i fantocci creati dall’umanità potessero avvantaggiarsi di questo genere di libertà, che per gli altri restava irraggiungibile. Riprendendo questa visione, Gray afferma nel suo penultimo libro pubblicato in portoghese che “Per sentire la mancanza di libertà bisogna essere entità coscienti”12.

Ora, come si può aspirare presuntuosamente ad un’immortalità che non prevede libertà? La soluzione di questo conflitto senza tregua fu, come disse Kleist, l’elevazione della scienza a demiurgo dell’umanità. Al contrario degli antichi, che conoscevano l’incapacità dell’uomo di spogliarsi del proprio male interiore, l’uomo di oggi, intontito dalla credenza secolare, gira in tondo nel tentativo di imbrogliare il proprio difetto primordiale: l’azione umana.

Solo l’uomo pensa di poter essere padrone del proprio naso, e cerca una ragione per tutto. Nessun altro animale agisce allo stesso modo. Ma mentre cerchiamo una ragione per ogni cosa, scopriamo che non esistono ragioni delineate e predeterminate per una qualunque delle nostre azioni. Anche il nostro concepimento è una probabilità su 250 miliardi di spermatozoi (oltre all’ovulo, ovviamente). Non possiamo neanche predire l’ora della morte. Perché allora cercare di determinare questi due momenti della nostra vita, che sono gli unici che possiedono tanta singolarità?

Razionalizzando tutta la sua esistenza e, chissà, anche la sua morte, l’uomo rinuncia ad una visione romantica di se stesso. L’unica che, pur non essendo la più giusta, perlomeno è quella che più ci ha stimolati in questo cammino pieno di illusioni. Ricordando Giacomo Leopardi, Gray scrive:

“Il pensiero romantico tende al culto dell’infinito, mentre per Leopardi finitezza e limitazioni sono necessarie a tutto ciò che può essere considerato il vivere civile. Il male dell’epoca, spiegava Leopardi, veniva dall’intossicazione prodotta dal potere conferito dalla scienza assieme all’incapacità di accettare il mondo meccanico da essa rivelato. Se ci fosse una cura per questo male, questa imporrebbe di alimentare coscientemente le illusioni.”13

Quando l’era dei poveri mortali finirà, se sarà soppiantata dall’“era delle macchine spirituali”14, come la definisce il più importante futurologo attuale, Raymond “Ray” Kurzweil, a salvarci non arriverà nessun eroe. Non l’antica Grecia, non la moderna Hollywood. L’umanità si evolverà dalla batteria (riferimento a Matrix, 1999) alla scheda di memoria (della succitata serie Altered carbon). Sempre che non si arrivi a qualcosa di più virtuale, come la coscienza singolare sparsa nella nuvola cibernetica.

Qualcuno leggerà con incredulità. In fondo, si dice, il progresso va nella direzione opposta. Gli apologeti del demiurgo hanno una visione iconoclastica della scienza come l’unica passibile di adorazione. Sarà vero? Se così è, cosa dire degli altri esseri viventi che non si sono avvalsi della scienza e sono su questo pianeta da molto prima di noi?

La verità è che la scienza ha spinto l’animale uomo ad esercitare la propria supremazia su tutte le altre forme di vita del pianeta. Così come è vero che la scienza ha distrutto, o almeno qualcuno lo ha fatto nel suo nome, buona parte del pianeta. Il problema è che la distruzione della natura, per qualunque ragione e con qualunque mezzo, è una forma di barbarie. E civiltà non si coniuga con barbarie. Solo il soggetto è lo stesso: l’uomo.

È per questo che il progresso scientifico, o della conoscenza, può essere inteso come una sorta di ridondanza dell’uomo. Dice Gray:

“Kurzweil e altri futurologi celebrano il progresso della conoscenza come fattore di miglioramento del potere dell’uomo. Controllando i processi naturali, l’uomo pensa di poter dominare il pianeta, se non l’universo. Sognando una specie umana pienamente autocosciente, sta cercando di creare un’altra versione di umanità, che rifletta l’immagine lusinghiera che ha di se stesso in quanto essere razionale.”15

Due cose: in questo esatto istante, tutto ciò che è ridondante è di troppo, e l’uomo non avrà mai la misura esatta delle cose. La storia è ricca di esempi che dimostrano come, nell’eccesso, siamo negligenti, imprevidenti e privi di tatto. Pertanto, e qui è tutta la nostra catastrofe, come possiamo immaginare il proseguimento della storia dell’animale uomo quando l’uomo stesso è diventato l’eccesso? Perché fino a tempi recenti il progresso della conoscenza ha sempre riservato un posto al sole per l’umanità. Anche se ad un costo elevatissimo per molte specie viventi già estinte dall’azione umana. Ma cosa succede ora, più precisamente a partire dalla metà del secolo scorso, ora che la rivoluzione tecnologica può proseguire solo con l’annientamento dell’eccesso di homo sapiens nel mondo?

