Il Climax del Capitalismo

consumismo

Di Robert Kurz. Originale pubblicato il 22 febbraio 2016 su francosenia.blogspot.

Nella crisi, ci troviamo già dopo la crisi. È questo il messaggio proveniente dal pensiero positivo a partire dal collasso di Lehman Brothers. Perché mai il più grande crollo finanziario mai avvenuto dopo gli anni 1930 avrebbe dovuto spingere ad una qualche sorta di riflessione sulla teoria della crisi? A volte si sale, a volte si scende. Tutto si trasforma, in un modo o nell’altro: ma soltanto così tutto rimane sempre uguale. Le crisi vanno e vengono, ma il capitalismo resta per sempre. Perciò non ci interessa la crisi in sé, ma soltanto quello che viene dopo, quando la crisi finisce, come tutte le noiose crisi precedenti. Chi andrà su e chi scenderà nella nuova era? Finalmente arriverà il miracolo economico africano, sarà il turno del Pacifico con la Cina come nuova potenza mondiale, o ci sarà la rinascita degli Stati Uniti dello spirito del piccolo imprenditore? Forse assisteremo ad una rinata lira che assurge a moneta di riserva? Anything goes. Ebbene, occorre svolgere un’analisi un po’ coraggiosa delle tendenze, visto che i mercati finanziari, da parte loro, tornano a farsi arroganti e vomitano nuvole di cenere, come fa l’Etna nei suoi giorni migliori.

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Rivolta la Carta

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Di Maurilio Lima Botelho. Originale pubblicato su baierle.me il 18 dicembre 2018 con il titolo Indústria 4.0 e conflitos comerciais numa era de declínio. Traduzione di Enrico Sanna.

La guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è stata interpretata come una sorta di ritorno al protezionismo economico, o come l’inizio di un nuovo ciclo statalista nella storia dell’economia. Sono interpretazioni che non reggono alla minima analisi teorica perché non tengono conto della base neoliberale di questo apparente “nazionalismo commerciale”. L’attuale trasformazione del processo produttivo aiuta a capire queste azioni commerciali che, pur basate sul fondamentalismo del “libero mercato”, si manifestano in maniera economicamente distruttiva.

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Tecnologia e Neofascismo

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Di Maurilio Lima Botelho. Originale pubblicato il 24 ottobre su Baierle con il titolo Tecnologia e Neofascismo. Traduzione di Enrico Sanna.

…il ripetersi delle mostruosità non solo è possibile, ma anche probabile (…) e le possibilità di vincere la battaglia contro il suo ripetersi sono minori delle probabilità di perderla. Ma la sconfitta sarà definitiva solo se decidiamo di non analizzare le fondamenta di ciò che accade, se non capiamo chiaramente cosa dobbiamo effettivamente combattere. È proprio per questo (…) che dobbiamo andare alle radici delle cose.” ~ Günther Anders

Dopo l’assassinio dell’assessore Marielle, le reti sociali sono state invase da messaggi che incolpavano la vittima, messaggi che ricordavano l’assassinio, false notizie sul passato della vittima, con grande indifferenza per l’esecuzione a sangue freddo e il dolore di famigliari e amici. Subito dopo si è scoperto che alcuni di questi messaggi venivano da chatbot, computer programmati per simulare il dialogo tra umani nei social network. Questo rivela molto più della disumanità di chi si nasconde dietro le accuse crudeli contro la vittima o dietro i computer. Criticare questi spietati commenti solo dal punto di vista del diverso senso morale o politico significa rinunciare a priori ad una riflessione più profonda su ciò che lega la tecnologia al crescente autoritarismo. Il fatto assume ancora più importanza oggi che la campagna elettorale dei neofascisti produce violenza di strada. Perché è chiaro che esiste qualcosa che va oltre la pura concomitanza tra alta tecnologia “socializzata” e regressione della civiltà: la stessa decomposizione sociale accelerata è un prodotto della tecnologia della condivisione.

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Transeuntes

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Intervista con Anselm Jappe. Originale pubblicato su Exit con il titolo “O capitalismo é um parêntese na história da humanidade”. Traduzione di Enrico Sanna.

IHU On-Line – Perché dice che il capitalismo è solo una parentesi nella storia?

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Yacht e Kalashnikov

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L’oligarchia come prodotto del crollo statale

Di Gerd Bedszent. Originale pubblicato su obeco con il titolo A oligarquia como manifestação da erosão do poder de estado. Traduzione di Enrico Sanna.

La parola “oligarchia” viene dal greco e significava semplicemente “potere di pochi”, ma viene solitamente usato nel senso di “dominio dei ricchi”. Il che ci porta ai marxisti tradizionali e all’affermazione superficiale secondo cui tutti gli stati capitalisti sono oligarchie.

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Contro il Muro

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La causa comune della crisi ecologica ed economica[1]

Di Claus Peter Ortlieb. Fonte: Exit. Traduzione spagnola di Jordi Maiso. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Se la crisi economica nei centri del capitalismo viene vista, nonostante la sua persistenza, come un fenomeno passeggero, la crisi ecologica è percepita come problema di fondo della forma di vita moderna. È fin troppo evidente la contraddizione tra gli imperativi economici della crescita e la limitatezza delle risorse materiali nonché la capacità dell’ambiente di assorbire le scorie della civiltà.

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