Esiste un Pericolo Reale di Guerra?

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E se la guerra fosse l’economia con altri mezzi?

Di David de Ugarte. Originale pubblicato su lasindias.blog il 15 agosto 2017 con il titolo ¿Existe un Peligro Real de Guerra? Traduzione di Enrico Sanna.

Abbiamo parlato tante volte del dramma del sovradimensionamento e delle sue origini strutturali. In pratica, parliamo di una gigantesca massa di capitali che non riesce a trovare a trovare uno sbocco produttivo.

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“Pubblico-Privato”

Pubblici costi, privati profitti

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il primo agosto 2017 con il titolo “Public-Private Partnership”: Public Cost, Private Profit. Traduzione di Enrico Sanna.

Anche se il programma infrastrutturale pare accantonato, tanto che neanche viene citato più, finora Trump ne ha parlato in termini di “collaborazione pubblico-privato”. Da qui, come c’era da aspettarsi, la gioia dei soliti noti della destra libertaria.

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O Burro o Cannoni

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Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

Se la crescita industriale della Russia ha qualche significato, si riferisce principalmente all’industria degli armamenti. E lo stesso si può dire di tutto il mondo capitalista. L’industria degli armamenti è oggi il lubrificante dell’intero sistema e cresce più della produzione di beni di consumo proprio perché è l’unico settore che può coesistere con il depauperamento dello stile di vita. Cannoni, carrarmati, aerei, armi di ogni genere sono un’esplosione di spreco.

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L’alba Razzista del Capitalismo

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Di Peter James Hudson. Pubblicato sul Boston Review il 14/3/2016. Ripubblicato su francosenia.blogspot.it.

Dieci anni prima del suo assassinio avvenuto nel 1914 per mano di un nazionalista, il socialista francese Jean Jaurès aveva portato a termine un’opera storica che aveva cambiato radicalmente lo studio della rivoluzione francese. Laddove gli altri si erano focalizzati sulle dispute intorno alla politica e alle ideologie politiche, i quattro volumi della Storia socialista della Rivoluzione francese di Jaurés avevano come soggetto le trasformazioni apportate da un capitalismo emergente, mettendo in primo piano le sue irruzioni nell’economia francese. Facendo uso di una lente marxista, Jaurés sottolineava il conflitto fra l’Ancien Régime e la borghesia appena giunta al potere, e tirava fuori dagli archivi della rivoluzione le lotte dei contadini e dei lavoratori francesi.

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Libia: Migranti, Milizie, Servizi Segreti

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Pubblicato originariamente su Umanità Nova il 15 settembre 2017.

Francesca Mannocchi, giornalista free lance, che collabora con numerose testate italiane e internazionali, è stata la prima a scrivere, già il 25 agosto, degli accordi tra governo italiano e milizie libiche per il blocco delle partenze. Il suo reportage, uscito in inglese su Middle East Eye, ha trovato conferma nei giorni successivi negli articoli pubblicati da Reuters e Associated Press.

Al suo ritorno dalla Libia le è stata fatta una lunga intervista dall’info di radio Blackout, da cui emerge con chiarezza un quadro complesso sul quale si muovono diversi attori con differenti interessi.

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Dubai: un Sinistro Paradiso

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Originale pubblicato il 14 luglio 2005 su tomdispatch.com con il titolo Sinister Paradise. Does the Road to the Future End at Dubai? Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini e ripubblicato il primo agosto 2017 su La Città Conquistatrice.

Il jet comincia la sua discesa, e si resta incollati al finestrino. La scena sotto è incredibile: più di cinquanta chilometri quadrati di isole color del corallo, a forma di puzzle del mondo quasi terminato. Nelle verdi acque basse tra i continenti, sono chiaramente visibili le forme affondate delle Piramidi di Giza e del Colosseo. Al largo ci sono tre grandi gruppi di isole a formare una palma entro una serie di mezzelune, popolate di alberghi sviluppati in altezza, parchi tematici, e mille case di lusso costruite su palafitte sopra l’acqua. Le «Palme» sono collegate tramite moli a una spiaggia tipo Miami stipata di mega-hotel, torri ad appartamenti e approdi per yacht. Mentre l’aereo lentamente plana verso il deserto nell’entroterra, manca il fiato per l’ancora più improbabile veduta che si para davanti. Da una foresta cromata di grattacieli (quasi una dozzina alti più di 300 metri) spunta la nuova Torre di Babele. È impossibilmente alta un miglio e mezzo: l’equivalente di due Empire State Building messi uno sopra l’altro.

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