All’erta Stiam!

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Di Armando Lancellotti. Fonte: Carmilla Online.

Da molte settimane ormai, da quando cioè l’epidemia di covid-19 è dilagata nel nostro Paese, una inarginabile retorica bellica si è impadronita del nostro linguaggio: risuona nelle ininterrotte trasmissioni televisive e negli editoriali della carta stampata; rimbomba nei messaggi alla nazione degli uomini politici e negli inviti al rispetto delle regole del distanziamento sociale e della quarantena di attori, cantanti e campioni sportivi; trabocca persino nelle più svariate pubblicità commerciali e nelle interminabili catene di messaggi che rimbalzano da un social all’altro. Insomma pare che l’Italia stia combattendo una guerra, con i suoi fronti, la prima linea, le retrovie, il fronte interno, l’economia di guerra e così via. Ma tutto questo è verosimile e credibile o si tratta di un fenomeno comunicativo e sociale che, al netto delle numerose mistificazioni, della guerra presenta in modo certo un solo aspetto, la propaganda?

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Media e Stato Corporativo

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Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 2 aprile 2016 con il titolo The Media and the Corporate State. Traduzione di Enrico Sanna.

In un’intervista con Cenk Uygur del 23 marzo, Bernie Sanders diceva: “In questo paese, i media sono un’arma della classe di potere,” e proseguiva citando le concentrazioni industriali (ad esempio, la Disney che possiede la ABC, Comcast la NBC eccetera). I media a proprietà aziendale hanno un interesse personale a riportare le notizie in modo da nascondere la causa profonda dei problemi. Altrimenti la struttura di potere verrebbe minacciata alla base. Sanders ha indubbiamente ragione. E non è una situazione accidentale: alle sue origini c’è il ruolo centrale dello stato.

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Evoluzione del Bigotto

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Di Enrico Sanna

Data la sua caratteristica funzionale all’interno della società, il giornalista è ciò che ai tempi nostri più si avvicina alla figura storica del bigotto di altri tempi. Quest’ultimo, il bigotto d’antan, il beghino, il guardiano della vecchia religione istituzionale, è una figura verso la quale la società moderna è diventata indifferente. Non ispira più neanche due fotogrammi distratti. Possiamo guardarla da lontano con lo stato d’animo che si ha per una vergognosa sbronza del passato. Vive una sua esistenza di ferro nero nei libri cuore e in vecchi film del neorealismo.

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Caso Germanwings e Giornalismo Sciatto

[Di Patrick Smith. Originale pubblicato su Ask The Pilot il primo aprile 2015 con il titolo From Network News to the New Yorker, the Conversation Spins Out of Control. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Non per togliere nulla all’orrore e alla tragicità del disastro aereo Germanwings, ma l’avvenimento ha scatenato un vortice di parole male informate e semplicemente aggravanti, su tutti i media, che uno sente il dovere di intervenire. Che si parli dell’aspetto umano (piloti e problemi mentali) o di quello tecnico, gran parte delle discussioni sono fuorvianti. A ciò si aggiungono certi commentatori e corrispondenti a peggiorare la cosa, come se l’aviazione civile non soffrisse già di un problema di cattiva interpretazione.

Gran parte delle discussioni si incentrano sull’automazione e sul ruolo del pilota in cabina. Forse la soluzione, si sente dire, sarebbe l’eliminazione totale del pilota. Perché no? Dopotutto gli aerei possono già volare da soli, no?

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