Uguaglianza Omicida

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Di Ernst Lohoff. Fonte: Marxism and the Critique of Value.

Non è affatto esagerato dire che all’origine di ogni stato moderno, della sua teoria del contratto sociale, nonché della legittimazione dello stato stesso tramite la paura, c’è il terrore spinto dal panico degli autocreati spettri della violenza. In Thomas Hobbes, progenitore del moderno pensiero politico, tale terrore è allo stesso tempo l’inequivocabile punto di partenza e un leitmotiv. Hobbes è interessato a legittimare e diffondere il potere del sovrano. Del sovrano, però, dà un’immagine tutt’altro che accattivante. Come evidenzia la scelta del termine biblico “Leviatano”, Hobbes evoca esplicitamente il potere di qualcosa di gigantesco, terrificante, che tiene a bada tutti i cittadini con la minaccia del suo potenziale violento. Se il governo di un tale potere, assoluto e superiore, gli appare inevitabile, però, è perché nell’immaginario di Hobbes il genere umano è un insieme eterogeneo di soggetti naturalmente antisociali e violenti.

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Oggettività Inconscia

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Di Claus Peter Ortlieb. Originale pubblicato su Exit Online con il titolo Objetividad inconsciente. Traduzione di Enrico Sanna.

È difficile trovare altro sottosistema della società moderna che, tanto nell’idea di sé quanto nella percezione pubblica, si mostri così refrattario alle critiche come le “hard sciences”, le “scienze esatte” nel senso inteso da Kant quando dice che “in ogni teoria particolare della natura si trova tanta scienza esatta quanta è la matematica che contiene.” Non mancano però le critiche alle scienze naturali, come quelle proposte soprattutto, a partire dagli anni settanta, dal femminismo e i movimenti alternativi. Che l’utilizzo sociale delle scoperte scientifiche sia questione più che delicata è per molti scienziati poco meno che un luogo comune; provengono dalle loro file le critiche più intransigenti e competenti a tali sviluppi. Ma cosa può esserci di criticabile nella conoscenza scientifica stessa, nella scoperta di leggi della natura e di fatti inconfutabili? Così la richiesta di una scienza distinta, che ponga a priori la critica femminista, non viene neanche presa sul serio né è percepita come problema; si ribatte scherzosamente che allora la legge della gravitazione non è più valida e che due più due non fa più quattro, e con ciò la vicenda è chiusa.

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Mondi Possibili

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Di Eric Fleischmann. Originale pubblicato il 6 febbraio 2019 con il titolo The Importance of Quentin Meillassoux for Radicals. Traduzione di Enrico Sanna.

Quentin Meillassoux è un filosofo francese contemporaneo e docente presso la Sorbona di Parigi. È poi parte di quel movimento che Ray Brassier, filosofo anche lui nonché traduttore di alcune opere di Meillassoux, ha battezzato “realismo speculativo”. Questo gruppo eterogeneo è tenuto assieme quasi unicamente dal rifiuto del correlazionismo, pensiero secondo cui il mondo non può essere considerato separatamente dagli esseri umani. Esempi di correlazionismo vanno dall’asserzione radicale del vescovo George Berkeley, secondo cui la realtà esiste solo nella mente e le cose esistono solo perché le percepiamo, alla più accettata nozione filosofica presentata da Immanuel Kant per cui, cito dal Dizionario Meillassoux, “le cose si conformano alla mente e non la mente alle cose” e “la mente non riflette la realtà, ma la struttura attivamente”. Associati al realismo speculativo sono anche Graham Harman, Ian Hamilton Grant, il già citato Ray Brassier e tanti altri.

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Lo Strumento Antiumano

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Appunti su “La tecnica. Rischio del secolo” di Jacques Ellul

Fonte: La Peste, primo settembre 2018. Titolo originale: Apuntes sobre “La edad de la técnica” de Jacques Ellul. Traduzione di Enrico Sanna.

Jacques Ellul (1912-1994), filosofo, sociologo, teologo e anarchico cristiano di origine francese.

Prima di scrivere alcune riflessioni di Ellul sulla tecnica, è bene spiegare cosa è la tecnica e qual è la sua utilità nei nostri confronti.

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Le Avventure del Soggetto

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Di Anselm Jappe. Estratto da un’intervista concessa a Alastair Hemmens. Fonte: cominsitu. Traduzione di Enrico Sanna.

Fin dagli inizi, la critica della nozione di “soggetto” è diventata un aspetto chiave della Critica del Valore. Per il marxismo tradizionale, così come per quasi tutte le filosofie moderne da Descartes in poi, il soggetto è qualcosa che esiste da sempre. È una realtà ontologica. Fin da subito i marxisti hanno identificato il soggetto con la classe lavoratrice, che fa da mediatrice tra la natura e l’uomo e crea la storia sotto forma di “soggetti rivoluzionari”. In quest’ottica, “emancipazione” (o “rivoluzione”) significa che il soggetto, finora represso, finalmente guadagna tutti i suoi diritti. Le tradizionali “filosofie del soggetto” sono state pesantemente attaccate a partire dagli anni ’50, soprattutto nell’ottica dello strutturalismo, della linguistica e della psicanalisi. C’erano molte buone ragioni alla base di questa “decostruzione” del soggetto. Continua a leggere

In Difesa dell’asino

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Di Elio Ria. Articolo pubblicato originariamente su sitosophia il 15 luglio 2015.

1. L’onore di stare nel presepe

L’ambientazione è sempre la stessa: la Madonna con Gesù, San Giuseppe, il bue e l’asinello. Un ritratto scenografico che impeccabilmente ritorna ogni anno nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Non vi sono notabili, nobili e potenti accanto a Gesù ma due bestie, che impongono uno sguardo.

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