Non c’è Salsa

Josef-Koudelka

Josef Koudelka

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È un luogo comune delle vite umane che le buone sorti che cadono sul presente come fichi in estate siano inevitabilmente calpestate in nome delle aspettative future. Nessuno dei soci della società Savio & Yoruba immaginava che quell’anno avrebbe portato loro una discreta quantità di fortuna. Va da sé, poi, che non immaginavano neanche che la fortuna si sarebbe esaurita in un anno, e che tutto o quasi sarebbe stato bruciato sull’altare gelido di deità infantili.

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Dove Siamo?

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Di Miguel Amorós. Originale pubblicato l’otto gennaio 2019 su La peste con il titolo ¿Donde Estamos? Traduzione di Enrico Sanna.

“Cosa cerchiamo di realizzare? Cambiare l’organizzazione sociale su cui riposa la prodigiosa struttura della civilizzazione, costruita nel corso dei secoli da conflitti nel seno di sistemi vecchi o moribondi, conflitti il cui esito è la vittoria della civilizzazione moderna sulle condizioni naturali della vita.” ~ William Morris, Where are we now?

Walter Benjamin, nel suo articolo Teoria del fascismo tedesco, ricorda la frase apparentemente estemporanea di Leon Daudet, “l’automobile è la guerra”, per spiegare come gli strumenti tecnici, non trovando nella vita delle persone un vuoto che giustifichi la loro necessità, impongono tale giustificazione con il fucile spianato. Se la realtà sociale non è matura per gli avanzamenti tecnici che bussano alla porta, tanto peggio per la realtà, perché gli avanzamenti la devasteranno. Il risultato è che la società intera viene trasformata dalla tecnologia come se avesse attraversato la guerra. Basta citare i grandi esodi, le quantità enormi di dati immagazzinate dalla moderna informatica e il gran numero di vittime di incidenti, suicidi o patologie moderne, e sembra che ogni giorno sia in corso una guerra, assolutamente fredda, negli scenari dell’economia, della politica e della vita quotidiana. Una guerra in cui si cerca continuamente la vittoria grazie alla superiorità tecnica delle automobili, i computer, le biotecnologie… Vista la natura della società capitalista, gli strumenti tecnici sempre più potenti non contribuiscono in alcun modo alla coesione sociale e allo sviluppo personale, già che la tecnologia serve solo ad armare la banda vincente. Per Benjamin, dunque, e per noi, “ogni guerra futura sarà una ribellione degli schiavi della tecnica.”

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Lezioni Sudamericane

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Di Atilio Borón. Fonte: Blog da consequência 11 novembre 2019. Titolo originale: O golpe na Bolívia: cinco lições.

La tragedia boliviana insegna chiaramente alcune lezioni che i nostri popoli e le forze sociali e politiche popolari dovrebbero apprendere e imprimere per sempre nella propria coscienza. Riassumo qui alcuni punti ripromettendomi di tornare più in dettaglio sulla cosa.

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Strambellati di Tutto il Mondo…

Plauto

Mi sa che Amore sia stato il primo ad inventar l’arte di tormentare gli uomini: è una constatazione che faccio su me stesso, in privato, senza bisogno d’andar fuori, giacché io son quello che supero e batto di cento canne tutti gli altri in materia di pene di cuore. Son sbattuto, straziato, tormentato, trambasciato; arrotato nella ruota dell’amore, meschinello, son spacciato; son tirato, strascinato, strambellato, sconquassato e ho il cervello ottenebrato. Dove sono, io non ci sono; e dove non sono, là è il mio cuore. E lo stesso va detto di tutti i miei pensieri: ecco, mi piace una cosa e di punto in bianco la non mi va più: così Amore si fa giuoco di me e del mio cuore affannato: mi scaccia, mi caccia; mi rintraccia, mi sbalestra, mi sequestra; m’incanta, mi accontenta: mi dà e non mi dà; mi corbella; mi invoglia e mi svoglia; e quando m’ha svogliato d’una cosa me la mette sotto il naso. Con me fa le matterie che può fare un mare: mi sconquassa il cuore innamorato e se non fosse che, povero me, non colo a picco, non c’è guaio che manchi alla mia dannazione. Per sei giorni di fila, mio padre m’ha tenuto sequestrato in villa e durante tutto questo tempo non ho potuto vedere la mia bella, infelice che sono! Oh, non è questa una storia da far pietà?

Plauto, da un frammento della Cistellaria

Il Fascino Discreto di Ponzio Pilato

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Di Giorgio Agamben. Originale pubblicato l’otto dicembre 2014 su Blog da Boitempo con il titolo Agamben: O fascínio discreto de Pôncio Pilatos. Traduzione di Enrico Sanna.

Pubblichiamo qui il testo che Giorgio Agamben ha preparato per la conferenza di presentazione del suo libro Pilato e Gesù nel contesto del seminario “Torino Spiritualità”, che l’anno scorso aveva come tema “Il valore della scelta”.


Perché Pilato? Perché questo uomo, governatore della Giudea tra il 26 e il 36, si è imposto con tanta forza alla mia attenzione, quasi obbligandomi a riflettere e a scrivere di lui senza posa, finché, interrompendo la stesura di un altro scritto, decido di portare a termine, in tre mesi frenetici, il pamphlet di cui sono venuto a parlare con voi?

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Resoconto delle Felicità

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Un filare di palme dall’ordine rassicurante segnava il confine ovest della piazza. Al centro c’era una grande aiuola, dove due bambini stavano correndo con la felicità di galeotti in libertà. Altre palme erano davanti alla stazione.

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