La Privatizzazione del Mondo

priva agua

Di Robert Kurz. Originale pubblicato sulla Folha de S. Paulo il 14 luglio 2002 con il titolo Modernidade Autodevoradora. Traduzione dallo spagnolo di Enrico Sanna.

Si pensa che la natura esistesse già prima dell’economia moderna. Da qui il fatto che la natura sia gratis, senza prezzo. È questo che distingue le cose naturali, non lavorate dall’uomo, da quelle ottenute tramite la produzione sociale, che non rappresentano la natura “in sé” ma la natura trasformata dall’attività umana. Questi “prodotti”, a differenza dei prodotti naturali puri, non sono mai stati di libero accesso. Sono sempre stati soggetti, secondo vari criteri, ad un modo di distribuzione organizzato socialmente. Nella modernità, è la forma di produzione delle merci a regolare questa distribuzione nel mercato, secondo criteri che comprendono il denaro, il prezzo e la domanda (solvente). Ma è una questione antica il fatto che l’organizzazione della società tenda ad ostruire il libero accesso ad un gran numero di risorse naturali preumane. Questa appropriazione, nelle sue varie forme, prende lo stesso nome di ciò che viene prodotto con l’attività sociale: “proprietà”. È un qui pro quo: altrimenti liberi, i prodotti della natura non elaborati dall’uomo sono trattati esattamente come se fossero il risultato delle forme organizzative sociali, e dunque soggetti alle stesse restrizioni.

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L’Italia e quel Fatto di Firenze

fattofirenze

Di Davide Ferrario. Pubblicato originariamente su Doppiozero l’otto marzo 2018.

I commenti sulle elezioni confinano i fatti di Firenze nelle pagine interne, con tendenza alla minimizzazione. Eppure il destino ha servito su un piatto d’argento, a chi vuole leggerlo, il commento antropologico più chiaro allo stato del paese, di cui i risultati delle urne sono una conseguenza.

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C’era una Volta in America

onceupontime

Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 29 febbraio 2016 con il titolo Once Upon a Time in America. Traduzione di Enrico Sanna.

C’è un mito che da secoli è al centro della cultura politica inglese. Dice: Prima che arrivassero i conquistatori normanni ad imporre il feudalesimo, l’Inghilterra anglosassone era un luogo idillico governato dalle “buone leggi di re Edoardo il Confessore”, i liberi tribunali proteggevano gli antichi diritti degli inglesi, e ognuno valeva quanto gli altri ed era meglio della maggioranza. A questa versione idealizzata dell’antica costituzione anglosassone, e della Magna Carta come tentativo di riportarla in vita, si è fatto appello durante la Guerra Civile Inglese, la Gloriosa Rivoluzione del 1688 e nei movimenti politici riformisti da allora in poi. Per lo più si trattava di cose senza senso che hanno poco a che spartire con la storia. Ma è probabile che fosse più aderente alla realtà di quanto non lo sia il mitico passato rivisto da Hillary Clinton.

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Resistere alla Riduzione

singulitarian

Di Jōichi Itō. Originale pubblicato su Che Fare il 18 febbraio 2018. Traduzione italiana di Francesco Monico.

Il manifesto di Joi Ito nasce da un precedente progetto di manifesto che l’imprenditore, attivista, ‘venture capitalist’ e direttore del MediaLab del MIT voleva utilizzare per innescare un dibattito pubblico sul concetto di singolarità tecnologica. Ma quando il famoso editor dei ‘diggerati’ John Brockman invita lo stesso Ito a leggere e discutere Introduzione alla cibernetica – L’uso umano degli esseri umani, di Norbert Wiener per partecipare con il suo illustre gruppo di pensatori a un libro collaborativo, Ito si focalizza su un progetto di condivisibilità dello spazio vitale e della noosfera tra essere umano e macchine.

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Amazon e il suo Monopolio

amazon slaves

Di Alessandro Visalli. Pubblicato originariamente su Tempo Fertile il  22 ottobre 2017.

Nel Trono di Spade un uomo che non è più tale conduce in modo irresistibile uno strano esercito: ogni nemico sconfitto ne diventa automaticamente parte, e tra i membri ed il nemico c’è una barriera insuperabile, … sono morti.

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Ma Dimmi Tu Questi Negri

madimmitu

Originale pubblicato su Casteddu Online il 17 agosto 2017.

“Ma dimmi tu questi negri”: facebook censura poeta cagliaritano. Ripetutamente il noto social network cancella la poesia di Andrea Ivaz Melis, poeta cagliaritano. Numerosi i tentativi di rilanciare la poesia da parte di tanti utenti. “Ho perso il conto”, scrive Melis nella propria pagina facebook, “tra prima e dopo la cancellazione una poesia che prova a contrastare il razzismo imperante ha girato molte migliaia di persone. E continua a farlo dopo una settimana.

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