Di Nuovo sulla Linea del Colore

villaggio

Sofia Bacchini

Alla fine dell’ottocento, il sociologo statunitense W. E. B. Du Bois – attivista per i diritti degli afroamericani e poi tra i fondatori del movimento panafricano – attraverso un’inchiesta sul ghetto nero di Philadelphia elabora il concetto della linea del colore. La razza era un dispositivo materiale che assegnava gli individui alle diverse classi sociali in base al colore della pelle, determinando una società di tipo selettivo, delle soggettività sottomesse e un’idea di cittadinanza gerarchizzata sulla linea del colore. E la razza, oggi, è anche dispositivo simbolico: determina un progetto politico ed economico che deve impregnare le rappresentazioni per poter essere funzionale ed efficace. Il migrante è alla base stessa dei meccanismi di inclusione ed esclusione dalla comunità, andando a toccare la sua stessa identità.

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Dispositivi di Potere Biopolitico: Il Filo Spinato

auschwitz

[Di Armando Lancellotti. Articolo pubblicato il 21 maggio 2017 su Carmilla Online.]

Olivier Razac, Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere, Ombre Corte, Verona, 2017, pp. 158, € 14,00

Quella che il maître de conférences in filosofia presso l’Università di Grenoble Olivier Razac propone in questo saggio – pubblicato in Francia per la prima volta nel 2000, poi una seconda volta nel 2009 e recentemente tradotto in Italia da Ombre Corte – è una tanto dettagliata quanto interessante analisi di un dispositivo di potere di per sé elementare e quasi primitivo, ma al contempo efficacissimo, per semplicità di realizzazione e flessibilità di utilizzo ed eccezionalmente conveniente nel rapporto costi-risultati e pertanto del tutto confacente alle esigenze e alle logiche economico-produttive del mondo moderno e della società capitalistica. A questo si aggiunga che, come ogni apparato o struttura di potere, dal piano fisico dell’esercizio impositivo della forza sulla carne viva dei corpi degli uomini e sulla materialità delle cose, esso subito si trasferisce in quello immateriale e figurativo dell’immaginario collettivo, assumendo e producendo significati simbolici che lì stabilmente si depositano. Questo strumento di controllo dei corpi e dello spazio, di delimitazione e separazione, di respingimento e difesa, di imposizione e appropriazione, di recinzione e reclusione è il filo spinato.

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Danni Collaterali

Bauman: addio umanità, schiavizzata da un’élite di parassiti

[Di Ninco89. Pubblicato su La Verità di Ninco Nanco il 19 gennaio 2017.]

«Le opere di Bauman, che, per quanto fortunate editorialmente, sono state cibo per pochi, purtroppo, sono un tesoro cui attingere per comprendere le ingiustizie del tempo presente, denunciarle, e se possibile, combatterle». Così Angelo d’Orsi ricorda su “Micromega”, all’indomani della sua scomparsa, il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, massone progressista e celebrato teorico della “società liquida”: «Il messaggio che ci affida è appunto di non smettere di scavare sotto la superficie luccicante del “mondo globale”, come ce lo raccontano media e intellettuali mainstream, che non solo hanno rinunciato al ruolo di “legislatori”, trasformandosi compiutamente in meri “interpreti”, ossia tecnici, ma sono diventati laudatores dei potenti». Nato a Poznan nel 1925, Bauman aveva attraversato il “tempo di ferro e di fuoco” dell’Europa fra le due guerre, «tra nazismo, stalinismo, cattolicesimo oltranzista, antisemitismo». Di origine ebraica, «si era allontanato dalla sua terra, per sottrarsi proprio a una delle tante ondate di furore antiebraico, che da sempre la animano». Era stato comunista militante, poi allontanatosi dal marxismo canonico, fino alla “scoperta” di un grande italiano, Antonio Gramsci, «che lo aveva aiutato a leggere il mondo con occhi nuovi», rispetto alla vulgata marxista-leninista e alle scienze sociali angloamericane.

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Quando non Servivano Passaporti o Visti

migranti

[Di Speranta Dumitru. Originale pubblicato su The Conversation il 27 settembre 2016 con il titolo When world leaders thought you shouldn’t need passports or visas. Traduzione di Enrico Sanna.]

In un’epoca di forti restrizioni alle migrazioni, il passaporto sembra una naturale prerogativa dello stato. Abolire i passaporti è quasi impensabile. Ma ancora nel ventesimo secolo gli stati consideravano la loro “abolizione totale” un obiettivo importante, argomento anche di varie conferenze internazionali.

La prima conferenza sul passaporto si tenne a Parigi nel 1920, sotto gli auspici della Lega delle Nazioni (predecessore delle Nazioni Unite). La restaurazione del regime prebellico della libertà di movimento era tra gli obiettivi della Commissione per le Comunicazioni e il Transito.

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Gli Scafisti Sono Eroi

[Di Enrico Sanna]

balseros

L’altro giorno, centinaia di persone sono morte mentre tentavano di attraversare il tratto di mare che collega l’Africa all’Italia. Subito dopo aver asciugato le lacrime di coccodrillo, quel brigantame che passa per voce civile ha intonato il suo pezzo classico: Dàgli agli scafisti! Sono crrriminali! Prrrofittano sulla pelle degli altri!

Gli scafisti, in quel cassonetto lessicale che è l’italiano di comodo, sarebbero quelli che maneggiano le barche che portano questi esseri umani colpevoli di avere, come diceva qualcuno, la pelle due gradi troppo scura. Sono, insomma, persone che hanno la capacità di maneggiare una barca. Sono barcaioli, pescatori, battellieri. Chiamateli come volete.

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Il Problema Conoscitivo delle Prerogative

[Di Nathan Goodman. Originale pubblicato su LibertyMinded il 29 luglio 2013 e ripubblicato su Center for a Stateless Society il 9 settembre 2013 con il titolo The Knowledge Problem of Privilege. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cervello con rotelle.

Nel suo saggio classico, “The Use of Knowledge in Society” (L’Uso della Conoscenza nella Società, es), F. A. Hayek parla del concetto di conoscenza distribuita. Ogni individuo ha una conoscenza unica che deriva dalle sue esperienze e dalle sue preferenze, conoscenza a cui altri, per quanto informati, non possono accedere. Scrive Hayek:

“Dire che la conoscenza scientifica non è la somma di tutte le conoscenze oggi è quasi un’eresia. Ma basta riflettere un po’ per capire che esiste indubbiamente un corpus di conoscenze, importantissimo ma non organizzato, che non si può definire scientifico, nel senso che non se ne conoscono le regole generali, cioè le particolari circostanze di tempo e luogo. È in questo senso che ognuno di noi possiede un qualche vantaggio su tutti gli altri. Perché è solo lui a possedere le informazioni necessarie alla creazione di un beneficio particolare. La condizione necessaria, dunque, è che le decisioni siano prese da lui o con la sua cooperazione attiva.”

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