Dispositivi di Potere Biopolitico: Il Filo Spinato

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[Di Armando Lancellotti. Articolo pubblicato il 21 maggio 2017 su Carmilla Online.]

Olivier Razac, Storia politica del filo spinato. Genealogia di un dispositivo di potere, Ombre Corte, Verona, 2017, pp. 158, € 14,00

Quella che il maître de conférences in filosofia presso l’Università di Grenoble Olivier Razac propone in questo saggio – pubblicato in Francia per la prima volta nel 2000, poi una seconda volta nel 2009 e recentemente tradotto in Italia da Ombre Corte – è una tanto dettagliata quanto interessante analisi di un dispositivo di potere di per sé elementare e quasi primitivo, ma al contempo efficacissimo, per semplicità di realizzazione e flessibilità di utilizzo ed eccezionalmente conveniente nel rapporto costi-risultati e pertanto del tutto confacente alle esigenze e alle logiche economico-produttive del mondo moderno e della società capitalistica. A questo si aggiunga che, come ogni apparato o struttura di potere, dal piano fisico dell’esercizio impositivo della forza sulla carne viva dei corpi degli uomini e sulla materialità delle cose, esso subito si trasferisce in quello immateriale e figurativo dell’immaginario collettivo, assumendo e producendo significati simbolici che lì stabilmente si depositano. Questo strumento di controllo dei corpi e dello spazio, di delimitazione e separazione, di respingimento e difesa, di imposizione e appropriazione, di recinzione e reclusione è il filo spinato.

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Contro lo Stato D’emergenza

(Contre l’état d’urgence, l’urgence de prendre la rue)

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[Pubblicato su The Anarchist Library con il titolo Against the State of Emergency. Traduzione dal francese di Robert Hurley. Traduzione dall’inglese di Enrico Sanna.]

Questo testo è stato tradotto dal francese da Robert Hurley e merita qualche parola riguardo il contesto da cui è emerso. L’articolo originale, “contre l’état d’urgence, l’urgence de prendre la rue”, è stato scritto su richiesta del quotidiano francese Le Monde. Il quotidiano aveva chiesto un commento ad alcuni dei difensori nel caso di Tarnac (“des mis en examen”) a proposito degli attacchi di Parigi del 13 novembre 2015 e gli eventi successivi. Nonostante l’iniziale richiesta, però, l’articolo pur accettato non fu mai pubblicato. Le Monde non ha mai fornito una spiegazione. Lasciamo che siano i lettori a darsela.

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59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Il Nemico Interno

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[Di Alexik. Pubblicato il 29 marzo 2017 su Carmilla.]

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e  la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”…

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

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La Democrazia è Fallita

[Di CrimethInc. Titolo originale: Democracy is Bankrupt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cos’è successo a tutto l’ottimismo della scorsa stagione elettorale, tutta quella frenesia riguardo la speranza e il cambiamento? Da decenni appuntiamo le nostre speranze su un candidato dopo l’altro; ora pare che la gente stia cominciando a capire la farsa. Gli unici che ancora la prendono sul serio sono quelli che protestano facendo la democrazia in piazza.

Perché la democrazia è deludente? È una questione di collegi elettorali, di sistemi per votare, di ridisegno dei collegi? È qualcosa che si può riparare con una riforma elettorale? Allora perché, anche quando il nostro candidato favorito passa, siamo insoddisfatti per il risultato?

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Stesso Colonialismo, Altro Nome

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Same Colonial Wealth Extraction, Different Name. Traduzione di Enrico Sanna.]

Seguendo i media della destra libertaria, vi sarà capitato di leggere qualche pezzo borioso che spiega come il capitalismo abbia migliorato le condizioni di vita nel terzo mondo: crescita del pil, maggiore aspettativa di vita, eccetera. Ma se lo stile di vita, secondo un articolo del Guardian (Jason Hickel, “Aid in reverse: how poor countries develop rich countries,” 14 gennaio), è migliorato, ciò è accaduto nonostante i 2.000 miliardi di dollari di ricchezza estratta al netto di aiuti economici, flussi commerciali e investimenti. Ogni anno entrano 1.300 miliardi di dollari in investimenti, ed escono 3.300 miliardi.

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