L’illusione di un Governo Mondiale

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Di Ernst Lohoff. Originale pubblicato su krisis.org il 31 dicembre 1996 con il titolo La ilusión del Estado mundial. Traduzione di Enrico Sanna.

1.

La dittatura universale delle merci e del denaro ha fatto esplodere il quadro delle autonomie regionali e locali per produrre un contesto mondiale. Se per i nostri predecessori l’internazionalismo era una questione d’onore, per noi è diventato una realtà quotidiana che prescinde dalle valutazioni morali. Oggi chi monta su una bicicletta di marca “tedesca” può stare sicuro che i suoi componenti sono stati fabbricati almeno in dieci paesi diversi da lavoratori di settanta nazionalità diverse. Una famosa catena mondiale della ristorazione rivela con la massima serietà che i suoi prodotti hanno assolutamente lo stesso sapore in tutte le sue filiali, da Buenos Aires a Mosca a Holzminden. Tutte le industrie concorrono alla distruzione delle foreste tropicali e all’allargamento del buco nell’ozono. È già da tempo che le diverse regioni del mondo, in termini economici, ecologici e di cultura quotidiana, formano un sistema di vasi comunicanti. Questa constatazione indiscutibile porta ad una conclusione. Se gli stati nazionali, di fronte all’impossibilità di controllare a livello mondiale i flussi finanziari e migratori e l’inquinamento ambientale, hanno raggiunto oggi il limite delle loro capacità di intervento, non dovrebbero essere organizzazioni internazionali come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, prima o poi, a prendere il loro posto?

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Ragione Sanguinaria

New York City, di Giger

Introduzione di Samuele Cerea a: Robert Kurz, «Ragione sanguinaria», Mimesis 2014. Originale pubblicato il 7 marzo 2016 su L’anatra di Vaucanson.

Una storia che ha una lunga storia. Gli spasmi attuali della società globale smentiscono una volta di più, in termini oggettivi, le aspettative ireniche, vecchie ormai di un quarto di secolo, nate dopo la fine del «comunismo». La «grande crisi» economica globale, la guerra civile ucraina, l’anomia sociale in Siria, in Libia e in molti altri paesi della periferia globale, le nuove forme di fondamentalismo religioso – che fanno seguito alla guerra civile jugoslava, alle campagne militari in Afghanistan e Irak, ai collassi economici su piccola e grande scala, per non parlare della catastrofe ecologica incombente – testimoniano la drammatica precarietà della costruzione post-1989. Per quel che riguarda l’interpretazione generale degli eventi, le cose stanno però ben diversamente. Già nei primi anni Novanta, dal disastro delle «democrazie progressive» del «socialismo reale» e dal naufragio totale del presunto bipolarismo politico-economico, l’intelligentsia «ufficiale» dell’Occidente avrebbe potuto sviluppare una riflessione critica e auto-critica incisiva, capace di scandagliare il significato profondo di quel collasso epocale. L’omologazione delle strutture socio-economiche globali al paradigma occidentale (generalmente nella sua ultima e più militante versione neoliberale) andò di pari passo con il miope trionfalismo del «mondo libero» e con l’afasico disfattismo della precedente opposizione critico-ideologica.

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L’illusione di un Governo Mondiale

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Di Ernst Lohoff. Originale pubblicato su krisis.org il 31 dicembre 1996 con il titolo La ilusión del Estado mundial. Traduzione di Enrico Sanna.

1.

La dittatura universale delle merci e del denaro ha fatto esplodere il quadro delle autonomie regionali e locali per produrre un contesto mondiale. Se per i nostri predecessori l’internazionalismo era una questione d’onore, per noi è diventato una realtà quotidiana che prescinde dalle valutazioni morali. Oggi chi monta su una bicicletta di marca “tedesca” può stare sicuro che i suoi componenti sono stati fabbricati almeno in dieci paesi diversi da lavoratori di settanta nazionalità diverse. Una famosa catena mondiale della ristorazione rivela con la massima serietà che i suoi prodotti hanno assolutamente lo stesso sapore in tutte le sue filiali, da Buenos Aires a Mosca a Holzminden. Tutte le industrie concorrono alla distruzione delle foreste tropicali e all’allargamento del buco nell’ozono. È già da tempo che le diverse regioni del mondo, in termini economici, ecologici e di cultura quotidiana, formano un sistema di vasi comunicanti. Questa constatazione indiscutibile porta ad una conclusione. Se gli stati nazionali, di fronte all’impossibilità di controllare a livello mondiale i flussi finanziari e migratori e l’inquinamento ambientale, hanno raggiunto oggi il limite delle loro capacità di intervento, non dovrebbero essere organizzazioni internazionali come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, prima o poi, a prendere il loro posto?

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L’esaurimento

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Di Norbert Trenkle. Originale pubblicato su krisis.org il 20 giugno 2010 con il titolo Die „Finanzkrise“ ist eine Krise der kapitalistischen Produktionsweise. Traduzione italiana: La „crisi finanziaria“ é una crisi del modo di produzione capitalistico.

1. Le cause della presente crisi economica non sono da ricercarsi nella speculazione e nell’indebitamento. Esattamente al contrario, la gigantesca espansione dei mercati finanziari era ed è espressione di una profonda crisi del lavoro e della valorizzazione capitalistica, la cui origine risale almeno a 30 anni fa.

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Terremoto nel Mercato Mondiale

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Di Alessandro Visalli. Recensione di: Norbert Trenkle e Ernst Lohoff, Terremoto nel mercato mondiale, a cura di Massimo Maggini, ed. Mimesis. Articolo pubblicato originariamente su Tempo Fertile il 19 giugno 2017.

Il libricino a cura di Massimo Maggini, raccoglie due interventi del “Gruppo Krisis”: un breve saggio di Norbert Trenkle del 2008, a maggio, di poco antecedente alla piena manifestazione della crisi, quando si stava affannosamente da circa un anno cercando di chiudere i focolai che si aprivano ora in una banca, ora in una istituzione assicurativa; un’intervista a Lohoff e Trenkle del 2012, sul difficile problema del “capitale fittizio”.

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L’abusiva Legittimità

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Di Giovanni Tenorio. Originale pubblicato su Libertino il 27 gennaio 2018.

Recensione di: Fabio Massimo Nicosia, L’abusiva Legittimità.

L’anarchismo non è per niente semplice. Si ha un bel dire: “Aboliamo lo Stato”. Sorgono subito due problemi: come? In cambio di che cosa? Se il primo è di soluzione tutt’altro che ovvia, il secondo è tale da far tremare le vene e i polsi. Al male spesso è succeduto il peggio, come ben sapeva quella vecchietta che pregava per la buona salute del tiranno di Siracusa, nel timore che alla di lui morte potesse arrivarne uno ancor più crudele.

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