Agro Business

Agricoltura

Di Robert Kurz. Fonte: Gruppo Krisis.

Tutti felici di esprimere le loro simpatie per i paesi poveri e poverissimi: il Forum Economico Mondiale, la Banca Mondiale, L’organizzazione Mondiale del Commercio e, più in generale, gli esperti di economia di tutti i paesi. Gli stati ricchi, dicono, dovrebbero rinunciare alla loro ipocrisia e aprire finalmente i propri mercati, soprattutto alle produzioni agricole del Terzo Mondo. Non serve parlare continuamente di libertà di commercio e privare di questa libertà proprio i più poveri tra i poveri. Per questo gli Stati Uniti, e soprattutto l’Unione Europea, dovrebbero abbattere i dazi doganali e le sovvenzioni agricole. Chi critica la globalizzazione deve pur avere qualche ragione.

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Global Tools

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Maurizio Lazzarato

Il rifiuto del lavoro – la categoria politica più importante dell’operaismo italiano, connessa alle pratiche di lotta operaia contro le grandi fabbriche, le cui catene di montaggio rappresentavano lo sfruttamento del capitalismo industriale – era considerata dai fondatori di Global Tools come la «più grossa scoperta collettiva di questo secolo» e la «legge di fondo di tutta la dinamica sociale», al punto che «l’unico progresso è quello che elimina il lavoro».

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Reddito di Sudditanza

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Di Andrea Fumagalli. Originale pubblicato su Effimera.org il 10 gennaio 2019.

E la montagna partorì il topolino. Questo sembra il commento a caldo più consono alla lettura della bozza del decreto legge che il governo dovrebbe approvare in questi giorni per rendere attuativa l’introduzione del cd. “reddito di cittadinanza”.

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Una Civiltà in Crisi

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Di Maurizio Lazzarato. Fonte: Che Fare 21 febbraio 2019.

Il rifiuto del lavoro – la categoria politica più importante dell’operaismo italiano, connessa alle pratiche di lotta operaia contro le grandi fabbriche, le cui catene di montaggio rappresentavano lo sfruttamento del capitalismo industriale – era considerata dai fondatori di Global Tools come la «più grossa scoperta collettiva di questo secolo» e la «legge di fondo di tutta la dinamica sociale», al punto che «l’unico progresso è quello che elimina il lavoro».

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Travolti dal Proprio Successo

Teenager depressed sitting inside a dirty tunnel

Di Sandro Moiso. Pubblicato originariamente su Carmilla Online il 28 febbraio 2019. Titolo originale: “Tutti gli esseri umani sono imprenditori”.

Silvio Lorusso, ENTREPRECARIAT. Siamo tutti imprenditori. Nessuno è al sicuro. Prefazione di Geert Lovink. Postfazione di Raffaele Alberto Ventura. Progetto grafico e layout di Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, Krisis Publishing, Brescia 2018, pp. 228, euro 18,00.

Ancora una volta Francesco D’Abbraccio e Andrea Facchetti, con la loro Krisis Publishing, centrano l’obiettivo pubblicando un testo che è allo stesso tempo interessante, provocatorio, bello e graficamente elegante. Entreprecariat nasce dall’omonimo blog lanciato da Silvio Lorusso nel 2016. Da allora il termine imprendicariato e il suo corrispettivo inglese si sono man mano diffusi in Italia e all’estero tra giornalisti, teorici e artisti. Oggi si parla di imprendicariato a proposito del disagio dei Millennials, dello sfruttamento creativo del popolo degli Hackathon, del logorio prodotto da una socialità ormai convertita in investimento.

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Contro il Lavoro

Micia

Miguel Amorós

“Ci sono persone, sembra a me, che non fanno un grande servizio alla società con la loro intelligenza, ma che hanno corporatura robusta e possono fare i lavori più pesanti. Operano con la forza delle loro braccia e possono guadagnare un salario con questa attività, da cui, credo, il loro nome di salariati.”
~ Platone, La Repubblica

Non credo di sminuire il senso del Primo Maggio se dico che è una giornata contro il lavoro, poiché già in origine (la lotta per la giornata lavorativa di otto ore) portava con sé l’esigenza di una diminuzione del tempo dedicato alla schiavitù salariata, ovvero una rivendicazione del tempo libero. Libero significa libero dallo sfruttamento e dalla necessità su cui tale schiavitù pretende di basarsi, per cui la libertà a cui aspira l’uomo significa l’abolizione non solo del lavoro salariato ma anche del lavoro impiegato per soddisfare le necessità fisiche. Il regnò della libertà seppellirà il regno della necessità quando l’uomo si emanciperà completamente dal lavoro. Perciò la società a cui dovrebbero aspirare i lavoratori è una società che non si basi sul lavoro, una società in cui il lavoro non sia considerato l’occupazione principale, in cui la vita non dipenda assolutamente dal lavoro, in cui nessuno debba “guadagnarsi da vivere” lavorando, perché una simile società è incompatibile con il benessere e la libertà. Ma quale “diritto al lavoro”! È come rivendicare il diritto di essere sfruttati. Meglio sarebbe parlare di diritto di non lavorare. In cima alle loro aspirazioni, i lavoratori non dovrebbero mettere parole d’ordine del tipo “lavorare meno, lavorare tutti”, ma un netto “lavorare mai”.

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