Contro la Teoria della Classe Disagiata

classe disagiata

Di Valerio Mattioli. Pubblicato originariamente su Che Fare il 22 settembre 2017.

Sei in volo verso Berlino o per la precisione verso Neukolln, che come tutti sanno è il quartiere dove le cose succedono. O forse stai andando a Peckham? Magari Ménilmontant? Poble Sec? Miera Iela? Mariahilf, Exarchia, Bairro Alto? Comunque: è uno squallido volo Ryanair con partenza da Ciampino, ma tuo nonno si poteva permettere al massimo un biglietto del tram per la gita fuori porta della domenica, quindi lo sai bene che quel tuo low cost da pezzenti vale tanto quanto un posto in prima classe. Ti aspetta un mondo di cocktail esotici miscelati da estrosi bartender tatuati, dotte disquisizioni sul rapporto tra Captain America: Civil War e guerra al Terrore, concerti indie per elettronichetta innocua e chitarrine intimiste, apericenacoli con focus su affinità & divergenze tra Lena Dunham e l’adattamento tv del Racconto dell’ancella, e pettegolezzi di quarta mano su Semiotext(e) che chi se ne frega che pubblica Paolo Virno (anche perché chi cazzo è costui?), l’importante è sapere chi scopa con chi perché hai visto I Love Dick? ecc ecc. Ti aspettano giorni di arte, di stile, di IPA, di spunti per sei o sette longform e di tanta, tanta Cultura.

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Trionfo e Crollo dell’uomo-lavoro

lavoratrice

Di Norbert Trenkle. Originale in tedesco pubblicato su krisis.org nel 2008. Traduzione spagnola di Silvia Said Algaba pubblicata il 24 marzo 2018. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

La crisi del lavoro è al contempo crisi della mascolinità moderna in quanto identità del moderno uomo borghese costituita e strutturata in qualità di uomo-lavoro: imprenditore, creativo, deciso, razionale, efficiente e obiettivo, sempre alla ricerca di un risultato misurabile. Questo non sempre deve accadere “con il sudore della sua fronte”. Dunque l’identità maschile moderna appare assolutamente flessibile: l’uomo in giacca e cravatta della giunta esecutiva, del consiglio di amministrazione o del governo è considerato uomo d’azione tanto quanto, se non di più, del lavoratore edile, dell’uomo alla catena di montaggio o al volante di un camion. Queste ultime professioni, ormai fuori moda come ideale dell’orientamento professionale maschile, sono riservate a chi non è riuscito a superare gli ostacoli sociali che si frappongono all’ascesa verso i piani alti. Simbolicamente, però, servono a rappresentare la vera mascolinità. Uomini muscolosi, seminudi, con in mano una grande chiave inglese o un martello, imbrattati d’olio ma per il resto completamente asettici, clean, davanti all’estetizzante officina di lavoro o al forno dell’inceneritore: sono queste le icone della mascolinità moderna.

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Terremoto nel Mercato Mondiale

Wasteland

Di Massimo Gaggini. Introduzione a: Norbert Trenkle, Terremoto nel mercato mondiale. Articolo del 20 dicembre 2015.

Questo testo introduce lo scritto di Norbert Trenkle “Weltmarktbeben” (Terremoto nel mercato mondiale), apparso nel maggio 2008 in Germania. Il saggio anticipa di pochi mesi lo scoppio vero e proprio della bolla finanziaria, descrivendone di fatto l’avvento e spiegandone con estrema chiarezza le cause più autentiche, che niente hanno a che fare con la vulgata consolatoria per la quale la crisi stessa sarebbe colpa di un esiguo numero di avidi speculatori che si appropria in modo parassitario delle ricchezze prodotte da altri.

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Gli Ultimi Feticci

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Di Paolo Lago. Originale pubblicato su Streifzüge l’otto agosto 2012 con il titolo Sulle ultime opportunità di salvare il sistema capitalistico oggi in Italia

Dove stai di casa, o rozzo che mai udisti dell’oro del Reno? ~ Wagner, L’anello del Nibelungo

Non siamo al peggio finché possiamo dire “questo è il peggio”. ~ Shakespeare, Re Lear

Nel 1975 così scriveva Censor, alias Gianfranco Sanguinetti, nel suo Rapporto Veridico sulle ultime opportunità di salvare il capitalismo in Italia: “La crisi di oggi non è una crisi economica ma è una crisi dell’economia, vale a dire del fenomeno economico nel suo insieme” ribadendo che “l’economia è entrata in crisi di per sé e, con movimento proprio, ha imboccato la via dell’autodistruzione”.

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Intelligenza Artificiale e Capitale

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Di Tomasz Konicz. Originale pubblicato su Exit il 18 febbraio 2018 con il titolo Inteligência Artificial e Capital. Traduzione italiana pubblicata su francosenia.blogspot.it.

“Quel gioco lì arriva anche al secondo livello?” (Nick Land)

L’umanità, è pronta a servire devotamente i robot, che ben presto saranno fra noi? Questa domanda, che spesso appare nei prodotti-spazzatura dell’industria culturale, potrebbe ben presto diventare abbastanza reale, secondo quella che è l’opinione di molti critici della ricerca sull’Intelligenza Artificiale (AI). Nel caso che i robot volessero ancora governare l’umanità – e non decidessero di volersi liberare rapidamente di questi irritanti “sacchi di carne”, facendo uno spietato remake del film Terminator.

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Le Sottigliezze Metafisiche della Merce

Pensiero unico

Di Anselm Jappe. Originale in spagnolo pubblicato su exit-online.org con il titolo Las sutilezas metafísicas de la mercancía. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Il mio intervento sarà molto diverso dagli altri fatti qui. Presentarsi ad un dibattito sulle merci per protestare contro l’esistenza delle merci stesse può apparire tanto insensato quanto partecipare ad un congresso di fisica per contestare l’esistenza del magnetismo o della gravità. In genere, l’esistenza delle merci è considerata un fatto del tutto spontaneo, almeno nelle società sviluppate, e la sola questione è cosa farci. Certo possiamo affermare che nel mondo c’è chi ha troppo poche merci e che occorrerebbe che ne avesse di più, o che ci sono merci malfatte, inquinanti o pericolose. Ma questo non dice nulla sulle merci in quanto tali. Certo si può disapprovare il “consumismo” o il “commercialismo”, chiedere che le merci stiano al loro posto e non invadano altri territori, come ad esempio il corpo umano. Ma sono osservazioni dal sapore moralista, appaiono “antiquate”, ed essere antiquati è l’unico crimine intellettuale ancora esistente. Per il resto, quelle rare volte che apparentemente si pongono in discussione le merci, la società moderna rievoca i misfatti di Pol Pot e il discorso finisce lì. Le merci sono sempre esistite e sempre esisteranno, cambia solo la distribuzione, dunque.

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