Informazioni su Enrico Sanna

Persona qualunque, ovvero come tante altre, però autonominatosi persona con opinioni, il che qualche effetto dovrà pur sortire. Scrittore, anche, dato che ha pubblicato quattro romanzi, un libro di racconti e due saggi. Altri libri li pubblicherà più in là. Pare. L’immagine accanto mostra il suo alluce sinistro.

Aspettando Amsterdam

Jacques Le Goff

Tra XIX e XX secolo almeno tre pensatori di primo piano hanno proposto una definizione di capitalismo. Le loro posizioni sono state analizzate in un interessante libro di Philippe Nord.

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Il vizietto

Contro gli anarchici. Una storia italiana lunga e attuale.

Di Paolo Morando. Fonte: Minima & Moralia, 19 marzo 2021.

La polizia l’aveva chiamata “Operazione Renata” e in rete se trovano ampie tracce, soprattutto consultando siti di ambiente anarchico. Nel febbraio 2019 furono sette a finire in carcere, appunto sette anarchici, cinque uomini e due donne tra i 28 e i 45 anni. L’accusa mossa loro dalla Procura di Trento era pesantissima: associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico, con la contestazione di una mezza dozzina di episodi, tra i quali il danneggiamento del laboratorio di matematica industriale e crittografia dell’Università di Trento, l’attentato fallito a nove veicoli della polizia locale (attraverso molotov che però non esplosero) e la collocazione di due ordigni (anche qui uno fece cilecca) nei pressi della sede della Lega ad Ala, sempre in Trentino. Alla fine di quel 2019, a dicembre, la sentenza di primo grado sconfessò l’impostazione della Procura che, se accolta, avrebbe comportato pene fino a una dozzina di anni di carcere a testa. Ci fu anche un’assoluzione, mentre le sei condanne arrivarono per aver prodotto documenti falsi (2 anni ad altrettanti imputati, una pena di poco inferiore a un terzo) e, soprattutto, per due soli degli episodi contestati: 2 anni e 6 mesi per danneggiamento e violazione della legge sulle armi a un imputato, 1 anno e 10 mesi agli ultimi due, per un unico episodio (quello alla sede della Lega). La Procura ricorse però in appello, dove il procuratore generale tornò a sostenere l’aggravante della finalità eversiva con conseguente ricalcolo delle pene e condanne complessive per circa 25 anni di carcere. La sentenza, emessa tre settimane fa, ha nuovamente sconfessato l’accusa, limitandosi a confermare il verdetto di primo grado, con solo lievi rialzi di pochi mesi di pena nei confronti di due imputati.

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Solo un mostro ci può salvare

Di Carlo Salzani Fonte: Effimera.

Recensione a Massimo Filippi e Enrico Monacelli (a cura di), Divenire invertebrato. Dalla Grande Scimmia all’antispecismo viscido. Ombre corte, Verona, 2020

Negli ultimi quattro decenni la questione animale è passata dalle frange marginali di un discorso filosofico e religioso sostanzialmente intriso di utopia e moralismo a una (relativa) centralità non solo in ambito filosofico, ma anche all’interno di discorsi più mainstream in ambito sociale, culturale, politico e mediatico. Prova ne sono non solo il fatto che in questo lasso di tempo sono stati pubblicati più libri sul tema che in tutta la precedente storia della scrittura umana, ma anche significativi miglioramenti legislativi in molti stati che prendono in considerazione il “benessere” animale in molte delle “zone di contatto” tra umani e non umani (zoo, circhi, laboratori, allevamenti, mattatoi, ecc.). E tuttavia, a livello pratico, bisogna ammettere che ben poco è cambiato per la vita (e la morte) degli animali non umani. Quello che non è cambiato sono i presupposti ontologici che rendono gli animali non umani “uccidibili”, e questa non è semplicemente una questione di etica individuale, ma è eminentemente una questionepolitica che riguarda il “vivere comune” di umani e non umani in un pianeta condiviso.

