L’arca di Mr Dax

fullwidth.504cf584

Gestire la crisi in nome del popolo

Di Jan Luschach. Originale pubblicato su obeco-online con il titolo Gestão da crise para o povo. Traduzione di Enrico Sanna.

Visto che la crisi fondamentale non si riflette più solo in periferia ma anche direttamente nei centri occidentali, dove la classe media attende il prossimo collasso col fiato sospeso, anche le convulsioni sociali si fanno sempre più pressanti nella loro elaborazione ideologica. Chi ancora non è pronto a tradurre la furia ideologica in violenza fisica si accontenta, per ora, degli scritti, che spuntano come funghi, di opinionisti e media indipendenti. Tra questi troviamo l’esperto di finanza Dirk Müller, più noto come Mr Dax. Autore di un best-seller pubblicato da Spiegel, intervistato spesso e volentieri, Müller è una figura così precisa, così esagerata della tarda ideologia postmoderna che sembra quasi una caricatura di se stesso. Il fine di questo articolo è di fornire un suo ritratto.

Continua a leggere

Annunci

Neofascismo, Neoantifascismo?

scuola fascista

Una lettura dell’ultimo saggio di Franco Cardini

Francesco Paolella

Franco Cardini, Neofascismo e neoantifascismo, La Vela, Viareggio 2018, 248 pagine

Dipende certo dal tipo di frequentazioni (digitali e fisiche) che si hanno e dal tipo di letture che si fanno, ma a me sembra che mai come ora ci sia in giro una vera ossessione per il “fascista” (fascista di lotta o fascista di governo). Ancora di più, se possibile, che negli anni Settanta, gli anni dell’antifascismo militante. Fino a qualche mese fa, ci poteva essere la scusa delle elezioni politiche: suscitare la paura per un “pericolo fascista” avrebbe potuto servire per compattare e, magari, far incrementare un nuovo fronte popolare. È anche vero che c’è sempre una campagna elettorale alle porte, quindi può trattarsi – quello della perenne allerta antifascista – di un discorso che rimane, ininterrotto.

Continua a leggere

Tecnologia e Neofascismo

exhi015730_web

Di Maurilio Lima Botelho. Originale pubblicato il 24 ottobre su Baierle con il titolo Tecnologia e Neofascismo. Traduzione di Enrico Sanna.

…il ripetersi delle mostruosità non solo è possibile, ma anche probabile (…) e le possibilità di vincere la battaglia contro il suo ripetersi sono minori delle probabilità di perderla. Ma la sconfitta sarà definitiva solo se decidiamo di non analizzare le fondamenta di ciò che accade, se non capiamo chiaramente cosa dobbiamo effettivamente combattere. È proprio per questo (…) che dobbiamo andare alle radici delle cose.” ~ Günther Anders

Dopo l’assassinio dell’assessore Marielle, le reti sociali sono state invase da messaggi che incolpavano la vittima, messaggi che ricordavano l’assassinio, false notizie sul passato della vittima, con grande indifferenza per l’esecuzione a sangue freddo e il dolore di famigliari e amici. Subito dopo si è scoperto che alcuni di questi messaggi venivano da chatbot, computer programmati per simulare il dialogo tra umani nei social network. Questo rivela molto più della disumanità di chi si nasconde dietro le accuse crudeli contro la vittima o dietro i computer. Criticare questi spietati commenti solo dal punto di vista del diverso senso morale o politico significa rinunciare a priori ad una riflessione più profonda su ciò che lega la tecnologia al crescente autoritarismo. Il fatto assume ancora più importanza oggi che la campagna elettorale dei neofascisti produce violenza di strada. Perché è chiaro che esiste qualcosa che va oltre la pura concomitanza tra alta tecnologia “socializzata” e regressione della civiltà: la stessa decomposizione sociale accelerata è un prodotto della tecnologia della condivisione.

Continua a leggere

Il Ritorno

volver_by_arsmara-d5i024e

Di Baierle. Originale pubblicato il 12 ottobre 2018 su Baierle con il titolo Volver! Traduzione di Enrico Sanna.

Le vecchie tradizioni iniziate con lo sviluppo del fordismo in Brasile, così come gli anni della cooperazione subalterna, portano ad un allineamento in difesa del dollaro. La crociata è già iniziata. In gioco in queste elezioni, pensano i militari, è l’allineamento, almeno con gli Stati Uniti. Gli interventi del generale Mourão in fatto di economia sono strani, ma rientrano in questo quadro. Quel poco che resta dell’accumulazione capitalistica si regge in piedi solo grazie a questo orrore. I militari brasiliani sono apparentemente decisi a giocare questo ruolo. L’insolvenza economica è stata il campanello d’allarme. La morte annunciata dello stato ha svegliato i burocrati del nucleo duro dell’apparato: giudici e forze armate. Sono questi che allestiscono le condizioni ideali in cui deve svolgersi il potere sovrano. ~ Marildo Menegat

Continua a leggere

Ovvero il Fascismo

bdquoeichmann_meine_leidenschaftldquo_eichmann20100903202039

Di Alain Brossat. Fonte: tysm. Traduzione di Alessandro Simoncini.

Ringraziamo la rivista on line Ici et ailleursper averci permesso di tradurre e pubblicare questo interessante articolo del filosofo Alain Brossat. Nel testo, Brossat fornisce alcune importanti chiavi di lettura per interpretare, oltre i vecchi modelli, il nuovo fascismo che oggi “è composto da flussi affettivi carichi di risentimento, di desideri di morte appena mascherati, di aspirazioni incontrollate a oscure vendette, di ricerca di un possibile sfogo alle frustrazioni accumulate”. Il testo francese si trova al seguente link: clicca qui.

Pensare il fascismo oggi presuppone che ci si allontani da un approccio politologico (il fascismo come regime politico iper-violento) o economicista (il fascismo come dittatura del capitale) e che ci si sposti verso altri riferimenti: il fascismo come affetto di un’epoca, pandemia nel presente. Una modalità pandemica dell’“attualità” della quale si tratterebbe di studiare le forme di virulenza, il campo di espansione, i sintomi, le manifestazioni.

Continua a leggere

Il Nullafacente e i Polli Arrosto

panta

Di Piero Cipriano. Originale pubblicato su Carmilla Online il 14 settembre 2018.

Mi sono immaginato uno che oggi ha trent’anni, nato in Italia verso la fine degli anni Ottanta mettiamo, quando quelli di prima ancora comandavano, con autorevolezza e carisma, diciamolo pure (allora sembravano tiranni ma non erano tiranni, non lo era Ghino di Tacco anche se il vignettista del quotidiano della Repubblica lo tratteggiava a torto con stivalone ducesco, non lo era don Ciriaco De Mita da Avellino che con lui si spartì la nazione, non era tiranno nonostante la parlata sofistica irpina dove sovente diceva “è vero e non è vero al dembo sdesso”) e dopo nato è sopravvissuto alle malattie esantematiche infantili e (senza spavento) è sopravvissuto pure ai vaccini che negli anni Continua a leggere