Terremotati e Indebitati

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Il governo offre ai terremotati il cappio del microcredito

Originale pubblicato il 17 agosto 2017 su comidad.org

Non è affatto indifferente che i media attribuiscano a Kim Jong-un l’irrealistico epiteto di “dittatore”, piuttosto che quello di addetto alle pubbliche relazioni della casta militare nord-coreana. Kim Jong-un svolge in Corea del Nord un mero ruolo di simbolo di continuità istituzionale, ma è evidente che tutte le scelte di carattere economico e militare del regime prescindono dalla sua persona. Anche se l’espressione “casta militare” ha un’accezione negativa, essa presuppone comunque un contesto ed una storia; proprio ciò che il sistema della propaganda “occidentale” non vuole ammettere, in quanto tutto deve essere ricondotto a patologie individuali.

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Annulliamo il Debito Pubblico

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[Di Erick Vasconcelos. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 26 giugno 2015 con il titolo Let’s Abolish Government Debt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Primo, è tempo di annullare il debito pubblico. Lo stato non deve avere la possibilità di emettere debito e chiedere prestiti. Vietato. Il debito pubblico, che in pratica non è che debito da ripagare in futuro con tasse pagate da terze parti, non ha alcuna giustificazione. A pagare sono le persone: voi ed io. L’ex revisore dei conti del fisco brasiliano, Maria Lucia Fattorelli, non è persona di opinioni radicali. In un’intervista (‘A dívida é um mega esquema de corrupção institucionalizado’, Carta Capital, 9 luglio), la Fattorelli, che fa parte del Greek Financial Audit, spiega che il debito pubblico trasferisce direttamente reddito nelle mani dei ricchi. Per questo, aggiunge, occorre la cosiddetta “revisione contabile”, che liberi i paesi dal debito cumulativo che impila interessi su interessi.

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Tassa, Indebita e Spendi

[Tratto dal libro As We Go Marching (1944, Doubleday and Co.) di John T. Flynn. Traduzione di Enrico Sanna.]

Adesso possiamo vedere come certe correnti di pensiero erano state precedentemente messe in moto da questa società italiana. Altre ancora le vedremo nascere. La prima cosa che vediamo è il fatto che la gente fosse convinta che i problemi economici e sociali che li toccavano dovessero essere risolti, che primo fra tutti c’era il problema della povertà e delle crisi, e che fosse dovere del governo fare qualcosa al proposito. Queste convinzioni erano talmente radicate che tutti quelli che arrivavano al potere non potevano non metterle nel loro programma politico.

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