Il Suffragio Universale

schiavo all'urne

Di Errico Malatesta. Pubblicato da Daniele Leoni su Facebook il nove giugno 2017.

Per lunghi anni i partigiani della democrazia (che significa governo del popolo) han sostenuto che il suffragio universale è la fonte legittima del diritto ed il rimedio a tutti i mali sociali.

Quando tutti hanno diritto al voto, essi dicono, il popolo manderà al potere i suoi amici e farà trionfare la sua volontà. Se le istituzioni che fonderanno gli eletti dal voto popolare non saranno perfette, se questi tradiranno gl’interessi dei loro mandati, gli elettori non avranno che da dar la colpa a loro stessi, e votar meglio un’altra volta.

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La Democrazia è Fallita

[Di CrimethInc. Titolo originale: Democracy is Bankrupt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cos’è successo a tutto l’ottimismo della scorsa stagione elettorale, tutta quella frenesia riguardo la speranza e il cambiamento? Da decenni appuntiamo le nostre speranze su un candidato dopo l’altro; ora pare che la gente stia cominciando a capire la farsa. Gli unici che ancora la prendono sul serio sono quelli che protestano facendo la democrazia in piazza.

Perché la democrazia è deludente? È una questione di collegi elettorali, di sistemi per votare, di ridisegno dei collegi? È qualcosa che si può riparare con una riforma elettorale? Allora perché, anche quando il nostro candidato favorito passa, siamo insoddisfatti per il risultato?

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La Grecia Potrebbe Tornare alla Dracma

Solo che non servirebbe a nulla

[Intervista di Peter Schiff a Mike Finger. Originale pubblicato su Schiff Gold il 14 aprile 2015 con il titolo Greece May Adopt Drachma; US Already Has. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Una delle soluzioni proposte al problema europeo del debito greco prevede che il paese mediterraneo abbandoni l’euro per tornare alla vecchia valuta, la dracma. Nel Gold Videocast di aprile, Peter Schiff spiega perché una nuova dracma sarebbe una soluzione ideale per i politici greci ma un disastro per i cittadini e i creditori. Peter spiega anche perché gli Stati Uniti si trovino di fronte lo stesso dilemma della Grecia. Con una sola grossa differenza: gli Stati Uniti già hanno una moneta da svalutare.

Dall’intervista:

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Quando si Ignora Ciò che non si Vede

[Di Cory Massimino. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 novembre 2014 con il titolo AEI’s Perry Ignores the Unseen. Traduzione di Enrico Sanna.]

iceberg

Nel suo classico Quel che si Vede e quel che non si Vede, Frédéric Bastiat osserva: “Tra un cattivo economista e un buon economista c’è una sola differenza: Il cattivo economista considera unicamente gli effetti visibili; il buon economista prende in considerazione sia gli effetti visibili che quelli che andrebbero previsti.” Mark J. Perry, dell’American Enterprise Institute (AEI), sta dalla parte dei “cattivi” in questa classificazione di Bastiat.

Leggendo un rapporto sugli introiti provenienti dalle tasse federali sul reddito scritto dalla Commissione Bilancio del Congresso (Cbo), Perry deduce: “i ricchi pagano più della loro giusta quota del carico fiscale, e sarebbe ora che cominciassimo a chiederci se non è semmai il 60% più povero a non pagare la sua quota equa.” L’argomento ha a che fare più con l’analisi di classe che con le tasse. Nascosto nell’ombra, infatti, c’è l’intervento statale che infetta ogni transazione economica.

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Hong Kong: Protesta in Punta di Dollaro

Gli Stati Uniti ammettono di aver dato soldi a “Occupy Central” di Hong Kong

[Di Tony Cartalucci. Originale pubblicato su Global Research il 1 ottobre 2014 con il titolo US Now Admits it is Funding “Occupy Central” in Hong Kong. Traduzione di Enrico Sanna.]

valigia piena di dollari

Prima l’ammissione, poco dopo l’inizio della cosiddetta “Primavera Araba” che ha diffuso il caos nel Medio Oriente, di aver finanziato, addestrato e armato i leader della guerriglia. Poi un’altra ammissione: di aver armato i terrroristi. Ora il dipartimento di stato americano ammette la sua presenza dietro le proteste del movimento cosiddetto “Occupy Central” a Hong Kong tramite una miriade di organizzazioni e Ong.

In un articolo intitolato “Hong Kong esplode mentre la Cina stringe il cerchio attorno alla società civile, il Washington Post scrive:

I leader cinesi, innervositi dal dilagare della protesta, hanno cominciato a intensificare i controlli sulle organizzazioni civili della madrepatria, sospettate di aver agito per conto di potenze straniere.

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Sperduti nel Mare del Nord

[Di Enrico Sanna]

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Se fossi stato inglese, quale non ero e non sono, sarei andato in Scozia accuratamente travestito da scozzese e avrei votato per l’indipendenza della Scozia.

A chi giova il fallimento del referendum sull’indipendenza scozzese? Guardate chi ha gioito. La borsa di Londra, i politici inglesi, una buona parte di quelli scozzesi compresi gli indipendentisti, i politici europei per solidarietà di classe sacerdotale, il fondo (o si dice feudo?) monetario, il papa. Quest’ultimo conferma la tesi che in tutti questi anni mi sono formato, clandestinamente, da quando ho cominciato a leggere Lord Acton e Il Regno di Dio È in Voi di Tolstoi. Ovvero, che la Chiesa è la continuazione della politica con altri mezzi. L’attuale papa è la conferma scientificamente valida delle mie stravaganze.

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