Il Vizio Nascosto

priva agua

Di Thomas Meyer. Fonte: Obeco Online. Tradotto dalla versione portoghese di Boaventura Antunes. Originale: »Aspekte des neuen Rechtsradikalismus« und die totalitäre Demokratie in: http://www.exit-online.org.

“Aspetti del nuovo estremismo di destra” e democrazia totalitaria

L’ascesa del populismo di destra di questi ultimi anni richiede una spiegazione. È stato più volte sottolineato che i movimenti di destra degli ultimi anni non sono caduti dal cielo, ma devono essere visti nel contesto del neoliberalismo e delle sue convulsioni sociali negli ultimi decenni. Secondo Wilhelm Heitmeyer (vedi Heitmeyer 2018) l’autoritarismo, così come viene espresso e richiesto dai populisti o dagli estremisti di destra, è già contenuto nel neoliberalismo, che si presenta sempre come privo di alternativa. L’erosione dei processi democratici, la liquidazione dello stato sociale, l’espansione dello stato di polizia, l’insicurezza sociale di fondo e l’abbandono dell’individuo agli imperativi della valorizzazione del capitale portano a galla l’autoritarismo insito nel regime neoliberale (vedi anche Wacquant 2013). Ultimo punto, non meno importante, nel corso degli anni è cresciuta costantemente la percentuale di persone che ha una visione razzista del mondo. Ma non è una novità degli ultimi anni (Heitmeyer 2018): una potenziale “misantropia di gruppo” è sempre esistita.

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Mentalmente Intrappolati

sfasciacarrozze

Di Pierfranco Pellizzetti. Fonte: Micromega.

«I mercati non hanno orecchie per informazioni che parlino un linguaggio diverso da quello dei prezzi» ~ Jürgen Habermas[1]

«Alcuni scienziati sociali” accusano gli economisti di aver immaginato, estendendola a tutte le altre attività umane, un’analisi che è appropriata solo per il mercato: che la coda possa dimenare il cane» ~ Albert Otto Hirschman[2]

Karl Polanyi, Per un nuovo Occidente, a cura di Giorgio Resta e Mariavittoria Catanzariti, il Saggiatore, Milano 2013

Se il pendolo temporale degli interessi oscilla tra “pubblico” “privato” “conformismo” “anticonformismo” non conforme, giunge anche il momento dei grandi irregolari. Pensatori, in passato, non di rado mitteleuropei, che gli anni di ferro e di fuoco del secolo breve trasformarono in migranti cosmopolitici. Come il recentemente scomparso Albert Otto Hirschman, studioso tedesco fuori da ogni schema, giunto a Princeton passando per Trieste, e Karl Polanyi, l’ungherese formatosi nella Vienna del suo discussant Ludwing von Mises e dell’amico di famiglia Karl Popper, in transito da Londra per raggiungere la Columbia University. Tipi umani con una particolare attitudine all’ecclettismo, dunque a ibridare discipline diverse grazie all’apertura mentale indotta – spesso malgré soi – dal proprio nomadismo biografico.

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Oggettività Inconscia

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Di Claus Peter Ortlieb. Originale pubblicato su Exit Online con il titolo Objetividad inconsciente. Traduzione di Enrico Sanna.

È difficile trovare altro sottosistema della società moderna che, tanto nell’idea di sé quanto nella percezione pubblica, si mostri così refrattario alle critiche come le “hard sciences”, le “scienze esatte” nel senso inteso da Kant quando dice che “in ogni teoria particolare della natura si trova tanta scienza esatta quanta è la matematica che contiene.” Non mancano però le critiche alle scienze naturali, come quelle proposte soprattutto, a partire dagli anni settanta, dal femminismo e i movimenti alternativi. Che l’utilizzo sociale delle scoperte scientifiche sia questione più che delicata è per molti scienziati poco meno che un luogo comune; provengono dalle loro file le critiche più intransigenti e competenti a tali sviluppi. Ma cosa può esserci di criticabile nella conoscenza scientifica stessa, nella scoperta di leggi della natura e di fatti inconfutabili? Così la richiesta di una scienza distinta, che ponga a priori la critica femminista, non viene neanche presa sul serio né è percepita come problema; si ribatte scherzosamente che allora la legge della gravitazione non è più valida e che due più due non fa più quattro, e con ciò la vicenda è chiusa.

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L’ultima Crociata del Liberalismo

polizia a scuola

Di Robert Kurz. Quarto capitolo della sezione VIII dello Schwarzbuch Kapitalismus (“Il libro nero del capitalismo”) di Robert Kurz. Fonte: L’anatra di Vaucanson.

La terza rivoluzione industriale ha definitivamente precluso ogni possibilità di soluzione per l’autocontraddizione capitalistica. Esauritasi la sua dinamica compensatoria, perfino il pace-maker keynesiano applicato al decrepito sistema-feticcio non poteva che fallire. Il dogma di una forma sociale totalitaria, ben decisa a sottomettere l’umanità con immutata durezza alla legge della valorizzazione e al giogo dei mercati del lavoro, doveva allora assumere il carattere di una crociata contro la realtà.

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L’invenzione della Tribù

villaggio

James Scott

Una “tribù” vera e propria non è mai esistita. E quando dico “vera e propria” intendo dire una tribù intesa come unità sociale totale distinta e ben delimitata. Se il test della “tribalità” richiede che il gruppo in questione rappresenti una popolazione attiva genealogicamente e geneticamente coerente, una comunità linguistica con caratteri distinti, un’unità politica delimitata e unita al suo interno, un’entità culturalmente distinta e coerente, allora possiamo anche affermare che non esistono “tribù”. Come ho già spiegato altrove, le pratiche culturali, l’integrazione sociale, la lingua e la conformazione del territorio raramente hanno linee di demarcazione nette, e quando anche accade quasi mai queste linee sono sovrapponibili e coincidenti. La “tribù” non rappresenta neanche, come si pensava un tempo, una fase di un più lungo processo evolutivo, inserita nella serie gruppo-tribù-clan-stato, oppure tribù-schiavitù-feudalesimo-capitalismo.

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Identità?

sfasciacarrozze

Di Jerome Braun. Fonte: Logos Journal. Traduzione di Enrico Sanna.

Francis Fukuyama, ex vicedirettore del gruppo per la pianificazione politica del dipartimento di stato americano, dopo Political Order and Political Decay (ordine politico e decadenza politica, es), pubblica un libro, dal titolo Identity: The Demand for Dignity and the Politics of Resentment (Identità: la voglia di dignità e la politica del risentimento, es), con il quale riconduce l’identità personale a quella politica. Fukuyama è autore anche di The End of History and the Last Man (La fine della storia e l’ultimo uomo, es), del 1992, Trust: The Social Virtues and the Creation of Prosperity (Fiducia: le virtù sociali e la creazione della prosperità, es), del 1995, e The Great Disruption: Human Nature and the Reconstitution of Social Order (Lo sconvolgimento: la natura umana e la ricostituzione dell’ordine sociale, es), del 1999.

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