L’ideologia del Lavoro

Filanda

Di Jacques Ellul. Originale pubbicato su La Peste il 14 settembre 2018 con il titolo La ideología del trabajo. Traduzione di Enrico Sanna.

Prima di iniziare una qualunque ricerca o riflessione sulla natura del lavoro nella nostra società, è bene essere coscienti del fatto che oggi tutto è dominato dall’ideologia del lavoro. In quasi tutte le società tradizionali, il lavoro non era considerato né un bene né l’attività più importante. Il valore intrinseco del lavoro appare nel mondo occidentale durante il diciassettesimo secolo, prima in Inghilterra e Olanda e poi in Francia. Lo sviluppo avviene in questi tre paesi seguendo la crescita economica.

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Capitalismo, Migrazioni, Movimento Operaio

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Di Enrico Voccia. Originale pubblicato su Umanità Nova il 10 febbraio 2019.

Sul primo numero di quest’anno è stato pubblicato su queste pagine “FUSARO, RIZZO E L’IMMIGRAZIONE. Storia di un Inganno Ideologico”. Poiché la cosa ha suscitato un certo interesse, dentro e fuori dalla rete, ho deciso di approfondire un punto che ritengo cruciale e che, nell’articolo succitato, avevo affrontato solo nelle grandi linee: il rapporto tra capitalismo, migrazione e movimento operaio, con un accenno alle strategie di quest’ultimo – completamente diverse da quelle suggerite da Fusaro, Rizzo e Sovranisti vari, risultate poi vincenti paradossalmente proprio nell’ottica della costruzione di quella “unità etica” del mondo del lavoro auspicata, almeno in apparenza, da Fusaro.

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Si Accettano Offerte d’aiuto

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Abbattiamo questo sistema, ce lo chiedono i capitalisti!

Di Benoit Bohy-Bunel. Originale pubblicato su sinistrainrete il 3 ottobre 2017.

Se i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici vengono messi in discussione, il movimento di contestazione sociale che denuncia ciò si trova di fronte ad un problema di ordine teorico e strategico.

Vale a dire che leggi come la “loi travail 2” sono soprattutto ricche di insegnamenti.

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Lavori del Menga

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Di Alessandro Visalli. Originale pubblicato su Tempo Fertile il 18 ottobre 2018 con il titolo Riccardo Staglianò, “Lavoretti”.

Il fortunato libro di Riccardo Staglianò, “Lavoretti “reca come sottotitolo “Così la sharing economy ci rende tutti più poveri”. Ma l’autore anche di “Al posto tuo. Così web e robot ci stanno rubando il lavoro ”, sostiene non sia un libro contro la tecnologia, piuttosto un avvertimento circa le sue conseguenze ed un invito a governarle.

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Contro il Lavoro

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Di Benoit Bohy-Bunel. Pubblicato da sinistrainrete il 17 luglio 2018.

In Francia, le edizioni Allia rieditano il libro di Giuseppe Rensi, Contro il lavoro [che può essere liberamente letto e/o scaricato, in italiano, da qui], tradotto in italiano da Marie-José Tramuta, e con prefazione di Gianfranco Sanguinetti. Pubblicato nel 1923, lo stesso anno di “Storia e coscienza di classe” (Lukács), questo saggio propone una critica radicale ed originale del lavoro, la cui dimensione “morale” viene affermata in ogni pagina. Rensi, pensatore sovversivo che si era opposto alla destra neo-hegeliana dei suoi tempi, propone una filosofia scettica e post-leopardiana. Venne condannato in contumacia a 11 anni di prigione, mentre dirigeva la rivista “Lotta di Classe”, e più tardi, nel 1927, venne estromesso dalla sua cattedra di filosofia morale all’Università di Genova. Nel 1903, mentre era esiliato in Svizzera, era stato il primo deputato socialista eletto in Ticino. Con questo suo appello contro il lavoro, può essere considerato al vertice delle avanguardie artistiche della sua epoca, e rimane un precursore dei situazionisti.

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Eppur non si Muove

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Di Christian Marazzi. Fonte: tysm, 2 ottobre 2018.

È un vero e proprio rompicapo quello della produttività che resta piatta, cioè non aumenta, malgrado le innumerevoli innovazioni tecnologiche che da anni ormai pervadono le nostre economie. Dall’esplosione del computer personale all’inizio degli anni ’80 alla odierna digitalizzazione dei processi produttivi, distributivi e comunicativi, non c’è ambito del nostro spazio vitale che non sia in qualche modo toccato dalle nuove tecnologie informatiche. Già nel 1987, il premio Nobel per l’economia Robert Solow se ne uscì con una domanda che, a tutt’oggi, mantiene tutta la sua pregnanza: “si possono vedere computer dappertutto, tranne che nelle statistiche sulla produttività”.

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