Al Diavolo le Buone Intenzioni

pobres y ricos en México

[Di Ivan Illich. Titolo originale: To Hell with Good Intentions. Traduzione di Enrico Sanna.]

Discorso di Monsignor Ivan Illich alla conferenza sul Progetto Studentesco InterAmericano tenutasi a Cuernavaca, in Messico, il 20 aprile 1968. Con il suo stile pungente e talvolta sarcastico, Illich va al cuore del grave pericolo rappresentato dal paternalismo insito in ogni volontariato, ma soprattutto nelle “missioni” internazionali. Alcune parti del discorso sono desuete e devono essere viste nel contesto del 1968, quando si tenne la conferenza, ma l’impianto base rimane integro per via dell’impatto che ha e su richiesta di Ivan Illich.
Grazie a Nick Royal, Tim Stanton e Steve Babb per aver aiutato a trovare questo discorso.

Oggi, parlando con qualcuno mi hanno colpito due cose, che voglio rimarcare prima di iniziare il discorso che ho preparato.

Sono rimasto colpito dalle vostre parole secondo cui a spingere i volontari americani ad andare all’estero sono concetti e sentimenti di profonda alienazione. Sono rimasto colpito anche da quello che io interpreto come un passo avanti tra volontari come voi: il riconoscimento dell’idea che l’unica cosa che potete lecitamente chiamare volontaria in America Latina è forse l’impotenza, la presenza volontaria di chi riceve che, in quanto tale, amato o adottato, non può in alcun modo rendere il dono.

Continua a leggere

Due Note sugli Aborigeni

[Di J. Clancy. Originale pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Aborigines in Australia. Traduzione di Enrico Sanna.]

Qui in Australia c’è stato un simposio di grandi menti bianche sotto forma di corte suprema, in cui si è deciso (dopo aver ignorato le sofferenze degli aborigeni per duecento anni) che prima del 1788, quando arrivarono i soldati britannici con un carico di ladruncoli per includerci nell’impero britannico, qui c’erano persone. Queste persone erano di una razza intelligente dalla pelle scura, gli aborigeni, di cui sappiamo che abitavano qua da 60.000 anni.

Continua a leggere

La Vittoria di Hitler?

[Di Jacques Ellul. Originale pubblicato il 23 giugno 1945 con il titolo Victoire d’Hitler? Traduzione di Enrico Sanna.]

Ora che la Germania e il nazismo sono stati schiacciati, ora che la vittoria delle forze alleate è finalmente una realtà, uno dei nostri interrogativi trova una risposta negli ultimi due ordini del giorno di Hitler, neanche un mese prima della sua sconfitta, in cui dava per certa la sua vittoria.

Continua a leggere

Reddito di Base come Sistema di Controllo

donna in mare

[Di Chris Shaw. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 15 marzo 2017 con il titolo Basic Income as a System of Control. Traduzione di Enrico Sanna.]

“Il reddito di base, sia a nord che a sud, varia secondo come lo inquadriamo. È una sorta di elemosina dei ricchi, o un diritto per tutti?”[1]

L’osservazione qua sopra contiene sia la promessa che i rischi potenziali di un reddito universale di base, ovvero un pagamento in contanti incondizionato, su base individuale, senza requisiti di reddito o di impiego. Molti commentatori hanno esaltato i possibili cambiamenti offerti dal reddito di base, che eliminerebbe la necessità di lavorare e trasformerebbe il salario in uno strumento di politica sociale e non in una semplice conseguenza del mercato del lavoro. Il reddito di base diventerebbe un salario sociale, il che presuppone la comprensione del minimo sociale.

Continua a leggere

Soppressione e Conservazione dell’uomo Bianco

colonialismo_benin

Una visione retrospettiva del colonialismo e dell’anticolonialismo alla soglia del XXI secolo

[Di Robert Kurz. Pubblicato su Ozio Produttivo il 5 luglio 2016. Letto originariamente come saggio radiofonico nella radio statale NDR, nel gennaio 1992. Traduzione di Raquel Imanishi Rodrigues.

Quando tutti concordano in modo unanime sul carattere discutibile di un fenomeno sociale, quando questo diventa bersaglio anche della critica ufficiale, in generale esso ha già smesso di essere una presenza effettiva per convertirsi in oggetto della storia. Oggi quale politica potrebbe ancora definirsi “colonialista”? Quale paese può ancora acquisire colonie? Il mercato mondiale ha ormai superato questo problema da vari decenni, per quanto si abbiano ancora piccole contese di retroguardia. Sarebbe inutile, pertanto, continuare a prendere a calci un cane morto, per quanto sia stato in vita incredibilmente brutto e intollerabile. Comunque così saremmo lontani dall’aver regolato i conti con la storia passata, la quale continua ad agire su di noi e sul nostro futuro. Forse soltanto ora diventa possibile cominciare a comprenderla, perché possiamo lanciare uno sguardo retrospettivo su di un’epoca che non può più essere alterata e che rimarrà per sempre fuori dal nostro campo d’azione.

Continua a leggere

Stesso Colonialismo, Altro Nome

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Same Colonial Wealth Extraction, Different Name. Traduzione di Enrico Sanna.]

Seguendo i media della destra libertaria, vi sarà capitato di leggere qualche pezzo borioso che spiega come il capitalismo abbia migliorato le condizioni di vita nel terzo mondo: crescita del pil, maggiore aspettativa di vita, eccetera. Ma se lo stile di vita, secondo un articolo del Guardian (Jason Hickel, “Aid in reverse: how poor countries develop rich countries,” 14 gennaio), è migliorato, ciò è accaduto nonostante i 2.000 miliardi di dollari di ricchezza estratta al netto di aiuti economici, flussi commerciali e investimenti. Ogni anno entrano 1.300 miliardi di dollari in investimenti, ed escono 3.300 miliardi.

Continua a leggere