Agro Business

Agricoltura

Di Robert Kurz. Fonte: Gruppo Krisis.

Tutti felici di esprimere le loro simpatie per i paesi poveri e poverissimi: il Forum Economico Mondiale, la Banca Mondiale, L’organizzazione Mondiale del Commercio e, più in generale, gli esperti di economia di tutti i paesi. Gli stati ricchi, dicono, dovrebbero rinunciare alla loro ipocrisia e aprire finalmente i propri mercati, soprattutto alle produzioni agricole del Terzo Mondo. Non serve parlare continuamente di libertà di commercio e privare di questa libertà proprio i più poveri tra i poveri. Per questo gli Stati Uniti, e soprattutto l’Unione Europea, dovrebbero abbattere i dazi doganali e le sovvenzioni agricole. Chi critica la globalizzazione deve pur avere qualche ragione.

Continua a leggere

Annunci

Un Mondo in Squilibrio

contadini

Fonte: Tempo Fertile, 19 marzo 2019. Titolo originale: Andrè Gunder Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina”.

Questo libro del 1967, è stato scritto da un economista dalla lunga ed interessante storia, dottoratosi a Chicago con Milton Friedman e progressivamente spostato da posizioni liberal a radicali, e da queste a posizioni socialiste rivoluzionarie negli anni sessanta e settanta. Andre Frank, detto Gunder, si trasferisce in Cile all’inizio degli anni sessanta ed appoggia sin dall’inizio l’azione politica di Allende, con il quale resterà fino al golpe del ’73, quindi va in esilio e lavora nel quadro delle teorie sul “Sistema Mondo”, fornendone alla fine una radicale versione che lo porta alla rottura quasi totale con il suo ambiente. Sulla scorta di alcune posizioni di Baran, Frank, insieme ad altri, sviluppa negli anni del libro una posizione detta “teoria della dipendenza”, secondo la quale non è la carenza, o mancanza, di capitalismo a determinare il sottosviluppo del continente, ma proprio la sua presenza; è questa che determina dipendenza dalle ‘metropoli’ in una gerarchia di centri di sviluppo e connessioni che rendono il sottosviluppo altra faccia necessaria dello sviluppo (rispettivamente delle ‘colonie’ e delle ‘metropoli’).

Continua a leggere

Passanti

©Sergej Tunin-Russia

Di Alessandro dal Lago. Fonte: gabriellagiudici.it.

Introduzione a Lo straniero e il nemico, Materiali per l’etnografia contemporanea, Costa & Nolan, Genova 1998. Analisi etnografica dell’ostilità crescente verso gli stranieri nelle società contemporanee.

A partire da Abramo, la condizione dello straniero respinto dalla città è un mito fondativo della tradizione ebraico-cristiana. Popolo per definizione di stranieri, nell’esilio egiziano o nella cattività babilonese, tra le genti di Canaan o sotto il tallone romano, nella diaspora e nelle persecuzioni che ne scandiscono la storia fino allo sterminio, gli ebrei incarnano il doppio ruolo di matrice della nostra cultura e di testimonianza della sua storica colpa.

Continua a leggere

Vandali

singulitarian

Theodor W. Adorno

Le manifestazioni di nervosismo, di agitazione e di instabilità che sono state osservate fino dall’epoca della formazione e dello sviluppo delle grandi città, si diffondono ora in forma epidemica come accadeva un tempo per la peste e il colera.

Continua a leggere

A Cazzotti!

vitelloni

Barnaba chiuse gli occhi. Non disse nulla. Lasciò cadere le braccia sui fianchi.

“Va bene,” disse.

“Bene,” disse Yoruba.

Barnaba gli mollò un pugno.

Yoruba sputò un polmone e qualcosa che gli sembrò una tonsilla.

“Ma chi ti credi di essere?” urlò Barnaba, e poi aggiunse: “Questa non è casa tua!”

Yoruba gli diede un cazzotto e si pentì.

“Prima o poi doveva succedere,” disse un tipo che passava in barca. “Quando era un ragazzino, Yoruba pensava spesso di dare un cazzotto. A quell’età dovrebbe essere normale. A volte ci rifletteva sopra per ore. C’è chi su queste cose ci scrive libri. Pare che sia il complesso di qualcuno, non ricordo chi, uno di quei miti greci che nessuno conosce finché a qualcuno non viene in mente di appiccicarci sopra un complesso. Molti pensano che dare un cazzotto sia un fatto spontaneo, ma si sbagliano. Intanto un cazzotto non si dà, si crea. E poi non contiene assolutamente niente di spontaneo. Direi che è un’arte se non fosse di più. È un punto di equilibrio tra la fisica, la geometria e lo spirito. Va oltre la sintesi di oriente e occidente. È qualcosa che richiede studio. Sapevate che Sant’Agostino ci ha scritto sopra un trattato? Non lo sapevate, vero? Parola mia, è il suo vero testamento. E poi per dare un cazzotto occorre l’atmosfera giusta. A lui, voglio dire al signor Yoruba qui presente, l’occasione di dare un cazzotto sarà capitata tre o quattro volte, ma non si sentiva mai pronto. Ad un certo punto, sarà stata la crescita o la stanchezza, la fissazione gli uscì dalla testa. Ma non scomparve. No. Rimase nascosta. Come un coso caricato a molla. Pronto a partire quando nessuno ci pensa più. E, come avete visto, è partito un attimo fa. Devo ammettere, però, che è stato un cazzotto di rara perfezione. Un gioco di nocca e falange. Credo che se un giorno avrà dei nipoti, Barnaba avrà un’esperienza unica da raccontare. Molto meglio un cazzotto così delle solite, insulse ferite di guerra.”

A quel punto, tutto era terminato. Pestarsi fu solo una formalità. Si pestarono non per passione ma per una sorta di rispetto trasandato della tradizione. E si vedeva. E gli altri volevano fermarli. Ognuno urlava di fermarli. Si formò l’anfiteatro dell’occasione. Guardavano. Grugnivano. Erano lì. Se tutto finì fu solo perché mancava una spiegazione filosofica.

Da Yoruba

Global Tools

sinking-ship_1024

Maurizio Lazzarato

Il rifiuto del lavoro – la categoria politica più importante dell’operaismo italiano, connessa alle pratiche di lotta operaia contro le grandi fabbriche, le cui catene di montaggio rappresentavano lo sfruttamento del capitalismo industriale – era considerata dai fondatori di Global Tools come la «più grossa scoperta collettiva di questo secolo» e la «legge di fondo di tutta la dinamica sociale», al punto che «l’unico progresso è quello che elimina il lavoro».

Continua a leggere