Dubai: un Sinistro Paradiso

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Originale pubblicato il 14 luglio 2005 su tomdispatch.com con il titolo Sinister Paradise. Does the Road to the Future End at Dubai? Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini e ripubblicato il primo agosto 2017 su La Città Conquistatrice.

Il jet comincia la sua discesa, e si resta incollati al finestrino. La scena sotto è incredibile: più di cinquanta chilometri quadrati di isole color del corallo, a forma di puzzle del mondo quasi terminato. Nelle verdi acque basse tra i continenti, sono chiaramente visibili le forme affondate delle Piramidi di Giza e del Colosseo. Al largo ci sono tre grandi gruppi di isole a formare una palma entro una serie di mezzelune, popolate di alberghi sviluppati in altezza, parchi tematici, e mille case di lusso costruite su palafitte sopra l’acqua. Le «Palme» sono collegate tramite moli a una spiaggia tipo Miami stipata di mega-hotel, torri ad appartamenti e approdi per yacht. Mentre l’aereo lentamente plana verso il deserto nell’entroterra, manca il fiato per l’ancora più improbabile veduta che si para davanti. Da una foresta cromata di grattacieli (quasi una dozzina alti più di 300 metri) spunta la nuova Torre di Babele. È impossibilmente alta un miglio e mezzo: l’equivalente di due Empire State Building messi uno sopra l’altro.

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La Rivoluzione Industriale che non Avete Conosciuto

[Di Wendy McElroy. Originale pubblicato il 7 novembre 2013 su The Daily Bell con il titolo The Industrial Revolution You Haven’t Met. Traduzione di Enrico Sanna.]

Nelle fabbriche tessili erano chiamati “raccattatori”. Il raccattatore tipico aveva sei anni circa, e il suo compito era di andare a raccogliere il cotone che finiva sotto i macchinari. Poiché le macchine continuavano ad andare, gli incidenti terribili erano comuni. La storia punta il dito sul lavoro infantile durante la rivoluzione industriale e lo indica come una condanna struggente del sistema capitalista. O, meglio, è stata l’azione di alcuni particolari storiografi a tirar fuori questa interpretazione. La storia in sé, in effetti, disprezza questa interpretazione perché è una bugia.

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