Isis: il Gran Ballo in Maschera della Modernità Globale

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Di Giovanni Iozzoli. Pubblicato in origine su Carmilla on line l’undici luglio 2017.

Mentre sta tramontando, tra le rovine di Mosul e Raqqa, la dimensione geografica e “statuale” del Califfato, è bene continuare ad indagare il senso e la traiettoria storica di questa presenza – che perdurerà ancora lungo, in forme mobili e deterritorializzate, a cavallo di almeno due continenti.

Da alcuni anni è aperto il dibattito sul rapporto complesso e ambivalente tra il fenomeno Isis e la modernità. Ci si è chiesto spesso: la comparsa del Califfato è l’ultimo culminante episodio dell’impatto critico e autodistruttivo del mondo islamico con le categorie del moderno, o piuttosto è il segnale di una insospettabile capacità di adattamento, alla modernità stessa? Certo bisognerebbe perimetrare due concetti inafferrabili e mutevoli: l’Islam (che come categoria astratta e meta-storica non esiste) e la Modernità (che è un cantiere concettuale sempre aperto e in perenne evoluzione). Ma l’argomento è affascinante e vale la pena entrarci, in una modalità che allarghi il discorso specialistico solitamente riservato agli storici, agli islamologi, agli antropologi.

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Economia Totalitaria e Paranoia del Terrore

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L’istinto di morte della ragione capitalista

[Di Robert Kurz. Pubblicato originariamente su Exit!]

Nella storia dell’umanità catastrofi immani e simboliche fornivano sempre l’occasione per una riflessione cosciente, in cui le potenze del mondo mettevano momentaneamente da parte la loro hybris. La società si osservava dall’interno e così facendo percepiva i propri limiti. Nulla di tutto ciò si è verificato nella società capitalistica dopo gli attacchi kamikaze contro i centri nevralgici degli USA.

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La Sovranità della Morte

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[Di Miguel Mellino. Pubblicato su francosenia.blogspot.it il 29 dicembre 2016. Originale pubblicato su Il Manifesto il 6 dicembre 2016.]

Il perenne gioco al massacro di «separare l’umanità»

“L’assunto di questo saggio è che l’espressione ultima della sovranità consista, in larga misura, nel potere e nella capacità di decidere chi può vivere e chi deve morire”.
Dalla deumanizzazione del destino degli schiavi all’abominio dei campi di sterminio, dalle colonie africane – luogo per eccellenza del dominio razziale e modello del genocidio ebraico – alla colonia di oggi: i Territori Occupati.
Fondando la sua riflessione su Arendt, Agamben, Bataille, Foucault, Gilroy e altri autori ancora, Mbembe traccia la genealogia dei poteri di morte: figura emblematica della modernità, della sua razionalità e della nozione di sovranità, che in essi esprime forse la sua essenza più cupa. Oggi le necropolitiche conoscono infinite metamorfosi e proliferano in un orizzonte dominato dalle guerre infinite nel Medio Oriente, dalle nuove tecnologie della morte e dallo spettro del terrorismo. Pensare a come uscire dalla notte di un mondo avvelenato dall’inimicizia: questo il lavoro instancabile che Achille Mbembe persegue da anni e di cui Necropolitica è una tappa fondamentale.
~ dal risvolto di copertina di: Achille Mbembe, Necropolitica, Ombre Corte

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Ignoti Uomini e Donne dell’Anno, di Sempre

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[Di Damiano Aliprandi. Originale pubblicato su Facebook.]

Essere coraggiosi nella solitudine, senza testimoni, senza il premio di un consenso, soli davanti a se stessi, richiede un grande coraggio e una grande forza. Quanti scrittori, poeti, persone comuni sono morte senza che qualcuno gli elevasse un monumento? Quanti nel pieno del degrado civile e umanitario si sono trovati, nella moltitudine, a combattere i mulini al vento? Pochi e nel completo anonimato.

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Sangue, Retorica e Buoni Affari

[Di Maria Matteo. Originale pubblicato su A-Rivista Anarchica nº 409 estate 2016.]

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Ecco il mix che si ritrova dietro la quotidiana martellante propaganda mediatica su “missioni di pace”, politiche dell’accoglienza, generosità sociale. È un trionfo dell’ipocrisia.

Non si tratta di poche “mele marce”, ma di un intero sistema basato sullo sfruttamento delle mille “emergenze” umanitarie.

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La Domanda che Nessuno Pone: Perché Vengono Qui?

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[Di Enrico Sanna. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 18 gennaio 2015 con il titolo The Unasked Question: Why Are They Coming? Traduzione di Enrico Sanna.]

Un articolo pubblicato su lewrockwell.com (Jack Perry, You’re Not Owed Asylum, 9 gennaio 2015) trae lo spunto dai recenti fatti drammatici di Colonia, in Germania, per concludere con il solito lamento riguardo il male insito nell’immigrazione non-occidentale. “Loro” sono i non benedetti, i non civilizzati, i non occidentalizzati che osano vivere da qualche altra parte nel mondo.

Dei fatti di Colonia la notte di capodanno è stato detto molto. Sono fatti orribili. Non dovrebbero accadere, che si tratti di Colonia, Benin City o di qualche altra parte del mondo. Ma sono accaduti, e ci sono statalisti, compresi alcuni libertari (come Jack Perry), che vorrebbero caratterizzare questi comportamenti come qualcosa che non accade mai agli immigrati non occidentali. Quasi nessuno di chi condanna il fatto sui media, o sui social media, si chiede parallelamente: “Perché arrivano?”

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