Make Critical Theory Great Again

fabbrica abbandonata

A cura del Collettivo Jaggernaut. Pubblicato il 27 maggio 2019 su L’Anatra di Vaucanson.

Pubblichiamo qui la presentazione del primo numero della rivista Jaggernaut, uscito da poco in Francia. La rivista orbita nell’area della Wertkritik (Critica del valore), rispetto alla quale vuole rappresentare un punto di riferimento e un momento di approfondimento. Per maggiori info, invitiamo a visitare la loro pagina web a questo indirizzo: http://www.palim-psao.fr/2019/04/parution-le-26-avril-du-1-de-la-revue-jaggernaut.crise-et-critique-de-la-societe-capitaliste-patriarcale-editions-crise-critique.htm [La redazione di L’Anatra di Vaucanson].

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Vivere alla Fine del Giorno

decrescita

Di Jack Orlando. Fonte: Carmilla Online 30 maggio 2019.

È possibile definire grande democrazia un paese dove la polizia uccide quasi mille persone l’anno? Dove i tassi di malnutrizione infantile, povertà cronica e violenza endemica sono gli stessi di un teatro bellico?

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Guasto è il Mondo

Tony Judt

Alessandro Visalli

Tony Judt era uno storico americano di origine britannica, tra i maggiori intellettuali di lingua inglese, specializzato in storia europea e professore a Cambridge, Oxford, Berkley e New York University. Nel 2008, quando aveva 60 anni, gli fu diagnosticata la SLA che lo portò alla morte dopo solo due anni. Nel suo ultimo anno di vita Judt, mentre era paralizzato dal collo in giù, con presumibile grande sforzo ed assoluta determinazione scrisse questo libro che va considerato dunque il suo lascito a noi che gli sopravviviamo.

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Il Sogno Infranto del Sudafrica

ZLATKOVSKY

Di Michael Roberts. Fonte: The Next Recession, 7 maggio 2019. Titolo originale: South Africa: the dashing of a dream. Traduzione di Enrico Sanna.

Domani in Sudafrica ci saranno le elezioni, a venticinque anni dalla fine dell’apartheid, sei anni dopo la morte di Nelson Mandela. In questi venticinque anni, le aspirazioni e le speranze di tanti sudafricani di colore (il 90% di una popolazione di 58 milioni di abitanti), e dopotutto anche di tanti bianchi, sono state disattese. In questi venticinque anni, la maggioranza della popolazione non ha visto alcun visibile miglioramento in termini di stile di vita, istruzione, sanità e servizi pubblici. Anzi per tanti, soprattutto giovani di colore, le cose sono peggiorate. Le disparità di reddito, ricchezza e possedimenti terrieri sono esasperanti; la corruzione del governo e del partito della maggioranza nera, l’African National Congress (Anc), è fortissima.

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L’arca di Mr Dax

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Gestire la crisi in nome del popolo

Di Jan Luschach. Originale pubblicato su obeco-online con il titolo Gestão da crise para o povo. Traduzione di Enrico Sanna.

Visto che la crisi fondamentale non si riflette più solo in periferia ma anche direttamente nei centri occidentali, dove la classe media attende il prossimo collasso col fiato sospeso, anche le convulsioni sociali si fanno sempre più pressanti nella loro elaborazione ideologica. Chi ancora non è pronto a tradurre la furia ideologica in violenza fisica si accontenta, per ora, degli scritti, che spuntano come funghi, di opinionisti e media indipendenti. Tra questi troviamo l’esperto di finanza Dirk Müller, più noto come Mr Dax. Autore di un best-seller pubblicato da Spiegel, intervistato spesso e volentieri, Müller è una figura così precisa, così esagerata della tarda ideologia postmoderna che sembra quasi una caricatura di se stesso. Il fine di questo articolo è di fornire un suo ritratto.

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Passavano i Treni

his story

Yoruba piegò dietro la canonica. Attraversò una stretta discesa e si fermò poco prima del punto in cui il filare dei sorbi impediva di arrivare al torrente. Il cielo era denso di uccelli. Dovevano essere centinaia. Volavano, si posavano sui sorbi, poi volavano. I sorbi respiravano. L’aria respirava. Gli uccelli respiravano. Vedendo Yoruba che arrivava, la nuvola si posò sui sorbi. Cominciò una breve meditazione urlata. Uno di loro, una sorta di tribuno degli uccelli, strillò più degli altri. Il comando dovette apparire irresistibile. Gli uccelli ripresero a volare in ordine informale. Facevano sempre così. Sempre uguali.

Là presso i sorbi c’era un vecchio tronco. Yoruba ci girò attorno. Lo studiò. Sotto c’era uno scavo, come una bocca senza denti. Andò sopra il tronco e picchiò con la scure. Gli piacque subito. Faceva di lui una sorta di figurina mitologica.

Dal tronco usciva uno strano liquido che sembrava un decotto. Era curioso. Lui guardò in silenzio. Non gli veniva in mente nulla. Cadde, è ovvio. Prima però ebbe una curiosa convulsione. Fece un gesto strano. Come per prendere un piede e metterlo sulla spalla. Poi scivolò sotto il tronco. Improvvisamente gli apparve il cielo. E gli uccelli che volavano indifferenti.

Passavano i treni. E portavano il sud.

Pensò che forse avrebbe dovuto rialzarsi. Ma c’era il cielo che lo teneva per le spalle. E la terra, che era tiepida. E gli uccelli. E i sorbi, che erano nel cielo anche loro. E poi il tronco faceva una cosa rassicurante. Gli sembrò un’entità materna. Quasi si vergognò di essere andato lì con l’intenzione di fargli del male. Il mondo era così asimmetrico. Ora lui avrebbe dovuto uscire da lì. Rimase immobile.

Pensò che se fosse uscito tutto sarebbe tornato normale.

Da: Enrico Sanna, Yoruba