Fino a ieri, pochi si rendevano conto della devastazione sociale a cui quasi tutti siamo sottoposti. Non è un caso se l’“imprenditorismo” è diventato un fenomeno di culto. Ora che non esiste più lavoro per tutti, la manodopera di riserva, propria del sistema produttore di merci, diventa roba da museo. La sottoborghesia sta prendendo rapidamente il posto del vecchio sottoproletariato. Ma gli scampoli di questa antica élite sociale ancora non si sono accorti della trasformazione. Oppure se ne sono accorti, e si aggrappano all’altro mito, indispensabile in questi tempi cupi: la democrazia. Come se un regime politico creato dall’animale uomo potesse salvarli dalla catastrofe iniziata da alcuni suoi pari. Non può. Quando la sfera del potere economico ha sottomesso il potere politico ai suoi dettami, l’umanità si è autocondannata. È possibile che l’unica via d’uscita passi per una sorta di trasformazione dell’uomo in qualcosa di simile a una macchina. Ma è anche possibile che nell’evoluzione di questa ridondanza umana qualcosa vada storto e allora ci ritroveremo con qualcosa che somiglia a Frankenstein di Mary Shelley: frammenti di corpi messi assieme dalla tecnologia del futuro con una memoria remota del passato. Come dice Gray, “…l’obsolescenza dell’uomo fa parte del progresso”16.

Gray conclude il suo ultimo libro, e chiedo scusa per la lunghezza del testo, con alcuni commenti sul pensiero di Freud. Qui vorrei evidenziare come Freud sia stato spesso interpretato male. Ateo convinto come Gray, non era sua intenzione curare nessuno. Accettava che fosse il destino a governare le azioni umane, per quanto queste azioni potessero influire sul modo in cui accettiamo il destino. Lui che considerava l’autonomia personale una leggenda, con la psicanalisi voleva far sì che la gente accettasse il proprio destino. Se il superego accetta i limiti della civiltà, è soltanto allontanandoci dalla morale civilizzatrice del momento che si può diventare una persona.

In quest’ottica, uno dei principali obiettivi della psicanalisi diventa una sorta di addomesticamento della morale. Freud pensava che non avremmo mai avuto pace finché non avessimo abbandonato l’impulso che ci spinge alla guerra di tutti contro tutti. Accettare il proprio destino personale significa imparare a convivere con i propri conflitti interiori. La lotta tra l’id e l’ego era per lui una condizione naturale dell’uomo. Freud non condivideva l’opinione di Shopenhauer secondo cui occorreva svincolarsi dall’ego sulla base di un “sentimento oceanico di unità”. Al contrario, Freud non credeva nella salvezza dell’uomo. La lotta intestina al cuore dell’umanità cessa solo con la morte. L’animale umano resta sempre in lotta con se stesso.

La questione non prevista, o perlomeno non approfondita, da Freud è l’accelerazione esponenziale del progresso tecnologico. Lui che vedeva nella psicanalisi una sorta di mito, una “teoria mitologica degli istinti”, come la chiamava lui, accettava anche la scienza come mito. Così scrive a Einstein: “In fin dei conti, non è forse vero che tutta la scienza porta a una mitologia come questa? Non si potrebbe dire la stessa cosa oggi della fisica?”17 Ma oggi il mito è diventato realtà, e la realtà un mito. Il progresso della conoscenza è diventato la pietra filosofale dell’umanità. Col passare degli anni ci si dimentica la realtà della finitezza. Il prezzo di questo nostro ribaltamento può essere catastrofico per il nostro mondo nella sua interezza.


1 Gray, John. Cachorros de palha. Rio de Janeiro. Record. 2007, pág. 19

2 Ivi, pag. 50

3 Ivi, pag. 72

4 Ivi, pág. 50

5 Ivi, pág. 72

6 Engels, Friedrich. L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello stato

7 Tommaso Moro, L’utopia.

8 Ivi

9 Gray, John. A busca pela imortalidade – A obsessão humana em ludibriar a morte. Rio de Janeiro. Record. 2014, pág. 193

10 Kolbert, Elizabeth. A Sexta Extinção – uma História Não Natural. Rio de Janeiro. Editora Intrínseca. 2015

11 Altered Carbon, basata sull’opera di Richard K. Morgan, è una serie ambientata nel 25º secolo, epoca in cui la tecnologia è avanzata al punto da permettere il trasferimento dell’anima e l’upload della mente, rendendo la morte praticamente obsoleta

12 Gray, John. A alma da marionete – um breve ensaio sobre a liberdade humana. Rio de Janeiro. Record. 2018, pág. 9

13 Idem, pág. 25

14 Kurzweil, Raymond. A era das máquinas espirituais. São Paulo. ALEPH. 2007

15 Gray, John. A alma da marionete – um breve ensaio sobre a liberdade humana. Rio de Janeiro. Record. 2018, pág. 75

16Ivi, pag. 78

17 Come dice Freud (1932, volume 22, pagg. 211-212, apud Gray, 2019, pág. 67)

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