Dimissioni da Cittadino

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Manifesto per l’evacuazione dell’ordine

Di Santiago López Petit. Fonte: baierle, 19 maggio 2017. Titolo originale: ¿Y si dejamos de ser ciudadanos? Traduzione di Enrico Sanna.

Ci interpellano in qualità di cittadini

Il cittadino oggi non è un uomo libero. Il cittadino non è più l’uomo libero che vuole vivere in una comunità libera. La coscienza politica, che non si insegna ma si conquista, è scomparsa gradualmente. Non poteva essere altrimenti. Lo spazio pubblico è diventato una strada piena di negozi aperti a tutte le ore, un programma televisivo in cui un imbecille ci spiega in dettaglio perché si è separato dalla moglie. La scuola, dal canto suo, non è tenuta a promuovere alcuna coscienza critica, ma il semplice apprendimento delle “corrette” regole di condotta del cittadino, varietà di una pretesa “educazione alla cittadinanza”. Anche le lotte politiche sembrano scomparse da un mondo in cui esistono solo vittime di catastrofi diverse (economiche, ambientali, naturali…). Per questo i politici, rivolgendosi a noi, e riempiendosi la bocca di appelli alla partecipazione, continuano a chiamarci cittadini. Perché? Perché si tiene in vita una parola che, poco per volta, ha perso tutta la sua energia politica?

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Neofascismo, Neoantifascismo?

scuola fascista

Una lettura dell’ultimo saggio di Franco Cardini

Francesco Paolella

Franco Cardini, Neofascismo e neoantifascismo, La Vela, Viareggio 2018, 248 pagine

Dipende certo dal tipo di frequentazioni (digitali e fisiche) che si hanno e dal tipo di letture che si fanno, ma a me sembra che mai come ora ci sia in giro una vera ossessione per il “fascista” (fascista di lotta o fascista di governo). Ancora di più, se possibile, che negli anni Settanta, gli anni dell’antifascismo militante. Fino a qualche mese fa, ci poteva essere la scusa delle elezioni politiche: suscitare la paura per un “pericolo fascista” avrebbe potuto servire per compattare e, magari, far incrementare un nuovo fronte popolare. È anche vero che c’è sempre una campagna elettorale alle porte, quindi può trattarsi – quello della perenne allerta antifascista – di un discorso che rimane, ininterrotto.

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Iperaridità

Teenager depressed sitting inside a dirty tunnel

James DeMeo (Direttore, Laboratorio di Ricerca Biofisica sull’Orgone, PO Box 1148 Ashland, Oregon 97520 USA. demeo@mind.net) Traduzione di Ario Libert

Riassunto

Attraverso un’analisi sistematica dei dati antropologici su 1170 culture a livello di sussistenza, abbiamo correlato e sviluppato dei modelli geografici globali delle istituzioni sociali di comportamento patristici, corazzati, violenti, traumatici, dolorosi e repressivi che impediscono i legami madre-figlio e uomo-donna. Quando i dati sul comportamento sono stati cartografati, abbiamo scoperto che la cintura desertica iperarida circondante l’Africa del Nord, il Vicino Oriente e l’Asia centrale, che io chiamo Saharasia, possiede la più vasta estesa territoriale delle istituzioni sociali e dei comportamenti patristi più estremi sulla Terra. Abbiamo scoperto che le regioni più lontane dalla Saharasia, in Oceania e nel Nuovo Mondo, possiedono i comportamenti più matristi, non corazzati e dolci che sostengono e proteggono i legami madre-figlio e uomo-donna. Una rivista sistematica dei materiali archeologici e storici suggerisce che il patrismo si è sviluppato in primo luogo in Saharasia all’incirca 4000 anni prima della nostra era, l’epoca di una transizione ecologica maggiore da condizioni relativamente umide di praterie-foreste verso condizioni di deserto arido. Dei modelli di popolamento e di migrazione dei popoli patristi sono stati delineati, a partire dai loro focolari più antichi in Saharasia, allo scopo di spiegare l’apparizione successiva del patrismo nelle regioni situate fuori dalla Saharasia. Prima dello stabilirsi di condizioni di siccità in Saharasia, la prova dell’esistenza del matrismo è ampiamente estesa, mentre quella del patrismo in generale inesistente. È provato che il matrismo costituisce la forma più antica, più primitiva e più innata di comportamento umano e dell’organizzazione sociale, mentre il patrismo, perpetuato attraverso istituzioni sociali traumatizzanti, si è innanzitutto sviluppato tra gli Homo Sapiens in Saharasia, sotto la pressione di una desertificazione e di una carestia durissime e da migrazioni forzate. Le osservazioni psicologiche di Wilhelm Reich permettono di comprendere il meccanismo attraverso il quale i comportamenti patristi (corazzati, violenti) si sono stabiliti e sono proseguito a lungo dopo che il trauma iniziale era passato.

