Un Mondo in Squilibrio

contadini

Fonte: Tempo Fertile, 19 marzo 2019. Titolo originale: Andrè Gunder Frank, “Capitalismo e sottosviluppo in America latina”.

Questo libro del 1967, è stato scritto da un economista dalla lunga ed interessante storia, dottoratosi a Chicago con Milton Friedman e progressivamente spostato da posizioni liberal a radicali, e da queste a posizioni socialiste rivoluzionarie negli anni sessanta e settanta. Andre Frank, detto Gunder, si trasferisce in Cile all’inizio degli anni sessanta ed appoggia sin dall’inizio l’azione politica di Allende, con il quale resterà fino al golpe del ’73, quindi va in esilio e lavora nel quadro delle teorie sul “Sistema Mondo”, fornendone alla fine una radicale versione che lo porta alla rottura quasi totale con il suo ambiente. Sulla scorta di alcune posizioni di Baran, Frank, insieme ad altri, sviluppa negli anni del libro una posizione detta “teoria della dipendenza”, secondo la quale non è la carenza, o mancanza, di capitalismo a determinare il sottosviluppo del continente, ma proprio la sua presenza; è questa che determina dipendenza dalle ‘metropoli’ in una gerarchia di centri di sviluppo e connessioni che rendono il sottosviluppo altra faccia necessaria dello sviluppo (rispettivamente delle ‘colonie’ e delle ‘metropoli’).

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Argomenti No-fly

dansemacabre

America, Sei Licenziata!

Di Dmitry Orlov. Fonte: cluborlov.blogspot.com. Traduzione italiana di Markus per domedonchisciotte.org.

Alcune ironie sono semplicemente troppo preziose per essere ignorate. Le elezioni presidenziali americane del 2016 ci avevano regalato Donald Trump, una star televisiva dei reality show, con il famoso slogan del suo spettacolo The Apprentice, “Sei licenziato!“. Concentriamoci su questo slogan: è tutto ciò che serve per questo articolo. Alcuni malati di Sindrome Paranoica Trumpiana potrebbero non essere d’accordo. Questo perché partono da alcuni malintesi: che gli Stati Uniti siano una democrazia o che sia importante chi è il presidente. Non lo sono entambe le cose. A questo punto, la scelta del presidente conta tanto quanto quella di un direttore d’orchestra per la banda che suona a bordo di una nave che sparisce sotto le onde.

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Tutta Colpa del Neoliberismo?

foto3big

Di Raffaele Alberto Ventura. Fonte: Che Fare, 15 settembre 2017. Estratto dal secondo capitolo della Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura.

È tempo di abbandonare l’uso del termine «crisi» per descrivere la fase storica che sta vivendo l’Occidente. I principali indicatori economici, a cominciare dal tasso di crescita del Pil negli ultimi cinquant’anni, suggeriscono che non abbiamo a che fare con una semplice perturbazione ma con una situazione permanente e sempre più degradata.

A essere eccezionale per il capitalismo occidentale è piuttosto quella brevissima parentesi di prosperità dopo la seconda guerra mondiale che oggi viene appunto ricordata come «Età dell’Oro».

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Contro il Lavoro

Micia

Miguel Amorós

“Ci sono persone, sembra a me, che non fanno un grande servizio alla società con la loro intelligenza, ma che hanno corporatura robusta e possono fare i lavori più pesanti. Operano con la forza delle loro braccia e possono guadagnare un salario con questa attività, da cui, credo, il loro nome di salariati.”
~ Platone, La Repubblica

Non credo di sminuire il senso del Primo Maggio se dico che è una giornata contro il lavoro, poiché già in origine (la lotta per la giornata lavorativa di otto ore) portava con sé l’esigenza di una diminuzione del tempo dedicato alla schiavitù salariata, ovvero una rivendicazione del tempo libero. Libero significa libero dallo sfruttamento e dalla necessità su cui tale schiavitù pretende di basarsi, per cui la libertà a cui aspira l’uomo significa l’abolizione non solo del lavoro salariato ma anche del lavoro impiegato per soddisfare le necessità fisiche. Il regnò della libertà seppellirà il regno della necessità quando l’uomo si emanciperà completamente dal lavoro. Perciò la società a cui dovrebbero aspirare i lavoratori è una società che non si basi sul lavoro, una società in cui il lavoro non sia considerato l’occupazione principale, in cui la vita non dipenda assolutamente dal lavoro, in cui nessuno debba “guadagnarsi da vivere” lavorando, perché una simile società è incompatibile con il benessere e la libertà. Ma quale “diritto al lavoro”! È come rivendicare il diritto di essere sfruttati. Meglio sarebbe parlare di diritto di non lavorare. In cima alle loro aspirazioni, i lavoratori non dovrebbero mettere parole d’ordine del tipo “lavorare meno, lavorare tutti”, ma un netto “lavorare mai”.

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L’impero del Male Minore

gattoni

Di Alessandro Visalli Pubblicato su Tempo Fertile il 27 novembre 2018.

Recensione di: Jean-Claude Michéa, L’impero del male minore

Questo importante, ed estremamente denso, libro di Jean-Claude Michéa parte da una conferenza del 2007 e viene portato a compimento nello stesso anno. Si tratta di un insieme di saggi brevi sulla “civiltà liberale” che compiono un esercizio di storia ricostruttiva delle idee strettamente ed indissolubilmente intrecciata ad un giudizio sulla contemporaneità. Come più volte Michéa ricorda, nessun autore del XVII secolo, o del XIX, sarebbe d’accordo con questa analisi, la vedrebbe in effetti come una perversione di una teoria che voleva ottenere altro. Ma è proprio questo il punto del nostro: la perversione, ovvero gli effetti radicalmente de-socializzanti della forma sociale liberale, è nella matrice originaria per come si è dispiegata nel suo sviluppo storico.

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Guasto è il Mondo

Tony Judt

Alessandro Visalli

Tony Judt era uno storico americano di origine britannica, tra i maggiori intellettuali di lingua inglese, specializzato in storia europea e professore a Cambridge, Oxford, Berkley e New York University. Nel 2008, quando aveva 60 anni, gli fu diagnosticata la SLA che lo portò alla morte dopo solo due anni. Nel suo ultimo anno di vita Judt, mentre era paralizzato dal collo in giù, con presumibile grande sforzo ed assoluta determinazione scrisse questo libro che va considerato dunque il suo lascito a noi che gli sopravviviamo.

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