Passanti

©Sergej Tunin-Russia

Di Alessandro dal Lago. Fonte: gabriellagiudici.it.

Introduzione a Lo straniero e il nemico, Materiali per l’etnografia contemporanea, Costa & Nolan, Genova 1998. Analisi etnografica dell’ostilità crescente verso gli stranieri nelle società contemporanee.

A partire da Abramo, la condizione dello straniero respinto dalla città è un mito fondativo della tradizione ebraico-cristiana. Popolo per definizione di stranieri, nell’esilio egiziano o nella cattività babilonese, tra le genti di Canaan o sotto il tallone romano, nella diaspora e nelle persecuzioni che ne scandiscono la storia fino allo sterminio, gli ebrei incarnano il doppio ruolo di matrice della nostra cultura e di testimonianza della sua storica colpa.

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Di Nuovo sulla Linea del Colore

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Sofia Bacchini

Alla fine dell’ottocento, il sociologo statunitense W. E. B. Du Bois – attivista per i diritti degli afroamericani e poi tra i fondatori del movimento panafricano – attraverso un’inchiesta sul ghetto nero di Philadelphia elabora il concetto della linea del colore. La razza era un dispositivo materiale che assegnava gli individui alle diverse classi sociali in base al colore della pelle, determinando una società di tipo selettivo, delle soggettività sottomesse e un’idea di cittadinanza gerarchizzata sulla linea del colore. E la razza, oggi, è anche dispositivo simbolico: determina un progetto politico ed economico che deve impregnare le rappresentazioni per poter essere funzionale ed efficace. Il migrante è alla base stessa dei meccanismi di inclusione ed esclusione dalla comunità, andando a toccare la sua stessa identità.

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Il Sogno dell’integrazione Genera Mostri

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Di Enrico Gargiulo. Fonte: lavoroculturale.org.

Ossia, quando l’alternativa al salvinismo è una distopia “democratica”: reagire alla norma sulla sicurezza voluta da Salvini rilanciando un’idea impositiva di integrazione, anziché criticando alla radice questa nozione, significa condividere lo stesso quadro di riferimento dell’attuale governo, al punto da legittimare una visione disciplinante e paternalistica del trattamento riservato ai richiedenti asilo.

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Due Pezzi sull’orrore e l’ignoranza

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Di Massimo Marino. Fonte: Doppiozero, 2 agosto 2018. Immagine: Thioro, di Vincenzo Renda.

Non esistono porti franchi, ormai, alla polemica del pregiudizio, della paura, della mistificazione: del razzismo. Così come non esistono luoghi che possono esimersi dal prendere posizione contro l’odio, la discriminazione, la disumanità. Nel teatro, d’autunno, d’inverno, di primavera, d’estate, sempre di più abbiamo visto apparire coperte termiche, abbiamo sentito raccontare storie di migrazione, abbiamo ascoltato la lamentazione dei morti innocenti in mare. Due spettacoli di questa estate ci portano a tornare a meditare, a raccontare.

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Il Mito della “Società Commerciale”

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Di Gary Chartier. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 giugno 2018 con il titolo “Commercial Society” Is a Myth. Traduzione di Enrico Sanna.

Chi si oppone alla libertà di movimento, che sia progressista o conservatore, liquida gli appelli a tale libertà dicendo che si basano su grette questioni economiche. I sostenitori della libertà ricordano che, nonostante quello che si sente in televisione, le migrazioni portano benefici sia alla società di provenienza che a quella di destinazione. Puntano sull’importanza di rispettare la libertà di lavorare e fare affari con chiunque a prescindere dalla nazionalità. Ma non è solo una questione economica, rispondono i contrari, in realtà chi vuole la libertà di movimento vede la società come un “gigantesco centro commerciale”. Noi, affermano, sappiamo che una nazione è molto di più. Facendo così, riflettono il pensiero di Steve Bannon, l’allarmistico etnonazionalista ex capo strategista di Trump, secondo cui “La nazione è più di un fatto economico”.

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Rom, Anatemi, Tweet e Paura

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Di Carmen Pellegrino e Anna Stefi. Pubblicato originariamente su Doppio Zero il 20 giugno 2018.

Non si sono oscurate d’improvviso le luci del cielo, né per le strade si sono levate barricate. La storia e lo sguardo retrospettivo consentono di vedere con chiarezza i fenomeni, stabiliscono gli inizi, il decorso, la durata. Rintracciano le radici. Forse dovremmo, con coraggio, provare a fare uno sforzo di immaginazione: proiettarci un poco più in là e guardare al nostro tempo.

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