Informazioni su Enrico Sanna

Giornalista della stampa locale a fasi alterne dal 1990 alla primavera 2013. Autonominatosi persona con opinioni. Scrittore. Ha pubblicato il romanzo La Piccola Miniera, in vendita su Amazon. Ha scritto anche altri libri, ma saranno pubblicati più in là. Da qualche mese pubblica un suo sito, Insàs, basato su una serie di servizi pubblicati su un periodico locale. Autore del blog Pulgarías su Wordpress. Da qualche tempo ha ripreso una sua vecchia passione: fare fotografie. Come se non bastasse, le pubblica su Flickr. PS: Nella foto a destra (se siete su gravatar) potete vedere il suo alluce sinistro.

Reddito di Sudditanza

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Di Andrea Fumagalli. Originale pubblicato su Effimera.org il 10 gennaio 2019.

E la montagna partorì il topolino. Questo sembra il commento a caldo più consono alla lettura della bozza del decreto legge che il governo dovrebbe approvare in questi giorni per rendere attuativa l’introduzione del cd. “reddito di cittadinanza”.

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Una Civiltà in Crisi

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Di Maurizio Lazzarato. Fonte: Che Fare 21 febbraio 2019.

Il rifiuto del lavoro – la categoria politica più importante dell’operaismo italiano, connessa alle pratiche di lotta operaia contro le grandi fabbriche, le cui catene di montaggio rappresentavano lo sfruttamento del capitalismo industriale – era considerata dai fondatori di Global Tools come la «più grossa scoperta collettiva di questo secolo» e la «legge di fondo di tutta la dinamica sociale», al punto che «l’unico progresso è quello che elimina il lavoro».

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Travolti dal Proprio Successo

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Di Sandro Moiso. Pubblicato originariamente su Carmilla Online il 28 febbraio 2019. Titolo originale: “Tutti gli esseri umani sono imprenditori”.

Silvio Lorusso, ENTREPRECARIAT. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro. Prefazione di Geert Lovink. Postfazione di Raffaele Alberto Ventura. Progetto grafico e layout di Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, Krisis Publishing, Brescia 2018, pp. 228, euro 18,00.

Ancora una volta Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, con la loro Krisis Publishing, centrano l’obiettivo pubblicando un testo che è allo stesso tempo interessante, provocatorio, bello e graficamente elegante. Entreprecariat nasce dall’omonimo blog lanciato da Silvio Lorusso nel 2016. Da allora il termine imprendicariato e il suo corrispettivo inglese si sono man mano diffusi in Italia e all’estero tra giornalisti, teorici e artisti. Oggi si parla di imprendicariato a proposito del disagio dei Millennials, dello sfruttamento creativo del popolo degli Hackathon, del logorio prodotto da una socialità ormai convertita in investimento.

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L’ispirazione artistica

 

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In quel momento sentì un rumore distante. Un tarlo, forse. Seguì un lungo periodo di silenzio. Poi un sibilo, forse uno sfiato osceno. E un rutto, come le pozzanghere quando si vuotano. Finalmente ci fu un tuono basso, e tutto cominciò a tremare. Tremavano le travi. Tremava la segheria pallida. Tremavano le foglie umide di voglie. C’era qualcosa di passionale, lì sopra, e stava avanzando. Veniva dall’ingresso e andava verso l’uscita. Veniva da ovest e correva verso est. Veniva a portare il sole che tramonta.

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Contro il Lavoro

Micia

Miguel Amorós

“Ci sono persone, sembra a me, che non fanno un grande servizio alla società con la loro intelligenza, ma che hanno corporatura robusta e possono fare i lavori più pesanti. Operano con la forza delle loro braccia e possono guadagnare un salario con questa attività, da cui, credo, il loro nome di salariati.”
~ Platone, La Repubblica

Non credo di sminuire il senso del Primo Maggio se dico che è una giornata contro il lavoro, poiché già in origine (la lotta per la giornata lavorativa di otto ore) portava con sé l’esigenza di una diminuzione del tempo dedicato alla schiavitù salariata, ovvero una rivendicazione del tempo libero. Libero significa libero dallo sfruttamento e dalla necessità su cui tale schiavitù pretende di basarsi, per cui la libertà a cui aspira l’uomo significa l’abolizione non solo del lavoro salariato ma anche del lavoro impiegato per soddisfare le necessità fisiche. Il regnò della libertà seppellirà il regno della necessità quando l’uomo si emanciperà completamente dal lavoro. Perciò la società a cui dovrebbero aspirare i lavoratori è una società che non si basi sul lavoro, una società in cui il lavoro non sia considerato l’occupazione principale, in cui la vita non dipenda assolutamente dal lavoro, in cui nessuno debba “guadagnarsi da vivere” lavorando, perché una simile società è incompatibile con il benessere e la libertà. Ma quale “diritto al lavoro”! È come rivendicare il diritto di essere sfruttati. Meglio sarebbe parlare di diritto di non lavorare. In cima alle loro aspirazioni, i lavoratori non dovrebbero mettere parole d’ordine del tipo “lavorare meno, lavorare tutti”, ma un netto “lavorare mai”.

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L’impero del Male Minore

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Di Alessandro Visalli Pubblicato su Tempo Fertile il 27 novembre 2018.

Recensione di: Jean-Claude Michéa, L’impero del male minore

Questo importante, ed estremamente denso, libro di Jean-Claude Michéa parte da una conferenza del 2007 e viene portato a compimento nello stesso anno. Si tratta di un insieme di saggi brevi sulla “civiltà liberale” che compiono un esercizio di storia ricostruttiva delle idee strettamente ed indissolubilmente intrecciata ad un giudizio sulla contemporaneità. Come più volte Michéa ricorda, nessun autore del XVII secolo, o del XIX, sarebbe d’accordo con questa analisi, la vedrebbe in effetti come una perversione di una teoria che voleva ottenere altro. Ma è proprio questo il punto del nostro: la perversione, ovvero gli effetti radicalmente de-socializzanti della forma sociale liberale, è nella matrice originaria per come si è dispiegata nel suo sviluppo storico.

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