59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Gerald Celente Parla di Guerra e Moralità

[Estratto da un’intervista di Anthony Wile con Gerald Celente. Originale pubblicato su The Daily Bell il 3 novembre 2013 con il titolo Gerald Celente on Multinationalism, Breaking the Chains and Individual Renaissance. Traduzione di Enrico Sanna.]

Daily Bell: Parliamo di azioni militari, in particolare della Siria, dove quelli di al Qaeda stanno combattendo dalla parte degli Stati Uniti e della Nato. Perché gli Stati Uniti vogliono destabilizzare la Siria e quale sarà il prossimo paese: Iran? Russia?

Gerald Celente: Noi al Trends Journal lo stiamo dicendo dal 2011. Dopo la caduta della Libia, l’unico porto che cinesi e russi avevano nel mediterraneo era quello di Tartus, in Siria. E l’unico vero alleato della Siria in quell’area è l’Iran, oltre ovviamente a Hezbollah in Libano. Tolta di mezzo la Siria, rimarrebbe l’Iran come unico ostacolo alla diffusione dell’influenza e del controllo americano in Medio Oriente. La questione è tutta qui: Gli Stati Uniti vogliono più controllo per fare quello che vogliono. L’obiettivo principale è l’Iran.

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Apertura all’Iran?

[Di Ron Paul. Originale pubblicato su dailybell.com il 7 ottobre 2013 con il titolo An Opening to Iran? Traduzione di Enrico Sanna.]

La settimana scorsa, per la prima volta dalla rivoluzione iraniana del 1979, il presidente degli Stati Uniti ha parlato con la sua controparte iraniana. Secondo le fonti, questa telefonata di quindici minuti porterà a dialoghi a livelli più alti. Questo evento è molto importante.

Sono anni che dico che noi (gli Stati Uniti, es) dobbiamo parlare con gli iraniani. Dopotutto, abbiamo parlato con i sovietici quando possedevano realmente migliaia di missili nucleari puntati contro di noi! Gli iraniani non ne hanno neanche uno, secondo i nostri servizi segreti. Io ho anche suggerito qualche anno fa che noi dovremmo “offrire loro amicizia”. Purtroppo, molti cosiddetti esperti hanno un interesse a mantenere alta la tensione e spingerci alla guerra. Non vogliono sentire quello che dico. Sembra, però, che ora tutto questo cominci a cambiare con gli eventi recenti.

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Siria: Ragioni per un Ripensamento

[Di Enrico Sanna e Ron Holland]

“Stanno vivendo al di sopra delle loro possibilità e spostando parte del peso dei loro problemi sull’economia mondiale. Stanno vivendo come parassiti dell’economia globale e del monopolio del dollaro. Se [in America] dovesse esserci un malfunzionamento sistemico, le conseguenze riguarderebbero tutti. Paesi come la Russia e la Cina hanno una parte delle loro riserve in titoli americani. Dovrebbero esserci altre valute di riserva.” – Vladimir Putin nel 2011

Avete visto Barack Obama, quello che è presidente degli Stati Uniti? E John Kerry? Ad un certo punto, a Obama e a John Kerry, che fa il segretario di stato nello stesso paese, è venuta questa idea di bombardare la Siria. Obama è uno a cui hanno dato un premio nobel per la pace. Ma è stato più di quattro anni fa. Forse c’è una scadenza. Kerry partecipava ai raduni pacifisti con Jane Fonda. Ma è stato quaranta anni fa. Poi uno cresce, diventa maturo, mette la testa a posto, eccetera.

John Kerry ad un raduno contro la guerra con Jane Fonda

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