Economia Totalitaria e Paranoia del Terrore

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L’istinto di morte della ragione capitalista

[Di Robert Kurz. Pubblicato originariamente su Exit!]

Nella storia dell’umanità catastrofi immani e simboliche fornivano sempre l’occasione per una riflessione cosciente, in cui le potenze del mondo mettevano momentaneamente da parte la loro hybris. La società si osservava dall’interno e così facendo percepiva i propri limiti. Nulla di tutto ciò si è verificato nella società capitalistica dopo gli attacchi kamikaze contro i centri nevralgici degli USA.

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La Sovranità della Morte

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[Di Miguel Mellino. Pubblicato su francosenia.blogspot.it il 29 dicembre 2016. Originale pubblicato su Il Manifesto il 6 dicembre 2016.]

Il perenne gioco al massacro di «separare l’umanità»

“L’assunto di questo saggio è che l’espressione ultima della sovranità consista, in larga misura, nel potere e nella capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire”.
Dalla deumanizzazione del destino degli schiavi all’abominio dei campi di sterminio, dalle colonie africane – luogo per eccellenza del dominio razziale e modello del genocidio ebraico – alla colonia di oggi: i Territori Occupati.
Fondando la sua riflessione su Arendt, Agamben, Bataille, Foucault, Gilroy e altri autori ancora, Mbembe traccia la genealogia dei poteri di morte: figura emblematica della modernità, della sua razionalità e della nozione di sovranità, che in essi esprime forse la sua essenza più cupa. Oggi le necropolitiche conoscono infinite metamorfosi e proliferano in un orizzonte dominato dalle guerre infinite nel Medio Oriente, dalle nuove tecnologie della morte e dallo spettro del terrorismo. Pensare a come uscire dalla notte di un mondo avvelenato dall’inimicizia: questo il lavoro instancabile che Achille Mbembe persegue da anni e di cui Necropolitica è una tappa fondamentale.
~ dal risvolto di copertina di: Achille Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte

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Ignoti Uomini e Donne dell’Anno, di Sempre

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[Di Damiano Aliprandi. Originale pubblicato su Facebook.]

Essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza. Quanti scrittori, poeti, persone comuni sono morte senza che qualcuno gli elevasse un monumento? Quanti nel pieno del degrado civile e umanitario si sono trovati, nella moltitudine, a combattere i mulini al vento? Pochi e nel completo anonimato.

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Sangue, Retorica e Buoni Affari

[Di Maria Matteo. Originale pubblicato su A-Rivista Anarchica nº 409 estate 2016.]

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Ecco il mix che si ritrova dietro la quotidiana martellante propaganda mediatica su “missioni di pace”, politiche dell’accoglienza, generosità sociale. È un trionfo dell’ipocrisia.

Non si tratta di poche “mele marce”, ma di un intero sistema basato sullo sfruttamento delle mille “emergenze” umanitarie.

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La Domanda che Nessuno Pone: Perché Vengono Qui?

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[Di Enrico Sanna. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 18 gennaio 2015 con il titolo The Unasked Question: Why Are They Coming? Traduzione di Enrico Sanna.]

Un articolo pubblicato su lewrockwell.com (Jack Perry, You’re Not Owed Asylum, 9 gennaio 2015) trae lo spunto dai recenti fatti drammatici di Colonia, in Germania, per concludere con il solito lamento riguardo il male insito nell’immigrazione non-occidentale. “Loro” sono i non benedetti, i non civilizzati, i non occidentalizzati che osano vivere da qualche altra parte nel mondo.

Dei fatti di Colonia la notte di capodanno è stato detto molto. Sono fatti orribili. Non dovrebbero accadere, che si tratti di Colonia, Benin City o di qualche altra parte del mondo. Ma sono accaduti, e ci sono statalisti, compresi alcuni libertari (come Jack Perry), che vorrebbero caratterizzare questi comportamenti come qualcosa che non accade mai agli immigrati non occidentali. Quasi nessuno di chi condanna il fatto sui media, o sui social media, si chiede parallelamente: “Perché arrivano?”

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Che Minchia ci Facciamo in Yemen?

[Di Sheldon Richman. Pubblicato su Center for a Stateless Society il 17 aprile 2015 con il titolo What the Hell Are We Doing in Yemen? Traduzione di Enrico Sanna.]

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Questo articolo è stato scritto da Sheldon Richman e pubblicato sul suo blog Free Association il 16 aprile 2015.

Il governo degli Stati Uniti parte alla carica contro un’altra guerra civile in Medio Oriente. Quando continui a chiederti “Impareranno mai?”, la risposta più probabile è che chi prende le decisioni non ha alcun incentivo a fare altrimenti. Quello che sembra un fallimento potrebbe essere invece il risultato voluto. I pantani hanno i loro lati positivi (per le élite di governo) se le vittime americane sono poche.

L’amministrazione Obama sta aiutando l’Arabia Saudita a bombardare lo Yemen. Questo, unito all’embargo imposto dai sauditi, crea una catastrofe umanitaria nel paese più povero del Vicino Oriente. Muoiono i civili, e quel poco di infrastrutture che il paese aveva viene distrutto.

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