Basta la Parola

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[Di Alessandra Daniele. Pubblicato su Carmilla on line il 28 maggio 2017.]

Dopo essersi scagliato varie volte contro i mercanti d’armi, Papa Bergoglio la settimana scorsa ha ricevuto in pompa magna il più grosso mercante d’armi del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il quale, dopo aver piazzato 110 miliardi di dollari di armi ai principi sauditi, maggiori sponsor del terrorismo islamista, gli ha raccomandato con un solenne discorso ufficiale di combattere il terrorismo islamista.

Basta la parola.

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59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Soppressione e Conservazione dell’uomo Bianco

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Una visione retrospettiva del colonialismo e dell’anticolonialismo alla soglia del XXI secolo

[Di Robert Kurz. Pubblicato su Ozio Produttivo il 5 luglio 2016. Letto originariamente come saggio radiofonico nella radio statale NDR, nel gennaio 1992. Traduzione di Raquel Imanishi Rodrigues.

Quando tutti concordano in modo unanime sul carattere discutibile di un fenomeno sociale, quando questo diventa bersaglio anche della critica ufficiale, in generale esso ha già smesso di essere una presenza effettiva per convertirsi in oggetto della storia. Oggi quale politica potrebbe ancora definirsi “colonialista”? Quale paese può ancora acquisire colonie? Il mercato mondiale ha ormai superato questo problema da vari decenni, per quanto si abbiano ancora piccole contese di retroguardia. Sarebbe inutile, pertanto, continuare a prendere a calci un cane morto, per quanto sia stato in vita incredibilmente brutto e intollerabile. Comunque così saremmo lontani dall’aver regolato i conti con la storia passata, la quale continua ad agire su di noi e sul nostro futuro. Forse soltanto ora diventa possibile cominciare a comprenderla, perché possiamo lanciare uno sguardo retrospettivo su di un’epoca che non può più essere alterata e che rimarrà per sempre fuori dal nostro campo d’azione.

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Stesso Colonialismo, Altro Nome

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Same Colonial Wealth Extraction, Different Name. Traduzione di Enrico Sanna.]

Seguendo i media della destra libertaria, vi sarà capitato di leggere qualche pezzo borioso che spiega come il capitalismo abbia migliorato le condizioni di vita nel terzo mondo: crescita del pil, maggiore aspettativa di vita, eccetera. Ma se lo stile di vita, secondo un articolo del Guardian (Jason Hickel, “Aid in reverse: how poor countries develop rich countries,” 14 gennaio), è migliorato, ciò è accaduto nonostante i 2.000 miliardi di dollari di ricchezza estratta al netto di aiuti economici, flussi commerciali e investimenti. Ogni anno entrano 1.300 miliardi di dollari in investimenti, ed escono 3.300 miliardi.

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La Sovranità della Morte

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[Di Miguel Mellino. Pubblicato su francosenia.blogspot.it il 29 dicembre 2016. Originale pubblicato su Il Manifesto il 6 dicembre 2016.]

Il perenne gioco al massacro di «separare l’umanità»

“L’assunto di questo saggio è che l’espressione ultima della sovranità consista, in larga misura, nel potere e nella capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire”.
Dalla deumanizzazione del destino degli schiavi all’abominio dei campi di sterminio, dalle colonie africane – luogo per eccellenza del dominio razziale e modello del genocidio ebraico – alla colonia di oggi: i Territori Occupati.
Fondando la sua riflessione su Arendt, Agamben, Bataille, Foucault, Gilroy e altri autori ancora, Mbembe traccia la genealogia dei poteri di morte: figura emblematica della modernità, della sua razionalità e della nozione di sovranità, che in essi esprime forse la sua essenza più cupa. Oggi le necropolitiche conoscono infinite metamorfosi e proliferano in un orizzonte dominato dalle guerre infinite nel Medio Oriente, dalle nuove tecnologie della morte e dallo spettro del terrorismo. Pensare a come uscire dalla notte di un mondo avvelenato dall’inimicizia: questo il lavoro instancabile che Achille Mbembe persegue da anni e di cui Necropolitica è una tappa fondamentale.
~ dal risvolto di copertina di: Achille Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte

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Tutte le guerre contro di noi, noi contro tutte le guerre

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[Di Umanità Nova. Originale pubblicato con lo stesso titolo il 7 ottobre 2016.]

I governi e le organizzazioni sovranazionali – militari, economiche e politiche – su scala globale perseguono il controllo delle risorse, dei territori, dei flussi informativi con sempre più marcata attitudine autoritaria e militarista.

In un pianeta dove lo scontro tra potenze è segnato da un orizzonte multipolare, la competizione tra gli Stati, lo scontro tra interessi imperialisti moltiplica le guerre, sia combattute direttamente che sostenute in modo indiretto e non palese. Alle operazioni belliche si affianca l’intervento economico e politico per la costruzione di aree di influenza  sempre più estese.

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