Il Nazionalismo Nero di Rothbard

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Di Thomas J. Webb. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 4 settembre 2018 con il titolo Murray Rothbard’s Black Nationalism. Traduzione di Enrico Sanna.

Il ruolo di primo piano di Rothbard nel formare il carattere del movimento libertario americano è innegabile. Agli inizi il movimento era formato da poche persone che, come in un villaggio, si conoscevano tutte tra loro. La successiva rapida espansione ha prodotto un effetto del fondatore. Le particolari idiosincrasie dei fondatori si sono impadronite sempre più dei nostri cervelli man mano che nuove generazioni di libertari rileggevano i classici e i nuovi testi venivano influenzati da quei fondatori.

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Il Mito della “Società Commerciale”

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Di Gary Chartier. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 giugno 2018 con il titolo “Commercial Society” Is a Myth. Traduzione di Enrico Sanna.

Chi si oppone alla libertà di movimento, che sia progressista o conservatore, liquida gli appelli a tale libertà dicendo che si basano su grette questioni economiche. I sostenitori della libertà ricordano che, nonostante quello che si sente in televisione, le migrazioni portano benefici sia alla società di provenienza che a quella di destinazione. Puntano sull’importanza di rispettare la libertà di lavorare e fare affari con chiunque a prescindere dalla nazionalità. Ma non è solo una questione economica, rispondono i contrari, in realtà chi vuole la libertà di movimento vede la società come un “gigantesco centro commerciale”. Noi, affermano, sappiamo che una nazione è molto di più. Facendo così, riflettono il pensiero di Steve Bannon, l’allarmistico etnonazionalista ex capo strategista di Trump, secondo cui “La nazione è più di un fatto economico”.

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La Tentazione Nazionalista

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Norbert Trenkle in un’intervista con Salih Selcuk per la rivista YARIN (febbraio 2005)

1. Anche se le ideologie culturalistiche esercitano un forte fascino (Huntington, Bin Laden, micronazionalisti, neoantisemiti, eccetera), la richiesta di una spiegazione in chiave politico-economica dell’attuale situazione mondiale si fa sempre più forte. Il culturalismo è morto?

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