Il Nómos della Modernità

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Di Robert Kurz. Pubblicato su L’anatra di Vaucanson il 5 Aprile 2017. Traduzione di Samuele Cerea.

Seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte del capitolo IX del libro Weltordnungskrieg1 di Robert Kurz, inedito in Italia, nella traduzione di Samuele Cerea

La fine del diritto, lo stato di eccezione globale e il nuovo «homo sacer»

A questo punto è necessario sottoporre questo meccanismo, la sua logica e la sua origine storica ad un’analisi più dettagliata. Il concetto fondamentale a questo riguardo è quello di stato di eccezione. Come si sa che il luciferino Carl Schmitt, uno dei più lucidi ma, allo stesso tempo, più inquietanti teorici dell’«ideologia tedesca» nel XX secolo, ha tormentato per lungo tempo i predicatori della libertà democratica, collocando lo stato di eccezione, su cui ritornò insistentemente, al centro del dibattito sul diritto costituzionale. In un saggio dal titolo significativo, «Teologia politica», si trova la celebre (o famigerata) definizione di tutta la sovranità moderna, e quindi anche della democrazia: «Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione. Questa definizione può essere appropriata al concetto di sovranità, solo in quanto questo si assuma come concetto limite. Infatti concetto limite non significa un concetto confuso, come nella terminologia spuria della letteratura popolare, bensì un concetto relativo alla sfera piú esterna. A ciò corrisponde il fatto che la sua definizione non può applicarsi al caso normale, ma a un caso limite» (Schmitt 1922).

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Il Nómos della Modernità

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Di Robert Kurz. Pubblicato su L’anatra di Vaucanson il 9 Dicembre 2016.

Pubblichiamo il capitolo IX del libro Weltordnungskrieg1 di Robert Kurz, inedito in Italia, nella traduzione di Samuele Cerea.

Prima parte

Sinossi:

La crisi del diritto è solo uno dei molteplici livelli su cui si manifesta la crisi complessiva della modernità capitalistica. La crisi degli Stati nazionali nel processo della globalizzazione coincide con la crisi della possibilità regolative degli apparati statali sui rapporti sociali all’interno e, soprattutto, con una crisi fondamentale del diritto internazionale, ossia della regolazione del rapporto tra gli Stati. Un aspetto quest’ultimo drammaticamente evidenziato dalle guerre dell’ordine mondiale, condotte dagli USA sotto l’amministrazione Bush: la costruzione pericolante del diritto internazionale classico non viene sostituita da un nuovo nomos giuridico ma dalla legge del più forte. Robert Kurz analizza questo processo di deriva anomica sia all’interno che all’esterno dello Stato, facendo riferimento alla categoria schmittiana dello stato di eccezione e al costrutto dell’“homo sacer” di Agamben. Secondo Kurz la dicotomia stato normale/stato di eccezione, uno dei cardini del pensiero schmittiano, si risolve, nella società della merce, nell’alternativa tra uno stato di eccezione coagulato (la cosiddetta normalità) e uno stato di eccezione fluido mentre la forma-diritto, kantianamente modellata sulla soggettività moderna del denaro e del valore, contiene in sé il nucleo della riduzione dell’uomo a “homo sacer” nel senso di Agamben, liquidabile in ogni momento se superfluo per la logica del valore.

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Tecnologia e Neofascismo

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Di Maurilio Lima Botelho. Originale pubblicato il 24 ottobre su Baierle con il titolo Tecnologia e Neofascismo. Traduzione di Enrico Sanna.

…il ripetersi delle mostruosità non solo è possibile, ma anche probabile (…) e le possibilità di vincere la battaglia contro il suo ripetersi sono minori delle probabilità di perderla. Ma la sconfitta sarà definitiva solo se decidiamo di non analizzare le fondamenta di ciò che accade, se non capiamo chiaramente cosa dobbiamo effettivamente combattere. È proprio per questo (…) che dobbiamo andare alle radici delle cose.” ~ Günther Anders

Dopo l’assassinio dell’assessore Marielle, le reti sociali sono state invase da messaggi che incolpavano la vittima, messaggi che ricordavano l’assassinio, false notizie sul passato della vittima, con grande indifferenza per l’esecuzione a sangue freddo e il dolore di famigliari e amici. Subito dopo si è scoperto che alcuni di questi messaggi venivano da chatbot, computer programmati per simulare il dialogo tra umani nei social network. Questo rivela molto più della disumanità di chi si nasconde dietro le accuse crudeli contro la vittima o dietro i computer. Criticare questi spietati commenti solo dal punto di vista del diverso senso morale o politico significa rinunciare a priori ad una riflessione più profonda su ciò che lega la tecnologia al crescente autoritarismo. Il fatto assume ancora più importanza oggi che la campagna elettorale dei neofascisti produce violenza di strada. Perché è chiaro che esiste qualcosa che va oltre la pura concomitanza tra alta tecnologia “socializzata” e regressione della civiltà: la stessa decomposizione sociale accelerata è un prodotto della tecnologia della condivisione.

