59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Ancora Bugie da Washington

[Di Paul Craig Roberts. Originale pubblicato su paulcraigroberts.org il 30 settembre 2014 con il titolo More Washington Lies. Traduzione di Enrico Sanna.]

Imperialismo americano

Hong Kong:

Qualunque cosa stia accadendo a Hong Kong, non ha niente a che fare con quello che dicono i giornali e le televisioni occidentali. I loro servizi propagandano la protesta spacciandola per conflitto tra il governo tirannico cinese e chi chiede la democrazia.

Ming Chung Tang, sul canale informativo alternativo CounterPunch, dice che la protesta è contro le politiche economiche neoliberali che distruggono le prospettive per chiunque tranne l’uno per cento. In altre parole, la protesta sarebbe imparentata con quella americana del movimento Occupy Wall Street.

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La Realtà “Eccezionale” dell’America

[Scritto dal Reverendo William E. Alberts. Compendio di un articolo pubblicato su Yemen Times il 24 aprile 2014 con il titolo America’s “Exceptional” Reality. Edizione e traduzione di Enrico Sanna.]

Matrimonio afgano

Matrimonio afgano

Parlando della maratona del 21 aprile, la stampa tradizionale è tutta concentrata sulle vittime della maratona di Boston dell’anno scorso. Questo basta per distrarre l’attenzione della gente da ciò che il governo fa a innumerevoli persone nel nome nostro, che poi è ciò che spinge i cosiddetti “terroristi” a colpire gli americani.

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Le Finte Elezioni Afgane

[Di Eric Margolis. Originale pubblicato su lewrockwell.com il 5 aprile 2014 con il titolo Another Fake Afghan Election. Traduzione di Enrico Sanna.]

Le nuove elezioni afgane sono un imbroglio. Un gruppo di candidati, scelti dagli Stati Uniti, finge di competere in una elezione il cui esito è già stato deciso… da Washington.

Tra i candidati ci sono politici istruiti dagli Stati Uniti e signori della guerra e del narcotraffico del nord tagicco e usbeco. Davanti a tutti Rashid Dostam, grande criminale di guerra e principale alleato della Cia, che ordinò il massacro di oltre 2.000 prigionieri talebani.

Le basi su cui Washington spera di mettere su una “democrazia” afgana che continui ad accettare truppe e forze aeree americane sono corrotte. Le tribù pashtun, che rappresentano la maggioranza, hanno poca voce nella buffonata elettorale.

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I Caduti di Kabul e il Cuoco di Cesare

[Di Franco Cardini. Pubblicato su Islam-Online.net il 25 settembre 2009.]

Bush e ObamaSe lo domandava molto tempo fa il vecchio Bertolt Brecht: Giulio Cesare ha conquistato tutta la Gallia: ma non aveva nemmeno un cuoco? Gli fece eco, anni più tardi, il nostro Lucio Dalla in Itaca: “Capitano, che hai negli occhi – il tuo splendido destino – pensi mai al marinaio – a cui mancan pane e vino? – Capitano, che hai trovato – principesse in ogni porto, – pensi mai al rematore – che sua moglie crede morto?”. È una bella canzone, questa di Dalla: un po’ vecchia ormai, ma adatta a chi corre l’avventura in paesi lontani. Chissà se la conoscono, i nostri parà in Afghanistan. Fra l’altro, farebbe molto al caso loro: e al nostro. Lo dico perché anch’io ho seguito, il 20 settembre, il rientro dei nostri ragazzi caduti. Sono un vecchio ex ufficiale d’aeronautica, i parà li conosco e li amo.

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Afganistan: Introduzione all’Imperialismo Britannico

[Di Eric Margolis. Originale pubblicato il 7 dicembre 2013 su lewrockwell.com con il titolo Afghanistan: British Imperialism 101. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Elyzabeth Butler, Remnants of an Army, 1841. William Brydon, unico sopravvissuto di una ritirata inglese di 4.000 soldati e 14.000 civili in Afghanistan.

Se qualcuno si chiede cos’ha in serbo per il futuro per l’Afganistan basta che guardi a come l’impero britannico governò l’Iraq negli anni venti. Come disse Shakespeare, “il passato non è che un prologo”.

L’impero britannico creò lo stato dell’Iraq dopo la prima guerra mondiale al fine di assicurarsi i vasti giacimenti petroliferi che erano diventati di importanza vitale per la Royal Navy. Per controllare questa nazione tumultuosa, la Gran Bretagna impose un re fantoccio, Faisal, e creò un esercito composto da indigeni e comandato da ufficiali britannici.

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