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Ai tempi dei tempi

Jacques Le Goff

La struttura della società urbana dipendeva in larga misura dalla circolazione e dall’impiego del denaro. È in questa prospettiva che si manifesta la diseguaglianza sociale, ai nostri occhi come a quelli degli uomini del secolo XIII, e che la ricchezza monetaria diventa in misura sempre maggiore indicatore e strumento di potere. Il Duecento fu il secolo del patriziato, cioè di un numero limitato di famiglie che detenevano una quota significativa di potere – un potere che sempre più coincideva con la ricchezza economica. Quest’ultima, a sua volta, traeva origine da tre fonti principali: una, tradizionale, consisteva nel possesso di terre in campagna e di case in città, la seconda veniva dal commercio e la terza derivava da privilegi e pratiche fiscali. I borghesi ricchi cercavano di eludere il pagamento delle imposte indirette, le aides. È stato calcolato che ad Amiens i 670 abitanti più agiati rappresentavano un quarto della popolazione, ma pagavano meno di un ottavo dell’aide sul vino. Il denaro entra di prepotenza nei trattati giuridici che si moltiplicano nel corso del secolo XIII, periodo in cui rinasce il diritto romano, trova una forma stabile il diritto canonico e viene messo per iscritto il diritto consuetudinario. Nel capitolo 1, «Sugli abitanti delle buone città», dei Costumi del contado di Clermont nel Beauvaisis, completato nel 1283 dal regio balivo Filippo di Beaumanoir, si legge: «Nelle città molti conflitti nascono a causa delle tasse, poiché avviene spesso che i ricchi che ne governano gli affari dichiarano meno di quello che dovrebbero per sé e per i parenti e tendono ad esentare gli altri ricchi allo scopo di essere a propria volta esentati; in tal modo tutte le imposte ricadono sulla massa dei poveri».

Jacques Le Goff, Lo sterco del diavolo

Orarium, sudarium

Kelvin Falcão Klein

1) Erich Auerbach ha scritto tanto sul periodo dei contrasti tra l’incipiente dottrina cristiana e il mondo antico. È nel “grande spirito” di Sant’Agostino, scrive, che questo contrasto si evidenzia. “Forse non è esagerato dire che fu lui a dare all’Europa il sermo humilis”, scrive Auerbach riferendosi al “parlare semplice”, “popolare” del cristianesimo primitivo, “ponendo così le basi, in quest’ambito come altrove, della cultura medievale, le basi di un realismo tragico, di una miscela di stili che, all’atto pratico, si sarebbe sviluppata solo molti secoli più tardi.” Qui si tratta di trasmettere gli insegnamenti più profondi della fede alle persone semplici, servendosi per questo dell’esempio di Gesù, divino e umano ad un tempo, disprezzato dai potenti e così via. (Auerbach, Sacrae scripturae sermo humilis)

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Le gocce di una volta…

Di Alessandro Barile. Fonte: Carmilla Online, 20 aprile 2021.

La dimensione artistica nella società computazionale

Una delle dimensioni umane sconvolte dalla modernità è sicuramente quella artistica. Il ruolo e la funzione sociale dell’arte escono traumatizzate dal confronto con la scienza, con le tecniche, con la progressiva secolarizzazione che la scoperta del mondo porta con sé. Come ammoniva Brecht, l’uomo «ha inventato microscopi per trasformare in un caos una normalissima goccia d’acqua che suscitava un’impressione d’armonia». E se fino ad un minuto prima dell’invenzione del microscopio l’arte funzionava adeguatamente a risolvere il mistero di quella goccia d’acqua, dopo ha progressivamente perso aderenza con l’esigenza umana di spiegarsi la realtà. Il caos del mondo, evocato dall’arte, veniva illustrato dalla scienza. Fuori di metafora, se l’arte è una forma di autocoscienza dell’uomo, è chiaro che la scienza ne mina inesorabilmente lo statuto. Come continuare a stupirsi di fronte alla profondità della natura, e dell’uomo che ne è parte, di fronte a un libro che ne illustra l’esatto funzionamento? Di fronte a una scienza che scioglie l’enigma e lo traduce in numeri, in solidi fatti, sperimentabili, riproducibili? Un dilemma che attraversa il dibattito artistico da almeno tre secoli a questa parte. Queste ed altre problematiche sono trattate da un veloce pamphlet divulgativo di Cesare De Seta, Grammatica delle arti. Forme e spazio storico dell’espressione artistica (Salerno editrice, 2021, pp. 139, 10,90 euro), che ha il merito di ragionare su di una dimensione dell’uomo oggi sacrificata, anzi letteralmente espulsa, dal novero delle conoscenze variamente valorizzabili (o monetizzabili): fatti salvi gli addetti ai lavori, chi oggi potrebbe provare interesse ad un confronto vero con la storia dell’arte? È questo, d’altronde, il tema che conclude il ragionamento di De Seta, su cui torneremo.

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