La Politica del Respiro

Achille Mbembe

Di Paolo Missiroli. Fonte: Effimera, 21 giugno 2020.

Questo scritto nasce come commento al testo di Achille Mbembe “Brutalisme” (Editions la Découverte, 2020), di cui non si ha l’ambizione di riportare l’ampiezza di ragionamento e la vastità dei contenuti, e come prosecuzione del percorso intrapreso nel testo “Un popolo che abita”. Sebbene questo testo sia autonomo, alcuni dei temi che lì erano accennati sono stati qui ripresi; elementi lì sviluppati più diffusamente, qui sono soltanto accennati.

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Mentalmente Intrappolati

sfasciacarrozze

Di Pierfranco Pellizzetti. Fonte: Micromega.

«I mercati non hanno orecchie per informazioni che parlino un linguaggio diverso da quello dei prezzi» ~ Jürgen Habermas[1]

«Alcuni scienziati sociali” accusano gli economisti di aver immaginato, estendendola a tutte le altre attività umane, un’analisi che è appropriata solo per il mercato: che la coda possa dimenare il cane» ~ Albert Otto Hirschman[2]

Karl Polanyi, Per un nuovo Occidente, a cura di Giorgio Resta e Mariavittoria Catanzariti, il Saggiatore, Milano 2013

Se il pendolo temporale degli interessi oscilla tra “pubblico” “privato” “conformismo” “anticonformismo” non conforme, giunge anche il momento dei grandi irregolari. Pensatori, in passato, non di rado mitteleuropei, che gli anni di ferro e di fuoco del secolo breve trasformarono in migranti cosmopolitici. Come il recentemente scomparso Albert Otto Hirschman, studioso tedesco fuori da ogni schema, giunto a Princeton passando per Trieste, e Karl Polanyi, l’ungherese formatosi nella Vienna del suo discussant Ludwing von Mises e dell’amico di famiglia Karl Popper, in transito da Londra per raggiungere la Columbia University. Tipi umani con una particolare attitudine all’ecclettismo, dunque a ibridare discipline diverse grazie all’apertura mentale indotta – spesso malgré soi – dal proprio nomadismo biografico.

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L’invenzione della Tribù

villaggio

James Scott

Una “tribù” vera e propria non è mai esistita. E quando dico “vera e propria” intendo dire una tribù intesa come unità sociale totale distinta e ben delimitata. Se il test della “tribalità” richiede che il gruppo in questione rappresenti una popolazione attiva genealogicamente e geneticamente coerente, una comunità linguistica con caratteri distinti, un’unità politica delimitata e unita al suo interno, un’entità culturalmente distinta e coerente, allora possiamo anche affermare che non esistono “tribù”. Come ho già spiegato altrove, le pratiche culturali, l’integrazione sociale, la lingua e la conformazione del territorio raramente hanno linee di demarcazione nette, e quando anche accade quasi mai queste linee sono sovrapponibili e coincidenti. La “tribù” non rappresenta neanche, come si pensava un tempo, una fase di un più lungo processo evolutivo, inserita nella serie gruppo-tribù-clan-stato, oppure tribù-schiavitù-feudalesimo-capitalismo.

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Identità?

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Di Jerome Braun. Fonte: Logos Journal. Traduzione di Enrico Sanna.

Francis Fukuyama, ex vicedirettore del gruppo per la pianificazione politica del dipartimento di stato americano, dopo Political Order and Political Decay (ordine politico e decadenza politica, es), pubblica un libro, dal titolo Identity: The Demand for Dignity and the Politics of Resentment (Identità: la voglia di dignità e la politica del risentimento, es), con il quale riconduce l’identità personale a quella politica. Fukuyama è autore anche di The End of History and the Last Man (La fine della storia e l’ultimo uomo, es), del 1992, Trust: The Social Virtues and the Creation of Prosperity (Fiducia: le virtù sociali e la creazione della prosperità, es), del 1995, e The Great Disruption: Human Nature and the Reconstitution of Social Order (Lo sconvolgimento: la natura umana e la ricostituzione dell’ordine sociale, es), del 1999.

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Passanti

©Sergej Tunin-Russia

Di Alessandro dal Lago. Fonte: gabriellagiudici.it.

Introduzione a Lo straniero e il nemico, Materiali per l’etnografia contemporanea, Costa & Nolan, Genova 1998. Analisi etnografica dell’ostilità crescente verso gli stranieri nelle società contemporanee.

A partire da Abramo, la condizione dello straniero respinto dalla città è un mito fondativo della tradizione ebraico-cristiana. Popolo per definizione di stranieri, nell’esilio egiziano o nella cattività babilonese, tra le genti di Canaan o sotto il tallone romano, nella diaspora e nelle persecuzioni che ne scandiscono la storia fino allo sterminio, gli ebrei incarnano il doppio ruolo di matrice della nostra cultura e di testimonianza della sua storica colpa.

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Tutta Colpa del Neoliberismo?

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Di Raffaele Alberto Ventura. Fonte: Che Fare, 15 settembre 2017. Estratto dal secondo capitolo della Teoria della classe disagiata di Raffaele Alberto Ventura.

È tempo di abbandonare l’uso del termine «crisi» per descrivere la fase storica che sta vivendo l’Occidente. I principali indicatori economici, a cominciare dal tasso di crescita del Pil negli ultimi cinquant’anni, suggeriscono che non abbiamo a che fare con una semplice perturbazione ma con una situazione permanente e sempre più degradata.

A essere eccezionale per il capitalismo occidentale è piuttosto quella brevissima parentesi di prosperità dopo la seconda guerra mondiale che oggi viene appunto ricordata come «Età dell’Oro».

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