Contro il Brutalismo Libertario

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[Di Jeffrey Tucker. Pubblicato su panarchy.org.]

Questo articolo di Jeffrey Tucker presenta un problema che potrebbe affliggere e alla fine distruggere il movimento libertario negli anni a venire. Il contrasto tra umanitari e brutalisti richiama alla mente le contrapposizioni presenti all’interno del movimento anarchico tra una componente generosa, tollerante e non violenta, e un’altra che intendeva l’anarchismo come l’affermazione dell’individuo con qualsiasi mezzo, distruzione e violenza inclusi, e che in molti casi personali confluirà nel fascismo.
Infatti, coloro che pensano che la libertà sia il bene supremo e unico, e non il mezzo più appropriato per conseguire il bene personale, potrebbero porla su un piedistallo, come una Dea a cui sacrificare vite umane e l’umana decenza.

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L’insostenibile Idiozia della Pseudo-anarchia

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[Di Gian Piero de Bellis. Pubblicato su poliarchy.org  nel mese di maggio 2010.]

A seguito del crollo degli stati “comunisti” dell’Europa orientale e attraverso la diffusione di Internet, la concezione anarchica ha ripreso a circolare, discretamente ma in maniera sempre più ampia. La cosa è estremamente positiva perché molti di noi non ne possono più dello stato, della sua soffocante invadenza e del suo colossale marciume.

Tuttavia, è proprio quando una concezione si espande che rischia di snaturarsi perché alcuni tra i nuovi venuti vi portano tutto il loro vecchio bagaglio fatto di miti duri a morire, pregiudizi incancreniti, contrapposizioni obsolete.

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Essere “Altro” È la Vocazione dello Stato

[Di Nick Ford. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 24 marzo 2015 con il titolo Becoming “A Thing Apart” is the Story of Government. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Voltairine de Cleyre, anarchica senza aggettivi vissuta tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, diceva nel suo saggio “Anarchism and American Traditions” che “…lo stato per sua natura tende a diventare una cosa a parte, un’istituzione che esiste per il proprio bene, che depreda le persone, che insegna tutto ciò che può aiutarlo a mantenere il potere.”

Se è vero che l’autorità politica ha raggiunto il suo apice nel ventunesimo secolo, allora qualcuno mi spieghi in cosa consiste questo apice. Perché uno immagina che ogni democrazia liberale che si rispetti abbia un certo grado di trasparenza. Purtroppo per certi sognatori, però, Obama ha altre idee in testa.

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Astensione dal Voto Come Secessione

[Di Hans Sherrer. Originale pubblicato su forejustice.org nel 2001 con il titolo Non-Voting as an Act of Secession. Traduzione di Enrico Sanna.]

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Questo saggio è comparso su Dissenting Electorate: Those Who Refuse to Vote and the Legitimacy of Their Opposition, a cura di Carl Watner e Wendy McElroy, Jefferson, NC: McFarland & Co., Inc., 2001, pagine 126-129. Ristampato su The Voluntaryist, numero 114 – 3º trimestre 2002.

La Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 parla chiaro: “Sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo diventa distruttiva, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo…” La teoria del consenso enunciata nella dichiarazione è pane quotidiano nella politica americana. Ma la dichiarazione non spiega una cosa importante: Come fanno gli individui ad esprimere la propria disapprovazione per un particolare regime politico e/o ritirare il proprio consenso da un governo che ritengono “distruttivo”?

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Meccanismi della Violenza “Correttiva”

[Di Wendy McElroy. Originale pubblicato su The Daily Bell il 26 giugno 2014 con il titolo Mechanisms of ‘Correcting’ Violence. Traduzione di Enrico Sanna.]

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In tutte le società esiste l’aggressione perché tale è la natura umana. Ogni società ha bisogno di meccanismi correttivi per affrontare l’inevitabile violenza, ovvero il furto, l’aggressione fisica e la minaccia di aggressione.

Lo Stato Opposto all’Individuo Come Vittima del Crimine

Il meccanismo usato dallo stato per ‘correggere’ il crimine è la punizione. Forze di polizia e tribunali fungono da agenti della società, considerata la vittima di ogni crimine; polizia e tribunali non facilitano il risarcimento della vera vittima. Ovviamente, la società non esiste indipendentemente dagli individui che la compongono. E l’espressione “crimine contro la società” diventa sempre più “crimine contro lo stato”, che in realtà è un atto di disobbedienza come la resistenza all’arresto o l’evasione fiscale. Le vere vittime dei veri crimini sono tagliate fuori dal processo di giustizia.

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Il Problema Conoscitivo delle Prerogative

[Di Nathan Goodman. Originale pubblicato su LibertyMinded il 29 luglio 2013 e ripubblicato su Center for a Stateless Society il 9 settembre 2013 con il titolo The Knowledge Problem of Privilege. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cervello con rotelle.

Nel suo saggio classico, “The Use of Knowledge in Society” (L’Uso della Conoscenza nella Società, es), F. A. Hayek parla del concetto di conoscenza distribuita. Ogni individuo ha una conoscenza unica che deriva dalle sue esperienze e dalle sue preferenze, conoscenza a cui altri, per quanto informati, non possono accedere. Scrive Hayek:

“Dire che la conoscenza scientifica non è la somma di tutte le conoscenze oggi è quasi un’eresia. Ma basta riflettere un po’ per capire che esiste indubbiamente un corpus di conoscenze, importantissimo ma non organizzato, che non si può definire scientifico, nel senso che non se ne conoscono le regole generali, cioè le particolari circostanze di tempo e luogo. È in questo senso che ognuno di noi possiede un qualche vantaggio su tutti gli altri. Perché è solo lui a possedere le informazioni necessarie alla creazione di un beneficio particolare. La condizione necessaria, dunque, è che le decisioni siano prese da lui o con la sua cooperazione attiva.”

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