Il flauto magico


Theodor W. Adorno

L’ideologia conservatrice che mette Aufklärung ed arte in semplice opposizione, è falsa perché misconosce il momento di Aufklärung nella genesi del bello. Il piacere disinteressato, che, secondo Kant, suscitano le opere d’arte, può essere compreso solo alla luce di un’antinomia storica che vibra ancora n ogni oggetto estetico. Piacevole è ciò che è contemplato senza interesse, proprio perché, un tempo, pretendeva per sé il massimo interesse, e si sottraeva così alla contemplazione. Quest’ultima è un trionfo di autodisciplina razionale (illuminata).

L’oro e le pietre preziose nella cui percezione bellezza e lusso sono ancora indistinti, erano venerati come magici. La luce che essi riflettevano passava per la loro stessa essenza. Tutto ciò che è colpito da quella luce cade sotto il loro influsso, e di esso si serve il primo, rudimentale dominio della natura. Questo vedeva in essi altrettanti strumenti per assoggettare il corso del mondo con la sua stessa forza, sottrattagli con l’astuzia. L’incanto era legato all’apparenza dell’onnipotenza.

Quell’apparenza scomparve con l’autoilluminazione dello spirito, ma l’incanto è sopravvissuto come potenza delle cose scintillanti sugli uomini, che un tempo rabbrividivano davanti ad esse, e il cui sguardo resta affascinato da quel brivido anche dopo aver penetrato e dissolto la sua pretesa di dominio. La contemplazione, che è il residua della sua venerazione feticistica, è nello stesso tempo una tappa del suo superamento. In quanto le cose scintillanti si liberano della loro pretesa magica e – per così dire – rinunciano alla potenza che il soggetto attribuiva loro e contava di esercitare col loro aiuto, si trasformano in immagini della non violenza, nella promessa di una felicità guarita dal dominio sulla natura. È la preistoria del lusso, penetrata nel senso di ogni arte.

Nell’incanto di ciò che si rivela in assoluta impotenza, del bello, che è perfetto e nullo ad un tempo, l’apparenza dell’onnipotenza si rispecchia negativamente come speranza. Il bello è sottratto ad ogni prova di efficienza. La totale assenza di scopi smentisce la totalità di tutto ciò che è conforme agli scopi nel mondo del dominio, ed è solo in virtù di questa negazione, che il sussistente opera sul proprio principio razionale conducendolo alle estreme conseguenze, che la società esistente è stata consapevole, fino ad oggi, della possibilità di una società diversa. La beatitudine della contemplazione consiste nell’incanto disincantato. Ciò che scintilla è la conciliazione del mito.

Da Minima moralia

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