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Noi Eravamo Assassini

Robert Capa, Morte di un miliziano.

George Orwell

Questo era ciò che dicevano di noi: che eravamo trotzkisti, fascisti, traditori, assassini, codardi, spie e così via. Ammetto che non faceva piacere, soprattutto quando conoscevi alcuni di quegli autori. Non è bello vedere un ragazzo spagnolo di quindici anni che viene portato via sulla barella, il viso sbiancato, attonito che spunta da sotto la coperta, e pensare a quei tizi in giacca e cravatta che a Londra o Parigi scrivono pamphlet per dimostrare che quel ragazzo è un fascista camuffato. Tra le caratteristiche più orribili della guerra c’è il fatto che tutta la propaganda, tutto quell’urlare e odiare, viene sempre da persone che non combattono. I miliziani del P.S.U.C. che ho conosciuto in prima linea, i comunisti della Brigata Internazionale che incontravo di quando in quando non mi hanno mai chiamato trotzkista o traditore: queste cose le lasciavano ai giornalisti che stavano dietro. Quelli che scrivevano pamphlet contro di noi e che ci insultavano sui giornali stavano al sicuro in casa loro, o alla peggio negli uffici del giornale a Valencia, a centinaia di chilometri dalle pallottole e dal fango. E, tolte le accuse reciproche delle faide partitiche, tutta la solita roba di guerra: il tambureggiare, la posa eroica, l’insulto al nemico; tutto ciò veniva, come al solito, da persone che non combattevano e che in molti casi avrebbero corso per cento chilometri pur di non combattere. Una delle cose più tristi che mi ha insegnato questa guerra è che la stampa di sinistra non è affatto meno falsa e disonesta della stampa di destra. Credo sinceramente che per noi del Governo questa guerra fosse diversa dalle solite guerre imperialistiche; ma a leggere la propaganda di guerra non l’avresti mai intuito. I combattimenti erano appena iniziati che già i giornali, a destra e a sinistra, si erano tuffati nella stessa fogna. Ricordo bene il titolo a nove colonne del Daily Mail: “I ROSSI CROCIFIGGONO LE SUORE”, mentre per il Daily Worker la legione straniera di Franco era “composta da assassini, schiavisti bianchi, drogati e la feccia di ogni paese europeo.” Ancora ad ottobre del 1937 il New Statesman diffondeva la storia dei fascisti che facevano le barricate con bambini vivi (cosa quantomai ardua), mentre Arthur Bryant dichiarava che nella Spagna lealista “l’amputazione della gamba dei commercianti conservatori” era “un fatto comune”. Quelli che scrivono queste cose non vanno mai a combattere; magari credono che scrivere sia un surrogato della guerra. È così in tutte le guerre: i soldati combattono e i giornalisti strillano, e i veri patrioti stanno alla larga dalle trincee, se non per qualche brevissimo tour di propaganda. A volte penso che è un bene che l’aeroplano stia cambiando le condizioni in cui si fa la guerra. Forse alla prossima grande guerra vedremo quello che non abbiamo mai visto prima: un fanatico patriota con una pallottola in fronte.

Fonte: Homage to Catalonia. Traduzione di Enrico Sanna. Immagine: Robert Capa, Morte di un miliziano.

 

La Sovranità della Polizia

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Di Giorgio Agamben. Fonte: The Anarchist Library.

Tra le lezioni meno ambigue apprese dalla Guerra nel Golfo c’è che finalmente è stato introdotto il concetto di sovranità nella figura della polizia. La nonchalance con cui l’esercizio di un particolare ius belli è stato qui mascherato da semplice “operazione di polizia” non può essere considerata una cinica mistificazione (come hanno fatto alcuni critici giustamente sdegnati). La caratteristica più spettacolare di ciò è forse che le ragioni presentate a giustificazione non possono essere liquidate come sovrastrutture ideologiche impiegate per celare un piano nascosto. Al contrario, l’ideologia è penetrata così profondamente nella realtà che le ragioni dichiarate devono essere prese col loro senso rigorosamente letterale, soprattutto quelle riguardanti l’idea di un nuovo ordine mondiale. Questo non significa, però, che la Guerra nel Golfo sia stata una salutare limitazione della sovranità statale in quanto costretta a fare da poliziotto al servizio di un organismo sovranazionale (che è ciò che apologisti e giuristi improvvisati hanno cercato, in malafede, di dimostrare).

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La Spinta ad Uccidere Senza Rimorsi

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Di Nathan Goodman. Originale pubblicato il 15 marzo 2016 con il titolo How Politics Empowers Remorseless Killers. Traduzione di Enrico Sanna.

In una recente intervista, il consigliere della Casa Bianca Ben Rhodes afferma che Barack Obama “non ha mai avuto ripensamenti riguardo i droni.”

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