59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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I Governi Sono Ingannatori

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[Di Lev Tolstoj. Originale pubblicato su coaloalab.altervista.org. Traduzione di Roberto Coaloa.]

Il secolo e la sua fine non significano nel linguaggio evangelico il termine e l’inizio di un periodo di cento anni, ma la fine di una concezione della vita, di una credenza, di un mezzo di comunione tra gli uomini, e il principio di una nuova visione del vivere, di una nuova religione, di un nuovo strumento di comunione tra gli individui.

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La Sovranità della Morte

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[Di Miguel Mellino. Pubblicato su francosenia.blogspot.it il 29 dicembre 2016. Originale pubblicato su Il Manifesto il 6 dicembre 2016.]

Il perenne gioco al massacro di «separare l’umanità»

“L’assunto di questo saggio è che l’espressione ultima della sovranità consista, in larga misura, nel potere e nella capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire”.
Dalla deumanizzazione del destino degli schiavi all’abominio dei campi di sterminio, dalle colonie africane – luogo per eccellenza del dominio razziale e modello del genocidio ebraico – alla colonia di oggi: i Territori Occupati.
Fondando la sua riflessione su Arendt, Agamben, Bataille, Foucault, Gilroy e altri autori ancora, Mbembe traccia la genealogia dei poteri di morte: figura emblematica della modernità, della sua razionalità e della nozione di sovranità, che in essi esprime forse la sua essenza più cupa. Oggi le necropolitiche conoscono infinite metamorfosi e proliferano in un orizzonte dominato dalle guerre infinite nel Medio Oriente, dalle nuove tecnologie della morte e dallo spettro del terrorismo. Pensare a come uscire dalla notte di un mondo avvelenato dall’inimicizia: questo il lavoro instancabile che Achille Mbembe persegue da anni e di cui Necropolitica è una tappa fondamentale.
~ dal risvolto di copertina di: Achille Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte

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Quando non Servivano Passaporti o Visti

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[Di Speranta Dumitru. Originale pubblicato su The Conversation il 27 settembre 2016 con il titolo When world leaders thought you shouldn’t need passports or visas. Traduzione di Enrico Sanna.]

In un’epoca di forti restrizioni alle migrazioni, il passaporto sembra una naturale prerogativa dello stato. Abolire i passaporti è quasi impensabile. Ma ancora nel ventesimo secolo gli stati consideravano la loro “abolizione totale” un obiettivo importante, argomento anche di varie conferenze internazionali.

La prima conferenza sul passaporto si tenne a Parigi nel 1920, sotto gli auspici della Lega delle Nazioni (predecessore delle Nazioni Unite). La restaurazione del regime prebellico della libertà di movimento era tra gli obiettivi della Commissione per le Comunicazioni e il Transito.

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Tutte le guerre contro di noi, noi contro tutte le guerre

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[Di Umanità Nova. Originale pubblicato con lo stesso titolo il 7 ottobre 2016.]

I governi e le organizzazioni sovranazionali – militari, economiche e politiche – su scala globale perseguono il controllo delle risorse, dei territori, dei flussi informativi con sempre più marcata attitudine autoritaria e militarista.

In un pianeta dove lo scontro tra potenze è segnato da un orizzonte multipolare, la competizione tra gli Stati, lo scontro tra interessi imperialisti moltiplica le guerre, sia combattute direttamente che sostenute in modo indiretto e non palese. Alle operazioni belliche si affianca l’intervento economico e politico per la costruzione di aree di influenza  sempre più estese.

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Compattazione, Istinto del Branco e Territorialità

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[Di Fred Reed. Originale pubblicato su fredoneverything.com il 6 ottobre 2016 con il titolo Compaction, Pack Instinct, and Territoriality. Traduzione di Enrico Sanna.]

Siamo tutti pazzi. Questo spiega tutto. Mi spiego meglio, nella speranza di diventare come quei fari dell’intelletto di Platone, Burke e Hunter Thompson.

La mente umana non può pensare a più di poche cose per volta. Ad esempio, non riusciamo a considerare individui un miliardo di abitanti della Cina, e dunque diciamo che “la Cina”, o “i cinesi”, hanno fatto una certa cosa che gran parte di loro non sa, non voleva fare, o voleva fare altro. Il miliardo diventa un solo essere senziente, una sorta di persona atomizzata.

Ad esempio, c’è chi dice Cuba per dire “Castro”, o dice che “Cuba” dev’essere punita perché fa qualcosa che Washington non approva, onde per cui embargo. In realtà, ci sono 11.000.000 di cubani, di cui solo uno è Castro. Gran parte dei cubani non ama Castro, come dimostra la loro disponibilità a pagaiare novanta miglia fino a Miami su un tubo. L’embargo non punisce “Cuba”. Rende miserabile la vita di 11.000.000-1 persone, nessuna delle quali ha potere d’influenza sulla politica di Cuba. Di sicuro l’embargo non sconfigge Castro, che può avere tutte le bistecche e tutto il miglior bourbon che vuole, embargo o no.

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