Il Disastroso Manifesto degli Studenti di Parkland

polizia a scuola

Di Jane Louise. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 28 marzo 2018 con il titolo Everything Wrong with the Parkland Student’s Manifesto. Traduzione di Enrico Sanna.

Sabato 24 marzo gli studenti della scuola di Parkland sopravvissuti alla strage hanno guidato migliaia di persone in una “Marcia per la Nostra Vita” contro la violenza armata. Il giorno prima avevano pubblicato un loro “manifesto”, un elenco di richieste intese a prevenire future violenze. La violenza atterrisce, e vivere una di queste stragi scolastiche lascia un trauma che pochi di noi possono capire. Detto ciò, un elenco di proposte dettate dalla paura, scritte senza considerare attentamente le conseguenze indesiderate, serve solo a menare il can per l’aia. Questi i problemi insiti nelle proposte avanzate dagli studenti di Parkland:

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Lo Stramassacro

immondezza atomica

Il costosissimo arsenale nucleare del Pentagono

Di William D. Hartung. Originale pubblicato sul Mises Institute il 30 novembre 2017 con il titolo Massive Overkill: The Pentagon’s High-Priced Nuclear Arsenal. Traduzione di Enrico Sanna.

Fino a poco tempo fa, pochi si svegliavano con l’incubo della minaccia nucleare. La cosa sembrava un relitto della guerra fredda, associata a pratiche desuete come i rifugi antiatomici e le posizioni “accucciate”.

Ma diamo credito a Donald Trump. In materia di nucleare, ha attirato l’attenzione. Ha risvegliato le paure, se non l’allarme, sul possibile ritorno di tali armi dopo la volta del 6 e 9 agosto 1945. Questo è ciò che accade quando l’uomo nell’ufficio ovale comincia a minacciare di far piovere “fuoco e fiamme come il mondo non ne ha mai visto prima” su un altro paese o, come ha oscuramente fatto durante la campagna elettorale, dichiara che in fatto di ordigni atomici “per me la devastazione è molto importante”.

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L’esplosione della Modernità

guerre

Di Robert Kurz. Preso da facciamosinistra.blogspot.it il 24 marzo 2016. Originale pubblicato sulla rivista Jungle World, il 9 gennaio 2012.

Continua ad imperversare con una tenacia irriducibile la bufala illuminista, secondo cui il sistema produttore di merci della modernità avrebbe la sua origine in un “processo civilizzatore” (Norbert Elias), che, contrariamente alla cultura del ferro e fuoco del Medioevo, sarebbe invece il prodotto del commercio e degli scambi pacifici, della diligenza borghese e civica, della curiosità scientifica, delle audaci scoperte e delle invenzioni foriere di benessere. Ed il portatore di tutte queste belle cose dovrebbe essere considerato il moderno “soggetto autonomo”, il quale si sarebbe emancipato dai condizionamenti corporativi ed agrari per arrivare così alla “libertà dell’individuo”. E sarebbe soltanto una sfortunata coincidenza, quella per cui un modo di produzione nato da un ammasso talmente concentrato di virtù e di progresso si caratterizzi a partire dalla povertà di massa e dall’immiserimento globale, dalle guerre e dalle crisi mondiali, così come dalla distruzione di questo mondo stesso.

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O Burro o Cannoni

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Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

Se la crescita industriale della Russia ha qualche significato, si riferisce principalmente all’industria degli armamenti. E lo stesso si può dire di tutto il mondo capitalista. L’industria degli armamenti è oggi il lubrificante dell’intero sistema e cresce più della produzione di beni di consumo proprio perché è l’unico settore che può coesistere con il depauperamento dello stile di vita. Cannoni, carrarmati, aerei, armi di ogni genere sono un’esplosione di spreco.

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No, NON è “Il Soldato”

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[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il il 30 maggio 2016 con il titolo No, It’s NOT “the Soldier”. Traduzione di Enrico Sanna]

Ad ogni Memorial Day e Veteran’s Day, gli americani subiscono infinite repliche di una poesia “ispirata” (servile e stupida) scritta da Charles Province nel 1970: “Il Soldato”. “È il Soldato, e non il prete, che ci ha dato la libertà religiosa.” La poesia ribadisce lo stesso principio base a proposito di una serie di altre libertà: Non è il giornalista che ci ha dato la libertà di stampa, né l’organizzatore del campus che ci ha dato la libertà di protesta, né l’avvocato che ci ha dato il diritto ad un equo processo; in tutti i casi è (come avrete già capito) il Soldato “che ci ha dato” le nostre libertà.

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Le Guide Spirituali di Isis: Sas, Blackwater, MI6, Cia

[Di comidad. Pubblicato il 22 gennaio 2015 su Comidad.org.]

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Uno dei miti più sacri del Sacro Occidente riguarda il controllo che l’opinione pubblica eserciterebbe sui propri governanti. Come spesso capita, la realtà è l’esatto contrario; perciò tocca assistere a repentini cambi di alleanza e di nemico in base alle esigenze affaristiche del momento, e la gran parte dell’opinione pubblica si adatta al ruolo di banderuola. A far da collante nel caos delle contraddizioni della propaganda occidentale rimane, costante ed immutabile, il razzismo, la convinzione imperscrutabile, da trasmettere alle masse, di una missione da compiere per rieducare i barbari del pianeta. Un educazionismo a base di bombardamenti.

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