L’illusione di un Governo Mondiale

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Di Ernst Lohoff. Originale pubblicato su krisis.org il 31 dicembre 1996 con il titolo La ilusión del Estado mundial. Traduzione di Enrico Sanna.

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La dittatura universale delle merci e del denaro ha fatto esplodere il quadro delle autonomie regionali e locali per produrre un contesto mondiale. Se per i nostri predecessori l’internazionalismo era una questione d’onore, per noi è diventato una realtà quotidiana che prescinde dalle valutazioni morali. Oggi chi monta su una bicicletta di marca “tedesca” può stare sicuro che i suoi componenti sono stati fabbricati almeno in dieci paesi diversi da lavoratori di settanta nazionalità diverse. Una famosa catena mondiale della ristorazione rivela con la massima serietà che i suoi prodotti hanno assolutamente lo stesso sapore in tutte le sue filiali, da Buenos Aires a Mosca a Holzminden. Tutte le industrie concorrono alla distruzione delle foreste tropicali e all’allargamento del buco nell’ozono. È già da tempo che le diverse regioni del mondo, in termini economici, ecologici e di cultura quotidiana, formano un sistema di vasi comunicanti. Questa constatazione indiscutibile porta ad una conclusione. Se gli stati nazionali, di fronte all’impossibilità di controllare a livello mondiale i flussi finanziari e migratori e l’inquinamento ambientale, hanno raggiunto oggi il limite delle loro capacità di intervento, non dovrebbero essere organizzazioni internazionali come l’Unione Europea o le Nazioni Unite, prima o poi, a prendere il loro posto?

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L’abusiva Legittimità

ordine spontaneo

Di Giovanni Tenorio. Originale pubblicato su Libertino il 27 gennaio 2018.

Recensione di: Fabio Massimo Nicosia, L’abusiva Legittimità.

L’anarchismo non è per niente semplice. Si ha un bel dire: “Aboliamo lo Stato”. Sorgono subito due problemi: come? In cambio di che cosa? Se il primo è di soluzione tutt’altro che ovvia, il secondo è tale da far tremare le vene e i polsi. Al male spesso è succeduto il peggio, come ben sapeva quella vecchietta che pregava per la buona salute del tiranno di Siracusa, nel timore che alla di lui morte potesse arrivarne uno ancor più crudele.

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Fine Corsa

capolinea

Intervista ad Anselm Jappe sulla decrescita

Originale in lingua spagnola pubblicato nel mese di luglio 2009 su Praxis Digital con il titolo Entrevista a Anselm Jappe sobre el decrecimiento. Traduzione italiana di Enrico Sanna.

• A cosa attribuisce questo “boom” dell’argomento decrescita?

In realtà, quella parte del pubblico veramente sensibile al discorso della decrescita è ancora molto ristretta. Certo sta crescendo. È il riflesso di una presa di coscienza di fronte agli sviluppi più importanti di questi ultimi decenni, soprattutto la prova evidente del fatto che il capitalismo ci sta trascinando verso una catastrofe ecologica e che non sarà qualche nuovo filtro o qualche automobile inquinante di meno a risolvere il problema. C’è poi il sospetto diffuso che uno sviluppo economico perpetuo non sia desiderabile, cosa che si unisce all’insoddisfazione per le critiche tradizionali del capitalismo, a cui rimproverano sostanzialmente la distribuzione iniqua della ricchezza o soltanto i suoi eccessi, come le guerre e le violazioni dei “diritti umani”. L’interesse verso il concetto di decrescita traduce l’impressione crescente per cui è la direzione del viaggio intrapreso dalla nostra società ad essere sbagliata, almeno in questi ultimi decenni. Saremmo dunque di fronte ad una “crisi della civiltà” e di tutti i suoi valori sul piano della vita quotidiana (culto dei consumi, la velocità, la tecnologia, eccetera).

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Il Fallimento Europeo Visto dagli Altri

strada nulla

Di Alessandro Barile. Pubblicato originariamente su Carmilla Online il 13 dicembre 2017.

Rafael Poch-de-Feliu, Angel Ferrero, Carmela Negrete, La quinta Germania, Leg edizioni, Gorizia 2017, pp. 244, €22,00.

A una lettura disattenta dei particolari, questo libro edito nel 2013 in Spagna e nel 2017 in Italia – in una versione aggiornata – potrebbe apparire poca cosa. Interessante quanto retorico, andrebbe a sommarsi alla ormai vasta letteratura sulla crisi dell’europeismo. Il diavolo, notoriamente, risiede però nei dettagli. Alcune specifiche rendono questo libro prezioso: in primo luogo, gli autori sono spagnoli e scrivono per il pubblico spagnolo; in secondo luogo, il loro punto di vista non è il solito “sovranismo” – di destra o di sinistra – entro cui vengono ricondotte le posizioni critiche rispetto al processo europeista e al capitalismo tedesco, quanto un eclettico “sinistrismo” liberale. Due caratteristiche notevoli, che gettano uno sguardo obliquo sulle sorti continentali e che contribuiscono ad affinare gli strumenti della critica all’attuale modello di sviluppo euro-liberista.

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Lo Stramassacro

immondezza atomica

Il costosissimo arsenale nucleare del Pentagono

Di William D. Hartung. Originale pubblicato sul Mises Institute il 30 novembre 2017 con il titolo Massive Overkill: The Pentagon’s High-Priced Nuclear Arsenal. Traduzione di Enrico Sanna.

Fino a poco tempo fa, pochi si svegliavano con l’incubo della minaccia nucleare. La cosa sembrava un relitto della guerra fredda, associata a pratiche desuete come i rifugi antiatomici e le posizioni “accucciate”.

Ma diamo credito a Donald Trump. In materia di nucleare, ha attirato l’attenzione. Ha risvegliato le paure, se non l’allarme, sul possibile ritorno di tali armi dopo la volta del 6 e 9 agosto 1945. Questo è ciò che accade quando l’uomo nell’ufficio ovale comincia a minacciare di far piovere “fuoco e fiamme come il mondo non ne ha mai visto prima” su un altro paese o, come ha oscuramente fatto durante la campagna elettorale, dichiara che in fatto di ordigni atomici “per me la devastazione è molto importante”.

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Il Lavoro è Finito

fabbrica abbandonata

Estratto dal Manifesto Contro il Lavoro, scritto dal Gruppo Krisis. Pubblicato il 31 12 1999 su krisis.org.

Dopo la Seconda guerra mondiale, e per un breve periodo storico, poté sembrare che la società del lavoro si fosse consolidata nelle industrie fordiste in un sistema di perenne prosperità, nel quale l’insopportabile fine a se stesso potesse essere soddisfatto in maniera duratura, grazie al consumo di massa e allo Stato sociale. A prescindere dal fatto che questa è stata sempre un’idea da ilota democratico, e che si riferiva per di più soltanto a una piccola minoranza della popolazione mondiale, essa doveva rivelarsi sbagliata anche al centro del sistema. Con la terza rivoluzione industriale della microelettronica il lavoro si scontra con il suo limite storico assoluto.

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