Esiste un Pericolo Reale di Guerra?

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E se la guerra fosse l’economia con altri mezzi?

Di David de Ugarte. Originale pubblicato su lasindias.blog il 15 agosto 2017 con il titolo ¿Existe un Peligro Real de Guerra? Traduzione di Enrico Sanna.

Abbiamo parlato tante volte del dramma del sovradimensionamento e delle sue origini strutturali. In pratica, parliamo di una gigantesca massa di capitali che non riesce a trovare a trovare uno sbocco produttivo.

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Il Rovescio della Guerra

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Di emmerre. Pubblicato su umanitanova.org il primo ottobre 2017.

La celebrata storia dell’Esercito italiano annovera numerose quanto ingloriose sconfitte: da Adua (1896) a Sciara Sciat (1911), da Guadalajara (1937) ad El Alamein (1942), sino alla dissoluzione militare dell’8 settembre 1943, ma sicuramente quella che, ancora a cento anni di distanza, mantiene la maggiore rilevanza simbolica e politica è senz’altro la disfatta di Caporetto, nell’ottobre 1917, ossia lo sfondamento del fronte da parte delle truppe degli Imperi Centrali che, soltanto nel primo giorno, penetrarono per venti chilometri in territorio italiano.

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Italiani che Mangiano sulle Guerre

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Di Guglielmo Bonanno. Pubblicato su Tutela del Cittadino il 17 luglio 2017.

Vergognosa ipocrisia, profughi che scappano dalla guerra, associazioni umanitarie che raccolgono fondi che adesso si sa dove finiscono… ma la verità è ancora una, In Italia il potere marcia sulla guerra più che in ogni altro paese. Prima di tutto sui profughi, c’è chi ha messo da parte milioni di euro, poi sulla guerra e sulle armi. La relazione annuale del governo sull’export militare italiano 2015 – appena trasmessa al Parlamento e anticipata da Nigrizia – mostra un aumento del 200% per le autorizzazioni all’esportazione di armamenti il cui valore complessivo è salito a 7,9 miliardi dai 2,6 del 2014, un dato senza precedenti. Boom verso Paesi in guerra, in violazione, attraverso vari escamotage, della legge 185/1990: il volume di vendite autorizzato verso l’Arabia Saudita è salito a 257 milioni dai 163 del 2014: +58%. Cresce il ruolo delle banche, Unicredit la più attiva.

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O Burro o Cannoni

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Di Murray Bookchin. Estratto da State Capitalism in Russia, 1950. Traduzione di Enrico Sanna.

Se la crescita industriale della Russia ha qualche significato, si riferisce principalmente all’industria degli armamenti. E lo stesso si può dire di tutto il mondo capitalista. L’industria degli armamenti è oggi il lubrificante dell’intero sistema e cresce più della produzione di beni di consumo proprio perché è l’unico settore che può coesistere con il depauperamento dello stile di vita. Cannoni, carrarmati, aerei, armi di ogni genere sono un’esplosione di spreco.

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Guerra: si Spara, si Muore

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Di Fulvio Scaglione

Com’era prevedibile, dopo tanto disquisire sulla “nuova guerra fredda” ci ritroviamo immersi in una nuova guerra calda, effettiva, reale. È inutile illudersi, lì stiamo. Magari non siamo in guerra ma siamo in una guerra: che ci circonda, ci avvolge, permea i nostri spiriti e influenza la nostra vita. Anche l’informazione è ormai informazione di guerra. I nostri e i loro, il bene e il male. La battaglia per Mosul è bella e buona e i civili non muoiono se non per mano dell’Isis. Quella per Aleppo è brutta, sporca e cattiva e i civili muoiono solo a causa dei russi. I civili nello Yemen muoiono ma non si dice, vedi mai che ci perdiamo qualche buon affare con i sauditi. A Gaza anche muoiono i civili ma parlar male delle bombe di Israele non è più di moda e parlar male dei miliziani di Hamas è poco fine.

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In Odio ai Militari

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Simulazione di un attacco nucleare in una scuola americana negli anni cinquanta

Di Albert Einstein

Passo ora a parlare del frutto peggiore del branco, il sistema militare, che io detesto. Il fatto che una persona possa provare piacere a marciare in formazione al suono di una banda militare basta a farmelo odiare. Gli è stato dato un cervello per errore. La spina dorsale era più che sufficiente. Questa cancrena della civiltà dovrebbe essere abolita con la massima velocità possibile. L’eroismo comandato, la violenza senza senso, tutto quello sciocchezzaio di stupidate che va sotto il nome di patriottismo… quanto odio queste cose! La guerra mi appare una cosa meschina e odiosa: preferirei farmi tagliare a pezzi piuttosto che prendere parte a questa cosa odiosa. E però, nonostante tutto, l’opinione che possiedo del genere umano è così alta che sono convinto che questa fogna sarebbe scomparsa tanto tempo fa, se il buon senso dei popoli non fosse stato sistematicamente corrotto dagli interessi politici e commerciali, che agiscono tramite il sistema scolastico e l’informazione.

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