Le Avventure del Soggetto

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Di Anselm Jappe. Estratto da un’intervista concessa a Alastair Hemmens. Fonte: cominsitu. Traduzione di Enrico Sanna.

Fin dagli inizi, la critica della nozione di “soggetto” è diventata un aspetto chiave della Critica del Valore. Per il marxismo tradizionale, così come per quasi tutte le filosofie moderne da Descartes in poi, il soggetto è qualcosa che esiste da sempre. È una realtà ontologica. Fin da subito i marxisti hanno identificato il soggetto con la classe lavoratrice, che fa da mediatrice tra la natura e l’uomo e crea la storia sotto forma di “soggetti rivoluzionari”. In quest’ottica, “emancipazione” (o “rivoluzione”) significa che il soggetto, finora represso, finalmente guadagna tutti i suoi diritti. Le tradizionali “filosofie del soggetto” sono state pesantemente attaccate a partire dagli anni ’50, soprattutto nell’ottica dello strutturalismo, della linguistica e della psicanalisi. C’erano molte buone ragioni alla base di questa “decostruzione” del soggetto. Continua a leggere

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I Primi Cedimenti del Feticismo delle Merci

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Di Daniele Vazquez. Originale pubblicato con lo stesso titolo su L’anatra di Vaucanson il 4 aprile 2016.

Nel 1970 Fredy Perlman, nel numero 6 della rivista “Telos” rivalutava le teorie dello storico ed economista sovietico Isaak Rubin per cui tutta l’opera di Marx non sarebbe “una serie sconnessa di episodi, ciascuno con un problema che sarà abbandonato poi in seguito”1. Dai Manoscritti del 1844 fino al Capitale, dal giovane Marx idealista al Marx maturo e realista, vi sarebbe una fondamentale continuità. Marx ha cambiato e affinato concetti, modificato terminologia, ma non ha mai abbandonato la direzione dei suoi studi e il suo stile, inseguendo un capovolgimento, un quid pro quo che per Rubin è “La teoria del feticismo della merce […] la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore”2. Perlman cita diverse volte un passaggio dei Manoscritti: “L’alienazione dell’operaio nel suo prodotto significa non solo che il suo lavoro diventa un oggetto, qualcosa che esiste all’esterno, ma esso esiste fuori di lui, indipendente da lui, a lui estraneo, e diventa di fronte a lui una potenza per se stante; significa che la vita che egli ha dato all’oggetto, gli si contrappone ostile ed estranea”3.

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Il Feticismo della Merce

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Di Anselm Jappe. Pubblicato su francosenia il 10 maggio 2018.

Il primo capitolo del Manifesto del Partito Comunista, pubblicato nel 1848, comincia con le seguenti parole famose: «La storia di ogni società esistita fino a questo momento, è storia di lotte di classi. » Ancora oggi, il primo concetto che una grande maggioranza di persone associa al nome di Karl Marx è sicuramente quello di «lotta di classe». La lotta di classe evoca immediatamente il proletariato, soprattutto quello di fabbrica. Esistono delle letture dell’opera di Marx che, pur insistendo sulla sua attualità, privilegiano degli aspetti diversi rispetto a quelli che vengono solitamente evocati. Per molto tempo, tali approcci si sono concentrati sulla questione della «alienazione» – una tematica sviluppata soprattutto nelle opere giovanili di Marx. Si tratta quindi di non denunciare solamente lo sfruttamento economico, bensì la globalità delle condizioni di vita create dal capitalismo.

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