Il militante senza qualità

New York City, di Giger

Gigi Roggiero

“È un concetto vano quello di compiere il proprio dovere nel posto che ci è assegnato; si sciupano forze enormi per nulla; il vero dovere è scegliere il proprio posto e piegare consapevolmente le circostanze”. (R. Musil, L’uomo senza qualità)

0. Riprendiamo la corretta scansione temporale proposta da Lanfranco Caminiti e Chiara Scaletta. Il loro ragionamento comincia tra Seattle 1999 e Genova 2001, eventi simbolici e periodizzanti del movimento no global. Lì si chiude, per un piccolo ma significativo noi, un ciclo: quello dei centri sociali. Diremmo di più: il ciclo del “Movimento”, inteso come spazio di organizzazione politica che ha le proprie radici nell’anomalia forte del lungo Sessantotto italiano. Tra il “Movimento” rappresentato negli anni Novanta dai centri sociali e il movimento no global c’è un salto non solo spaziale, ma di soggettività e forma di azione organizzativa. La geografia dei gruppi di “Movimento”, nel bene e nel male ereditata dagli anni Settanta, si esaurisce a fronte dell’emergere di un nuovo spazio di mobilitazione.

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Chiudere la parentesi

Intervista con Anselm Jappe di Graziela Wolfart. Fonte: Arlindenor, 26 febbraio 2019. Traduzione dal tedesco di Benno Dischinger. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

Il capitalismo a confronto con altri possibili modi di vita

“Il concetto marxiano di capitalismo come formazione storica che si instaura solo dopo una lunga storia precedente (…) ci permette di comprendere effettivamente la singolarità del capitalismo. Si tratta di qualcosa tutt’altro che ‘naturale’, non è il risultato finale di uno sviluppo storico che fin dall’inizio è sempre andato in quella direzione come se quella fosse la sua realizzazione perfetta. È in questo senso che si può parlare di capitalismo come ‘parentesi nella storia dell’umanità’. Anche se non, ovviamente, come se fosse un incidente passeggero passato il quale è possibile riprendere il corso sostanzialmente buono della storia.”

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A Questo Punto della Cosa

Robert Kurz

Il Libro Nero del Capitalismo: Introduzione alla nuova edizione del 2009

Dalla fine del socialismo di stato nel 1989 alla crisi mondiale del capitale nel 2009

La celebrazione degli anniversari di eventi famosi è uno degli obblighi più noiosi della scena culturale borghese. Se poi l’anniversario ricorre in contesti controversi, in cui c’è poco da celebrare, è meglio ignorarlo. Quando questo libro fu pubblicato per la prima volta, nel 1999, c’era forse ancora qualcosa da commemorare nel mondo dell’ufficialità: il collasso del socialismo avvenuto dieci anni prima. Ancora non si era esaurita l’euforia per la vittoria dei guerrieri occidentali nella guerra fredda. La filosofia accademica proclamava la “fine delle utopie” e il politologo americano Francis Fukuyama “la fine della storia”; il progresso umano aveva raggiunto il suo obiettivo con l’eterna forma sociale “dell’economia di mercato e della democrazia”. Non si finiva più di abiurare ciò che restava del marxismo dottrinale e della sinistra politica, l’ammissione di una realtà compatibile con il mercato diventava un rituale. E la “rivoluzione neoliberale” sembrava imporre con forza la nuova figura dell’estremista di mercato. Allora l’economia capitalista mondiale si trovava all’apice di un rialzo borsistico senza precedenti. I guru del management e gli analisti finanziari annunciavano una new economy che avrebbe spazzato tutte le precedenti teorie economiche.

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La Macchina per Dormire

Di Alessandro Visalli. Fonte: Tempo Fertile.

Andrew McAfee, Erik Brynjolfsson, “La macchina e la folla. Come dominare il nostro futuro digitale”

Il libro di McAfee e Brynjolfsson​[1] è stato pubblicato nel 2017 e segue di tre anni il best seller di cui abbiamo già parlato​[2], “La nuova rivoluzione delle macchine”​[3]. Ne è in qualche modo un aggiornamento. Se il testo del 2014 impostava il suo discorso sulla base di una sorta di determinismo tecnologico (le tendenze economiche e sociali, per esse l’ineguaglianza di cui in quegli anni si parla molto​[4], sarebbero determinate dall’evoluzione tecnologica, anziché, ad esempio, dalla stagnazione secolare derivante da deficit di domanda e dinamiche demografiche​[5], o da dinamiche del sovraindebitamento​[6]), in questo segue implicitamente la stessa strada e ne esplora le conseguenze più recenti. In modo ancora più pronunciato, in questo testo gli autori prendono posizione per l’esaltazione, sopra ogni rischio tecnologico di disintermediazione del lavoro e della mente umana, della “genialità del libero mercato” e per la sua capacità di “inventare” soluzioni ai problemi che esso stesso crea.

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L’illusione della Società dei Servizi

Di Robert Kurz. Pubblicato originariamente su L’anatra di Vaucanson il 15 Agosto 2020.

Sesto capitolo della sezione VIII dello Schwarzbuch Kapitalismus (“Il libro nero del capitalismo”) di Robert Kurz.

Da Schwarzbuch Kapitalismus

Sezione VIII. La storia della terza rivoluzione industriale

Visioni dell’automazione

La razionalizzazione elimina l’uomo

L’abdicazione dello Stato

L’ultima crociata del liberalismo

La nuova povertà di massa

L’illusione della società dei servizi

• Capitalismo da casinò: il denaro perde il lavoro

• La fine dell’economia nazionale

• Il risveglio dei demoni

L’illusione della società dei servizi

Naturalmente le elite funzionali del capitalismo si rendono conto, o quanto meno hanno sentore del fatto che, prima o poi, si arriverà alla fine della corsa. Se non si verificherà al più presto una nuova avanzata della crescita e dell’occupazione su scala globale accadrà ciò che sembrava già incombere drammaticamente, su di uno stadio di sviluppo assai inferiore, durante la prima parte del XIX secolo: lo sgretolamento della società capitalistica, ostinatamente attaccata alla sua forma, nelle guerre civili e negli stati di assedio permanenti, nel terrore e nella follia. Il discorso della «tolleranza zero» è già un sintomo della crescente paura da parte delle elite, che potrebbero perdere completamente il controllo della situazione. Ma poiché, com’è logico, la violenza in uniforme, nuovi campi di correzione e di lavoro non possono generare da soli una nuova accumulazione di capitale, bisogna comunque insistere con la claudicante promessa di un miglioramento economico, anche se quest’ultima sembra essere ormai del tutto insussistente.

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Scatoloni di Polvere

Di Bruno Lamas. Fonte: Obeco Online. Titolo originale: A “esplosão da cidade” e a trajectoria do capitalismo. Traduzione di Enrico Sanna.

Il “boom della città” e la via del capitalismo

Presentazione: Questa è la trascrizione di una relazione presentata a Lisbona il tre ottobre 2013 all’interno della conferenza “Il ‘boom della città’ e la via del capitalismo” nel contesto del seminario “Pensiero critico contemporaneo e città”, organizzato dalla Unipop e dalla rivista Imprópria nell’ambito della Triennale di Architettura di Lisbona del 2013.

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