Da una Utopia all’altra

 

israele palestina

Di Anselm Jappe. Traduzione spagnola a cura di Federico Corrientes e José Manuel Rojo pubblicata su Praxis Digital il 21 maggio 2011 con il titolo De una Utopía a la Otra. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Vent’anni fa i treni ad alta velocità (TAV) cominciarono ad estendere la loro rete di ferro sul territorio francese. Contro il coro di approvazione, organizzata o spontanea, si alzarono le voci di piccoli gruppi che esprimevano le loro riserve contro quello che loro chiamavano il “dispotismo della velocità”. Non facevano obiezioni in dettaglio, ma attaccavano in maniera eloquente la società che aveva prodotto la possibilità, per loro aberrante e inutile, di attraversare tutta la Francia in poche ore. Evidentemente, per formulare un tale giudizio globale, interamente negativo, sullo stile di vita che ha trovato la sua espressione nella TAV, occorre essere convinti del fatto che uno stile di vita molto diverso è possibile. Chi evoca una tale possibilità viene etichettato come “utopista”, parola che rimanda immediatamente ai “socialisti utopici”, il più famoso dei quali è a tutt’oggi Charles Fourier.

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L’esplosione della Modernità

guerre

Di Robert Kurz. Preso da facciamosinistra.blogspot.it il 24 marzo 2016. Originale pubblicato sulla rivista Jungle World, il 9 gennaio 2012.

Continua ad imperversare con una tenacia irriducibile la bufala illuminista, secondo cui il sistema produttore di merci della modernità avrebbe la sua origine in un “processo civilizzatore” (Norbert Elias), che, contrariamente alla cultura del ferro e fuoco del Medioevo, sarebbe invece il prodotto del commercio e degli scambi pacifici, della diligenza borghese e civica, della curiosità scientifica, delle audaci scoperte e delle invenzioni foriere di benessere. Ed il portatore di tutte queste belle cose dovrebbe essere considerato il moderno “soggetto autonomo”, il quale si sarebbe emancipato dai condizionamenti corporativi ed agrari per arrivare così alla “libertà dell’individuo”. E sarebbe soltanto una sfortunata coincidenza, quella per cui un modo di produzione nato da un ammasso talmente concentrato di virtù e di progresso si caratterizzi a partire dalla povertà di massa e dall’immiserimento globale, dalle guerre e dalle crisi mondiali, così come dalla distruzione di questo mondo stesso.

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Gentiloni “l’Africano” alla Conquista delle Neocolonie

Nigeria-Eni

Di Manlio Dinucci. Pubblicato originariamente su Il Manifesto.

«Che il futuro dell’Europa si giochi anche in Africa credo sia molto chiaro soprattutto a noi italiani, per ragioni storiche e geografiche»: lo ha dichiarato il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel suo tour africano, dal 24 al 29 novembre, attraverso Tunisia, Angola, Ghana e Costa d’Avorio. In tal modo, non volendo, ha detto la verità: l’Italia e l’Europa considerano oggi l’Africa molto importante per le stesse «ragioni storiche e geografiche» del passato, ossia di quando essa era sotto il loro dominio coloniale.

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La Spirale Coloniale

colonialismo

Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

La storia dello sviluppo capitalista evoca le tante contraddizioni che hanno plasmato il capitalismo stesso. Dato che la concorrenza richiede una costante sostituzione del lavoro umano con le macchine, almeno due effetti saltano all’occhio. Il tasso di profitto cala e milioni di persone restano senza impiego. Man mano che si contrae il mercato interno, tutto il processo produttivo tende a subire la stessa sorte.

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Il Conflitto e la Razza

razzismo

Di Andrea Comincini. Pubblicato su blackblog Franco Senia il 4 agosto 2017. Originale del Manifesto del 13 giugno 2017.

«Il razzismo è principalmente un prodotto dell’Occidente. La sua logica è stata pienamente sviluppata, scrupolosamente attuata e portata fino alle estreme conseguenze, proprio nel contesto che presupponeva l’uguaglianza tra gli uomini».

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Due Note sugli Aborigeni

[Di J. Clancy. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Aborigines in Australia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qui in Australia c’è stato un simposio di grandi menti bianche sotto forma di corte suprema, in cui si è deciso (dopo aver ignorato le sofferenze degli aborigeni per duecento anni) che prima del 1788, quando arrivarono i soldati britannici con un carico di ladruncoli per includerci nell’impero britannico, qui c’erano persone. Queste persone erano di una razza intelligente dalla pelle scura, gli aborigeni, di cui sappiamo che abitavano qua da 60.000 anni.

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