La Modernizzazione della Povertà

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Di Ivan Illich

Al di là di una certa soglia, il moltiplicarsi delle merci induce impotenza, genera l’incapacità di coltivare cibo, di cantare, di costruire. La fatica e il piacere della condizione umana diventano un privilegio snobistico riservato a pochi ricchi. Al tempo in cui Kennedy varò l’Alleanza per il progresso, c’erano ad Acatzingo, come in quasi tutti i villaggi del Messico, quattro gruppi di musicanti; suonavano in cambio di qualche bicchiere, e servivano gli ottocento abitanti. Oggi giradischi e radio collegati ad altoparlanti strozzano i talenti locali. Ogni tanto, per nostalgia, si fa una colletta e in occasione di qualche festa si fa venire dall’Università un complesso di studenti fuori corso a cantare le vecchie canzoni.

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Minoranza o Maggioranza

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Di Emma Goldman. Estratto da Anarchism and Other Essays. Traduzione di Enrico Sanna.

Se dovessi riassumere tutte le tendenze dei nostri tempi in una parola, direi: Quantità. La moltitudine domina ovunque, lo spirito della massa distrugge la qualità. Tutta la nostra vita – economia, politica, apprendimento – si basa sulla quantità, sui numeri. Il lavoratore un tempo orgoglioso dell’accuratezza e della qualità del suo lavoro è stato sostituito da automi senza cervello, incompetenti che producono una quantità enorme di cose, senza valore per loro e generalmente offensive per gli altri. Invece di rafforzare le comodità e il quieto vivere, la quantità ha semplicemente appesantito il carico da portare.

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Trasferimento Netto di Vita

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Di Ivan Illich

La velocità incontrollata è costosa, e sono sempre meno quelli che possono permettersela. A ogni incremento della velocità di un veicolo cresce il costo della propulsione e della rete stradale e – cosa più drammatica di tutte – aumenta lo spazio che il veicolo divora col suo movimento.

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Isis: il Gran Ballo in Maschera della Modernità Globale

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Di Giovanni Iozzoli. Pubblicato in origine su Carmilla on line l’undici luglio 2017.

Mentre sta tramontando, tra le rovine di Mosul e Raqqa, la dimensione geografica e “statuale” del Califfato, è bene continuare ad indagare il senso e la traiettoria storica di questa presenza – che perdurerà ancora lungo, in forme mobili e deterritorializzate, a cavallo di almeno due continenti.

Da alcuni anni è aperto il dibattito sul rapporto complesso e ambivalente tra il fenomeno Isis e la modernità. Ci si è chiesto spesso: la comparsa del Califfato è l’ultimo culminante episodio dell’impatto critico e autodistruttivo del mondo islamico con le categorie del moderno, o piuttosto è il segnale di una insospettabile capacità di adattamento, alla modernità stessa? Certo bisognerebbe perimetrare due concetti inafferrabili e mutevoli: l’Islam (che come categoria astratta e meta-storica non esiste) e la Modernità (che è un cantiere concettuale sempre aperto e in perenne evoluzione). Ma l’argomento è affascinante e vale la pena entrarci, in una modalità che allarghi il discorso specialistico solitamente riservato agli storici, agli islamologi, agli antropologi.

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