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La Macchina Celibe

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Antonio Bisaccia

Io non voglio essere un prodotto del mio ambiente,
voglio che il mio ambiente sia un mio prodotto.
~ Martin Scorsese, The Departed – il bene e il male

​Lorenzo Fioramonti, Presi per il Pil. Tutta la verità sul numero più potente del mondo, L’Asino d’oro edizioni, Roma 2017, pp. 193, euro 17

Durante l’ondata di contestazione che ha avuto luogo in Francia tra novembre e dicembre 2018, conosciuta come «gilets jaunes», sono emerse le rivendicazioni più diverse. Un contestatore ha detto ai giornalisti: “È urgente preoccuparsi del benessere dei cittadini. Si deve parlare finalmente di potenziale interno di felicità e non del prodotto interno lordo. Ecco che cosa migliorerebbe la produttività. Oggi non si parla più di felicità, ma di remunerazione degli azionisti”.

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Resistenza Viscerale

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Achille Mbembe

Critica della Ragione Negra di Achille Mbembe, pubblicato da Ibis, è un trattato paragonabile per ampiezza a Orientalismo di Edward Said. È prima di tutto una ricerca archeologica del pensiero eurocentrico che ha costruito un’idea dell’Africa come continente cannibale, barbario, territorio che può offrire unicamente (ancora oggi) uomini-cose-merci al capitalismo, di cui rappresenta il lato oscuro.

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Rivoluzione o Stato?

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Di James C. Scott. Fonte: Seeing Like a State. Traduzione di Enrico Sanna.

Al Lenin di Che Fare si contrappone spesso quello più tardo di Stato e Rivoluzione per dimostrare che esiste uno slittamento sostanziale di opinione nel modo in cui vedeva la relazione tra il partito dell’avanguardia e le masse. Non c’è dubbio che gran parte del tono di Lenin in questo pamphlet, scritto a velocità supersonica tra agosto e settembre 1917, dopo la rivoluzione di febbraio e poco prima della rivoluzione di ottobre, difficilmente si concilia con quello del precedente testo del 1903. C’erano importanti ragioni tattiche in quanto, nel 1917, Lenin avrebbe preferito incoraggiare il più possibile l’azione rivoluzionaria popolare autonoma. Lui e altri bolscevichi erano preoccupati dal fatto che molti lavoratori, ora diventati padroni delle fabbriche, assieme a molti russi delle città, potessero perdere la foga rivoluzionaria, permettendo così al governo provvisorio di Kerensky di prendere il controllo e bloccare i bolscevichi. Per i rivoluzionari di Lenin, tutto dipendeva dalla destabilizzazione del regime di Kerensky, anche se le masse non obbedivano affatto alla disciplina bolscevica. Non meraviglia se, ancora agli inizi di di novembre, prima che i bolscevichi consolidassero il potere, Lenin parlava ancora come un anarchico: “Il socialismo non nasce per ordine dall’alto. L’automatismo burocratico di stato è alieno al suo spirito. Il socialismo è vita, creatività, è la creatura delle stesse masse popolari.”

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