Concorso Psichico

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Di Stefano Jorio. Pubblicato originariamente il 16 giugno 2019 su alfabeta2 con il titolo Lo scontro in atto tra la Weltdemokratie e il neofascismo.

Al Deutsches Historisches Museum di Berlino è aperta fino al 22 settembre la mostra «Weimar: l’essenza e il valore della democrazia». Con l’intento dichiarato di celebrare valori democratici oggi nuovamente in pericolo, la mostra racconta la storia della Repubblica di Weimar dalla sua nascita al successo elettorale del Partito Nazionalsocialista nel 1930: la storia di una Repubblica parlamentare progressista, democratica e tollerante, insidiata e poi abbattuta dalla destra autoritaria hitleriana. Questo quadro storico, assai semplificato, sembra indicare un doppio obiettivo di politica culturale da parte del museo.

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L’arca di Mr Dax

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Gestire la crisi in nome del popolo

Di Jan Luschach. Originale pubblicato su obeco-online con il titolo Gestão da crise para o povo. Traduzione di Enrico Sanna.

Visto che la crisi fondamentale non si riflette più solo in periferia ma anche direttamente nei centri occidentali, dove la classe media attende il prossimo collasso col fiato sospeso, anche le convulsioni sociali si fanno sempre più pressanti nella loro elaborazione ideologica. Chi ancora non è pronto a tradurre la furia ideologica in violenza fisica si accontenta, per ora, degli scritti, che spuntano come funghi, di opinionisti e media indipendenti. Tra questi troviamo l’esperto di finanza Dirk Müller, più noto come Mr Dax. Autore di un best-seller pubblicato da Spiegel, intervistato spesso e volentieri, Müller è una figura così precisa, così esagerata della tarda ideologia postmoderna che sembra quasi una caricatura di se stesso. Il fine di questo articolo è di fornire un suo ritratto.

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Il Fallimento Europeo Visto dagli Altri

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Di Alessandro Barile. Pubblicato originariamente su Carmilla Online il 13 dicembre 2017.

Rafael Poch-de-Feliu, Angel Ferrero, Carmela Negrete, La quinta Germania, Leg edizioni, Gorizia 2017, pp. 244, €22,00.

A una lettura disattenta dei particolari, questo libro edito nel 2013 in Spagna e nel 2017 in Italia – in una versione aggiornata – potrebbe apparire poca cosa. Interessante quanto retorico, andrebbe a sommarsi alla ormai vasta letteratura sulla crisi dell’europeismo. Il diavolo, notoriamente, risiede però nei dettagli. Alcune specifiche rendono questo libro prezioso: in primo luogo, gli autori sono spagnoli e scrivono per il pubblico spagnolo; in secondo luogo, il loro punto di vista non è il solito “sovranismo” – di destra o di sinistra – entro cui vengono ricondotte le posizioni critiche rispetto al processo europeista e al capitalismo tedesco, quanto un eclettico “sinistrismo” liberale. Due caratteristiche notevoli, che gettano uno sguardo obliquo sulle sorti continentali e che contribuiscono ad affinare gli strumenti della critica all’attuale modello di sviluppo euro-liberista.

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La Rosa Bianca

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E le donne della Rosenstraße

[Di Hans Sherrer. Dalla presentazione del sito forejustice.org. Traduzione di Enrico Sanna.]

Il 22 febbraio 1943, Sophie Scholl, suo fratello Hans e Christoph Probst furono dichiarati colpevoli di tradimento verso la Germania. Lo stesso giorno furono decapitati. Condannati come traditori per aver prodotto e distribuito volantini con l’intestazione “Volantino della Rosa Bianca”, dal nome del loro gruppo informale. Il volantino illustrava in modo chiaro e enfatico  i crimini commessi contro milioni di innocenti in Europa e Russia da parte di politici che agivano nel nome del popolo tedesco. Era il sesto di una serie distribuita in vari modi in meno di un anno in tutta la Germania.

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Caso Germanwings e Giornalismo Sciatto

[Di Patrick Smith. Originale pubblicato su Ask The Pilot il primo aprile 2015 con il titolo From Network News to the New Yorker, the Conversation Spins Out of Control. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Non per togliere nulla all’orrore e alla tragicità del disastro aereo Germanwings, ma l’avvenimento ha scatenato un vortice di parole male informate e semplicemente aggravanti, su tutti i media, che uno sente il dovere di intervenire. Che si parli dell’aspetto umano (piloti e problemi mentali) o di quello tecnico, gran parte delle discussioni sono fuorvianti. A ciò si aggiungono certi commentatori e corrispondenti a peggiorare la cosa, come se l’aviazione civile non soffrisse già di un problema di cattiva interpretazione.

Gran parte delle discussioni si incentrano sull’automazione e sul ruolo del pilota in cabina. Forse la soluzione, si sente dire, sarebbe l’eliminazione totale del pilota. Perché no? Dopotutto gli aerei possono già volare da soli, no?

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