Adorno e il Jazz

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Giuseppe Rubinetti

Scorrendo le considerazioni che Theodor W. Adorno (Francoforte sul Meno, 11 settembre 1903 – Visp, 6 agosto 1969) – filosofo, sociologo e musicologo tedesco – ha dedicato alla musica jazz, non si può fare a meno di registrare un’avversione profonda, feroce e, spesso, fondata su imperdonabili pregiudizi. Nei saggi esplicitamente dedicati a questo fenomeno musicale, come Über Jazz o Abschied vom Jazz, ma anche in altri lavori, come ad esempio Introduzione alla sociologia della musica oppure Dialettica dell’illuminismo, scopriamo che il filosofo tedesco considerava il jazz, in maniera del tutto sprezzante, come una «musica da negri», una componente di quel processo generale di imbarbarimento in cui dovevano essere inscritte anche le forme di regressione dell’ascolto. A chi salutava questa nuova esperienza musicale lodandone il carattere innovativo e la forza di contestazione, Adorno rispondeva con stizza che in realtà il jazz non era altro che un inganno, un raggiro confezionato ad hoc per un consumatore imbarbarito dalle tendenze livellanti della nuova civiltà dei consumi, e che ad esso non doveva venire riconosciuto nessun reale significato estetico o civile. L’unico elemento che potesse suscitare un qualche interesse teorico era semmai il suo significato sociale, ossia la possibilità di riconoscere in esso, mediante un’analisi anche tecnica della sua struttura musicale, le tracce di un contesto storico, il riflesso di comportamenti e di contraddizioni oggettive.

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Autonomia Felice

ZLATKOVSKY

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Spinoza e l’imperativo kantiano “Tratta te stesso e gli altri come fine, non come mezzo”

Secondo Immanuel Kant (1724-1804), affinché l’individuo sia autonomo, l’etica deve emanare da un’incondizionata, assoluta sfera ideale indipendente e superiore a quel relativo e mutevole mondo che è l’esistenza quotidiana, sociale e storica di ognuno. Lui chiama questa sfera assoluta “razionalità legislatrice”. “Legislatrice” perché detta “imperativi categorici” che sono fini e doveri incondizionati. L’insieme degli imperativi forma il cosiddetto “regno dei fini”, una sorta di impero ultramondano ideale che sta nella mente di ognuno. Per lui, la libertà è solo la sottomissione e l’esecuzione dei dettati che emanano da questa sfera assoluta sovrasensibile, bastione unico imperturbabile.

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Le Cantonate dei Filosofi

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Alessandro Bertinetto

Se c’è una questione che ha per lo più lasciato perplessi anche i più strenui difensori del pensiero filosofico di Theodor Wiesengrund Adorno è il suo giudizio negativo sul jazz. Le sue critiche alla musica d’intrattenimento in quanto espressione e prodotto dell’industria culturale possono essere accettate o, almeno, comprese senza troppe difficoltà. Certamente c’è stato chi, come Hans Robert Jauss, ha preso le distanze dall’austerità dell’estetica della negatività, che, polemizzando contro l’arte destinata al consumo di massa, ha accusato di irrilevanza e volgarità la nozione di “piacere estetico”. Secondo Adorno, infatti, quella offerta – o piuttosto: propinata – dai prodotti artistici dell’industria culturale è una esperienza degradata, “gastronomica” e “pornografica” che rinnega l’ambiguità enigmatica, utopica e scandalosa che caratterizza l’arte autentica. Tuttavia, questa tesi, per lo meno nella sua unilateralità, può senz’altro essere discussa e precisata; ma, di per sé, con buona pace di Jauss, non è ingiustificata: soprattutto se intesa alla luce dell’idea secondo cui, come Adorno scriveva riprendendo Stendhal, quella offerta dall’arte è una promesse de bonheur, non la felicità tout court. Il che, a ben vedere, è coerente con la concezione dell’arte autentica come fatto a un tempo sociale e autonomo: espressione delle dinamiche sociali, ma non a queste riducibile.

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Mondi Possibili

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Di Eric Fleischmann. Originale pubblicato il 6 febbraio 2019 con il titolo The Importance of Quentin Meillassoux for Radicals. Traduzione di Enrico Sanna.

Quentin Meillassoux è un filosofo francese contemporaneo e docente presso la Sorbona di Parigi. È poi parte di quel movimento che Ray Brassier, filosofo anche lui nonché traduttore di alcune opere di Meillassoux, ha battezzato “realismo speculativo”. Questo gruppo eterogeneo è tenuto assieme quasi unicamente dal rifiuto del correlazionismo, pensiero secondo cui il mondo non può essere considerato separatamente dagli esseri umani. Esempi di correlazionismo vanno dall’asserzione radicale del vescovo George Berkeley, secondo cui la realtà esiste solo nella mente e le cose esistono solo perché le percepiamo, alla più accettata nozione filosofica presentata da Immanuel Kant per cui, cito dal Dizionario Meillassoux, “le cose si conformano alla mente e non la mente alle cose” e “la mente non riflette la realtà, ma la struttura attivamente”. Associati al realismo speculativo sono anche Graham Harman, Ian Hamilton Grant, il già citato Ray Brassier e tanti altri.

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Lo Strumento Antiumano

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Appunti su “La tecnica. Rischio del secolo” di Jacques Ellul

Fonte: La Peste, primo settembre 2018. Titolo originale: Apuntes sobre “La edad de la técnica” de Jacques Ellul. Traduzione di Enrico Sanna.

Jacques Ellul (1912-1994), filosofo, sociologo, teologo e anarchico cristiano di origine francese.

Prima di scrivere alcune riflessioni di Ellul sulla tecnica, è bene spiegare cosa è la tecnica e qual è la sua utilità nei nostri confronti.

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In Difesa dell’asino

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Di Elio Ria. Articolo pubblicato originariamente su sitosophia il 15 luglio 2015.

1. L’onore di stare nel presepe

L’ambientazione è sempre la stessa: la Madonna con Gesù, San Giuseppe, il bue e l’asinello. Un ritratto scenografico che impeccabilmente ritorna ogni anno nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Non vi sono notabili, nobili e potenti accanto a Gesù ma due bestie, che impongono uno sguardo.

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