Globalizzazione al Servizio della Persona

Non il contrario

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[Intervista a Robert Kurz pubblicata su obeco-online il 27 aprile 2004. Traduzione dal tedesco di CP Traducciones. Traduzione dallo spagnolo di Enrico Sanna.]

IHU On-Line ha intervistato il sociologo e saggista tedesco Robert Kurz, via email, per questo numero. Nato nel 1943, Kurz ha studiato filosofia, storia e pedagogia. Attualmente, Kurz lavora a Norimberta come pubblicista autonomo, autore e giornalista. È stato cofondatore e redattore della rivista teorica Krisis – Beiträge zur Kritik der Warengesellschaft (Krisis – Contributi alla Critica della Società di Mercato). Il suo campo di lavoro comprende la teoria della crisi e della modenità, l’analisi critica del sistema capitalista mondiale, la critica dell’illuminismo e la relazione tra cultura e economia. Pubblica regolarmente saggi su quotidiani e periodici tedeschi, austriaci, svizzeri e brasiliani. I suoi libri O Colapso da Modernizaçao (São Paulo: Paz e Terra, 1991), pubblicato anche in Brasile con il titolo O Retorno de Potëmkin (São Paulo: Paz e Terra, 1994) e Os Últimos Combates (Petrópolis: Vozes, 1998) hanno fatto discutere molto in Germania e altrove. Più recente è la pubblicazione di Schwarzbuch Kapitalismus (Il Libro Nero del Capitalismo), nel 1999, Weltordnungskrieg (La Guerra dell’Ordinamento Mondiale) e Die Antideutsche Ideologie (L’ideologia Antitedesca), nel 2003, quest’ultimo non tradotto in portoghese. Di Kurz abbiamo pubblicato un articolo nel numero 26 del 15 luglio 2002. La seguente intervista, concessa a IHU On-Line in tedesco, è disponibile sul sito  www.exit-online.org. La traduzione è di CP Traducciones.

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La Democrazia è Fallita

[Di CrimethInc. Titolo originale: Democracy is Bankrupt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cos’è successo a tutto l’ottimismo della scorsa stagione elettorale, tutta quella frenesia riguardo la speranza e il cambiamento? Da decenni appuntiamo le nostre speranze su un candidato dopo l’altro; ora pare che la gente stia cominciando a capire la farsa. Gli unici che ancora la prendono sul serio sono quelli che protestano facendo la democrazia in piazza.

Perché la democrazia è deludente? È una questione di collegi elettorali, di sistemi per votare, di ridisegno dei collegi? È qualcosa che si può riparare con una riforma elettorale? Allora perché, anche quando il nostro candidato favorito passa, siamo insoddisfatti per il risultato?

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Il Porno è Crisi Sanitaria

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L’ultima trovata dei proibizionisti

[Di Logan Glitterbomb. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 25 aprile 2016 con il titolo Porn Prohibitionists Declare Public Health Crisis. Traduzione di Enrico Sanna.]

La settimana scorsa il governatore dello Utah Gary R. Herbert ha firmato una risoluzione che equipara la pornografia ad una crisi sanitaria. Quest’ultima mossa autoritaria da parte dei moralisti anti-porno è stata difesa dal senatore dello Utah Todd Weiler, che ha detto: “Non è solo un problema morale religioso. Per alcuni è un problema di educazione sessuale; nessun giovane ha bisogno di vedere quelle immagini per capire come si creano i figli.” Possiamo concordare con il senatore Weiler che la pornografia non è una forma di educazione sessuale, ma come si intuisce dalla dichiarazione, il suo punto di vista è dettato dalle sue convinzioni religiose secondo cui il sesso è solo un modo di procreare.

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Quando non Servivano Passaporti o Visti

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[Di Speranta Dumitru. Originale pubblicato su The Conversation il 27 settembre 2016 con il titolo When world leaders thought you shouldn’t need passports or visas. Traduzione di Enrico Sanna.]

In un’epoca di forti restrizioni alle migrazioni, il passaporto sembra una naturale prerogativa dello stato. Abolire i passaporti è quasi impensabile. Ma ancora nel ventesimo secolo gli stati consideravano la loro “abolizione totale” un obiettivo importante, argomento anche di varie conferenze internazionali.

La prima conferenza sul passaporto si tenne a Parigi nel 1920, sotto gli auspici della Lega delle Nazioni (predecessore delle Nazioni Unite). La restaurazione del regime prebellico della libertà di movimento era tra gli obiettivi della Commissione per le Comunicazioni e il Transito.

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La Spagna non ha Governo Nazionale

E gli Spagnoli Vanno Avanti

[Di Joseph T. Salerno. Originale pubblicato su mises.org il 4 ottobre 2016 con il titolo Spain is without a National Government – And Spaniards Are Digging It. Traduzione di Enrico Sanna.]

Nessuno dei due partiti maggiori è in grado di assicurare una maggioranza di voti nell’assemblea nazionale. I due partiti non riescono neanche a mettersi d’accordo su una coalizione di governo. Questa situazione in Spagna dura da dieci mesi, e sono dieci mesi che il paese ha un amministratore immobilizzato. È la prima volta che accade nel corso della storia spagnola. I servizi governativi di base continuano, ma non viene votata alcuna nuova legge, la politica estera è bloccata, e molti progetti, sia infrastrutturali che di altro tipo, sono congelati. In contraddizione con chi, disperato, prevedeva il caos, tutto sta procedendo liscio e alcuni spagnoli stanno imparando un’importante lezione riguardo le capacità di ripresa della società quando viene lasciata ai suoi (volontari) mezzi. Questa lezione è stata riassunta in pochissime parole da Felix Pastor, un insegnante di lingue, che ha detto:

Niente governo, niente ladri.

L’opinione di Pastor è che, senza politici in giro intenti a fare altri danni, la Spagna potrà andare avanti senza un governo “fino alla fine dei tempi”.

Il Terremoto e il Mito dell’Occasione da Cogliere

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[Di Bernardo Ferrero. Originale pubblicato su Mises.org il 21 settembre 2016 con il titolo Italy’s Earthquake: Will It Revive Their Economy? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte tra il 23 e il 24 agosto, una scossa di magnitudo 6 Richter ha precipitato diversi centri dell’Italia centrale nel panico. 295 morti, 293 chiese medievali severamente danneggiate, e interi centri, come Amatrice, Accumoli e Pescara del Tronto, semidistrutti.

Alla luce di questa tragedia, invece di riconsiderare il ruolo del libero mercato e dei diritti di proprietà (mettendo in dubbio le implicazioni economiche e sociali del fatto di lasciare la sicurezza di un’intera popolazione nelle mani della burocrazia più bizantina d’Europa, che costa ogni anno agli italiani 30 miliardi) politici e giornalisti si sono appigliati ad un’altra domanda: “di chi è la colpa del disastro?” Come ogni domanda formulata dall’élite politico-intellettuale, anche questa è stata subito seguita da un’altra domanda: “di quanto aumentare la spesa?”

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