Dimissioni da Cittadino

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Manifesto per l’evacuazione dell’ordine

Di Santiago López Petit. Fonte: baierle, 19 maggio 2017. Titolo originale: ¿Y si dejamos de ser ciudadanos? Traduzione di Enrico Sanna.

Ci interpellano in qualità di cittadini

Il cittadino oggi non è un uomo libero. Il cittadino non è più l’uomo libero che vuole vivere in una comunità libera. La coscienza politica, che non si insegna ma si conquista, è scomparsa gradualmente. Non poteva essere altrimenti. Lo spazio pubblico è diventato una strada piena di negozi aperti a tutte le ore, un programma televisivo in cui un imbecille ci spiega in dettaglio perché si è separato dalla moglie. La scuola, dal canto suo, non è tenuta a promuovere alcuna coscienza critica, ma il semplice apprendimento delle “corrette” regole di condotta del cittadino, varietà di una pretesa “educazione alla cittadinanza”. Anche le lotte politiche sembrano scomparse da un mondo in cui esistono solo vittime di catastrofi diverse (economiche, ambientali, naturali…). Per questo i politici, rivolgendosi a noi, e riempiendosi la bocca di appelli alla partecipazione, continuano a chiamarci cittadini. Perché? Perché si tiene in vita una parola che, poco per volta, ha perso tutta la sua energia politica?

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Malati e Dannati

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Di Walker Storz. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 18 aprile 2018 con il titolo The Sick and the Damned. Traduzione di Enrico Sanna.

Capivo che la differenza tra sani e malati era così profonda da annullare ogni differenza in termini di intelligenza o razza.” ~ F. Scott Fitzgerald, Il Grande Gatsby

Se il capitalismo produce inevitabilmente il suo angelo sterminatore, produce anche quegli spettri che contengono il germe della sua fine, perseguitano il capitalismo e sono rappresentati da potenzialità e possibilità negate. La malattia è uno di questi spettri. Il capitalismo produce inevitabilmente malattia sotto forma di alienazione fisica e mentale. Il capitalismo comunicativo, o finanziario, accelera questo deterioramento sia del corpo sociale che dei singoli individui che si dibattono nel turbine.

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La Superprogrammazione

ventricolare

Di Ivan Illich. Estratto da La Convivialità, Edizioni RED, 1993.

In quale ambiente il bambino di New York vede la luce? In un insieme complesso di sistemi che significano una cosa per quelli che li progettano e un’altra per chi ne fa uso. Posto a contatto con migliaia di sistemi, ai loro punti terminali, l’uomo di città sa forse servirsi del telefono e del televisore, della legge e delle assicurazioni, ma non sa come funzionano. L’acquisizione spontanea del sapere è limitata ai meccanismi di adattamento a un comfort massificato. L’uomo di città è sempre meno in grado di farsi tanto le sue cose quanto le sue idee. Far da mangiare, far la corte o fare l’amore, tutto diventa materia d’insegnamento. Deviato dall’educazione e verso l’educazione, l’equilibrio del sapere si disgrega. Sappiamo ciò che ci è stato insegnato, ma non impariamo più da noi stessi. Sentiamo d’aver bisogno di essere educati.

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