Le orecchie di Beckett


Il corpo del re

Leyla Perrone-Moisés

Un bell’omaggio alla letteratura occidentale è il libro di un altro francese, Pierre Michon, intitolato Corps du roi (Corpo del re). Questo piccolo grande libro è una celebrazione della letteratura attraverso alcuni Grandi Nomi (scritti proprio così, con la maiuscola). L’idea è semplice e brillante al tempo stesso. Michon applica ai grandi scrittori del passato l’idea medievale secondo cui il re ha due corpi, uno naturale e uno mistico:

Sappiamo che il re ha due corpi: uno eterno, dinastico, posto sul trono e consacrato dal testo, e che noi chiamiamo arbitrariamente Shakespeare, Joyce, Beckett, Dante, che rappresentano lo stesso corpo immortale in abiti provvisori; ma c’è anche un altro corpo mortale, funzionale, relativo, lo straccio che ammuffisce, e che si chiama semplicemente Dante e ha la cuffia e il naso aquilino, o si chiama semplicemente Joyce e allora ha gli occhialini tondi e l’occhio miope, stupito, oppure si chiama Shakespeare ed è un uomo ricco con il colletto alla moda elisabettiana.

Corps du roi è un’opera ricca di genere indefinito, una via di mezzo tra un saggio e un’opera di finzione. Le foto che accompagnano il testo sono la prova che qualcosa è cambiato nella modernità: è la fotografia, che ci permette di vedere il volto “reale” degli scrittori. Michon esamina le fotografie come se sfogliasse l’album di famiglia: “Il fotografo scatta. I due corpi del re compaiono.” Partendo dalla fotografie, le lettere o i dati biografici, Michon esplora convergenze e divergenze tra i “due corpi” degli scrittori: Beckett, Faulkner, Flaubert e altri, ugualmente reali e generalmente comuni. Beckett, in una foto scattata da Lutfi Özkök nel 1961, è un vero miracolo: i due corpi del re, l’uomo e l’opera, coincidono. Beckett sa di essere il re.

Sa anche che questa magia è più facile per lui che non per Dante o Joyce, perché, a differenza di questi, lui è bello: bello come un re, lo sguardo gelido, l’illusione del fuoco sotto il gelo, le labbra severe e perfette, il noli me tangere che ostenta dalla nascita; e, massimo del lusso, magro con le stigmate, di una magrezza celestiale, le rughe cavate con il coccio di Giobbe, le grandi orecchie carnose, il look da re Lear.

Leyla Perroe-Moisés, Mutações da literatura no século XXI. São Paulo: Cia das Letras, 2016, pp. 54-55. Fonte: Um túnel no fim da luz.

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