Ecomarx

Di Michel Löwy. Fonte: Blog da consequencia del 3 agosto 2019. Originale pubblicato su Viento Sur.

Marx e l’ecosocialismo

Kohei Saito, Karl Marx’s Ecosocialism – Capitalism, Nature, and the Unfinished Critique of Political Economy, New York: Monthly review Press, 2017, 308 pagine.

Le principali correnti ecologiste rifiutano le idee di Marx, considerato un produttivista insensibile alle questioni ideologiche. Un corpus di scritti ecomarxisti, sviluppatosi recentemente negli Stati Uniti, contraddice questo luogo comune.

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Arrivano i Beni Comuni

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Di Stefan Meretz. Originale: Commons – Gemeingüter. Traduzione spagnola pubblicata su Streifzüge il 25 marzo 2009. Traduzione di Enrico Sanna.

C’è un nuovo concetto antico che sta conquistando il discorso politico: arrivano i Commons, ovvero i beni comuni. Il forum sociale mondiale ha recentemente approvato il “Manifesto per il recupero dei beni comuni”. La riscoperta rientra in una prospettiva resistenziale strategica. Non sono forse i beni comuni una mera forma di proprietà precapitalista di cui oggi sopravvivono solo alcuni resti?

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I Primi Cedimenti del Feticismo delle Merci

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Di Daniele Vazquez. Originale pubblicato con lo stesso titolo su L’anatra di Vaucanson il 4 aprile 2016.

Nel 1970 Fredy Perlman, nel numero 6 della rivista “Telos” rivalutava le teorie dello storico ed economista sovietico Isaak Rubin per cui tutta l’opera di Marx non sarebbe “una serie sconnessa di episodi, ciascuno con un problema che sarà abbandonato poi in seguito”1. Dai Manoscritti del 1844 fino al Capitale, dal giovane Marx idealista al Marx maturo e realista, vi sarebbe una fondamentale continuità. Marx ha cambiato e affinato concetti, modificato terminologia, ma non ha mai abbandonato la direzione dei suoi studi e il suo stile, inseguendo un capovolgimento, un quid pro quo che per Rubin è “La teoria del feticismo della merce […] la base dell’intero sistema economico di Marx, e in particolare della sua teoria del valore”2. Perlman cita diverse volte un passaggio dei Manoscritti: “L’alienazione dell’operaio nel suo prodotto significa non solo che il suo lavoro diventa un oggetto, qualcosa che esiste all’esterno, ma esso esiste fuori di lui, indipendente da lui, a lui estraneo, e diventa di fronte a lui una potenza per se stante; significa che la vita che egli ha dato all’oggetto, gli si contrappone ostile ed estranea”3.

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