Informazioni su Enrico Sanna

Giornalista della stampa locale a fasi alterne dal 1990 alla primavera 2013. Autonominatosi persona con opinioni. Scrittore. Ha pubblicato il romanzo La Piccola Miniera, in vendita su Amazon. Ha scritto anche altri libri, ma saranno pubblicati più in là. Da qualche mese pubblica un suo sito, Insàs, basato su una serie di servizi pubblicati su un periodico locale. Autore del blog Pulgarías su Wordpress. Da qualche tempo ha ripreso una sua vecchia passione: fare fotografie. Come se non bastasse, le pubblica su Flickr. PS: Nella foto a destra (se siete su gravatar) potete vedere il suo alluce sinistro.

La Commercializzazione dell’anima

prosciuttificio

Gruppo Krisis. Traduzione portoghese pubblicata sulla Folha de Sao Paulo l’undici febbraio 2001. Traduzione spagnola di Round Desk. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Sono passati i tempi in cui la gente si vergognava della venalità propria o di ciò che produceva. L’uomo diventa sempre più quell’“homo oeconomicus” che un tempo era una semplice metafora dell’economia politica classica. Oggi che ogni aspetto della vita è reificato, la mercificazione della coscienza arriva a livelli un tempo impensabili; e questo per via della globalizzazione, che dai centri capitalisti si è allargata a tutto il pianeta. Quando anche l’amore e la sessualità, in ambito scientifico e nella vita quotidiana, sono visti sempre più come categorie economiche e stimati secondo criteri economici, la tentazione di “commercializzare l’anima” diventa irresistibile.

Continua a leggere

Annunci

Anarchismo e Questione Sessuale

bosco-bruciato

Originale scritto da Emma Goldman nel 1896. Testo inglese pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Anarchy and the Sex Question. Traduzione di Enrico Sanna.

Il lavoratore, con quei muscoli, quell’energia così ammirata dai pallidi, deboli figli dei ricchi; il lavoratore, che nonostante le sue energie porta a casa appena quanto basta per tenere il lupo della fame fuori dalla porta; il lavoratore, dicevo, si sposa solo per avere una moglie e una governante, qualcuna che gli faccia da schiava dal mattino alla sera, e che spenda il meno possibile. Lei ha i nervi a pezzi. È così stanca di dover cavare pranzo e cena dai quattro soldi che le passa il marito che diventa irritabile; neanche riesce più a fingere d’amare il suo signore e padrone. E lui, ahi!, ben presto arriva alla conclusione che qualcosa è andato storto nei suoi piani. In pratica, comincia a pensare che il matrimonio sia un fallimento.

Continua a leggere

È Libertario Votare per la Secessione?

frantumi

Di Sheldon Richman. Originale pubblicato su The Libertarian Institute il 13 ottobre 2017 con il titolo Is Secession by Referendum Libertarian? Traduzione di Enrico Sanna.

La secessione per referendum mi preoccupa. Certo, la secessione individuale non è un problema: è semplice pratica libertaria. Prima di spiegare perché, vorrei notare che le piccole giurisdizioni politiche al netto sono preferibili a quelle maggiori unicamente perché uscire costa meno. Questo fatto in sé potrebbe limitare la prepotenza dello stato. La concorrenza è un bene, e una corsa a ridurre l’oppressione sarebbe certo augurabile secondo i canoni libertari. Ma gli stati, a qualunque genere appartengano, possono trovare il modo per accordarsi tra loro e minimizzare gli effetti della concorrenza. Oggi gli stati collaborano tra loro per dare la caccia agli evasori fiscali.

Continua a leggere

Decrescenti

tempi_moderni

Di Anselm Jappe. Pubblicato originariamente su L’Anatra di Vaucanson il 4 ottobre 2016.

Il discorso della “decrescita” è una fra le rare proposte teoriche un poco innovative apparse negli ultimi decenni.

La parte del pubblico, ancora molto ristretta, che è attualmente sensibile a questa proposta, sta aumentando incontestabilmente. Questo successo segnala una presa di coscienza di fronte ad un’evidenza: lo sviluppo del capitalismo ci sta trascinando ormai verso una catastrofe ecologica, e non saranno certamente delle automobili meno inquinanti, o qualche filtro in più, a risolvere il problema. Si diffonde una sfiducia nei confronti dell’idea stessa che una crescita economica perpetua sia sempre e comunque desiderabile. Allo stesso tempo, l’insoddisfazione aumenta anche nei confronti di quelle critiche che rimproverano al capitalismo esclusivamente l’ingiusta distribuzione dei suoi frutti, o soltanto i suoi “eccessi”, come le guerre e le violazioni dei “diritti umani”. L’attenzione rivolta al concetto di decrescita, insomma, traduce l’opinione sempre più diffusa che sia l’intera direzione del viaggio intrapreso dalla nostra società ad essere, almeno da qualche decennio, errata e che ci si trovi ormai di fronte ad una “crisi di civilizzazione”, che coinvolge tutti i valori sociali, persino al livello della vita quotidiana (culto del consumo, della velocità, della tecnologia, etc.). Siamo entrati in una crisi che è economica, ecologica ed energetica allo stesso tempo.

Continua a leggere

Il Sangue e lo Schermo

gf-vip

Di Gioacchino Toni. Pubblicato originariamente su Carmilla online il 29 dicembre 2017.

Dopo essersi occupato – Clinica della TV (2015) [su Carmilla] – delle logiche e delle estetiche televisive che allontano dalla comprensione della realtà, Carmine Castoro torna sul luogo dei delitti con il suo nuovo lavoro: Il sangue e lo schermo. Spettacolo dei delitti e del terrore Da Barbara D’Urso all’ISIS (Mimesis, 2017). In questo caso Castoro si preoccupa di «mettere in evidenza quel cuore malato dei media mainstream di oggi che di fantasmizzazione (assenza di storia), finzionalizzazione (assenza di realtà) e frammentazione (assenza di unità) hanno fatto i volani di una forma-flusso che fa girare vorticosamente due ratio superiori: la fossilizzazione e la futilizzazione dell’essere umano nel suo tragico apparire, l’era glaciale di un eterno presente e l’irrilevanza di ogni sua manifestazione» (p. 17).

Continua a leggere

La Tentazione Nazionalista

isis_petrolio

Norbert Trenkle in un’intervista con Salih Selcuk per la rivista YARIN (febbraio 2005)

1. Anche se le ideologie culturalistiche esercitano un forte fascino (Huntington, Bin Laden, micronazionalisti, neoantisemiti, eccetera), la richiesta di una spiegazione in chiave politico-economica dell’attuale situazione mondiale si fa sempre più forte. Il culturalismo è morto?

Continua a leggere