59 Missili sulla Siria

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Una lunga storia americana

[Di Kelly Kvee. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 9 aprile 2017 con il titolo 59 Missiles Launched at Syria – How Did the U.S. Get Here? Traduzione di Enrico Sanna.]

La notte del sei aprile 2017, gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili da crociera Tomahawk sulla Siria. È stato un tentativo di lanciare rappresaglia e terrore dopo che il dittatore siriano Bashar al-Assad aveva lanciato armi chimiche contro la popolazione siriana. Azioni di guerra in Medio Oriente (e altrove) da parte degli Stati Uniti con pretese umanitarie e di diffusione della democrazia non sono una novità. La storia delle azioni militari americane in Medio Oriente è oscura e complessa, e certo non ha niente a che vedere con lo spirito umanitario o la diffusione della democrazia. Per capire cosa, e perché, è successo è bene ripassare la storia.

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Il Nemico Interno

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[Di Alexik. Pubblicato il 29 marzo 2017 su Carmilla.]

“Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre strumenti volti a rafforzare la sicurezza delle città e  la vivibilità dei territori e di promuovere interventi volti al mantenimento del decoro urbano”…

È particolarmente istruttivo soffermarsi sul testo del Decreto Minniti in materia di ‘Sicurezza delle città mentre scorrono in sottofondo le immagini degli espianti degli uliveti di Melendugno, per l’avvio dei cantieri del “Trans Adriatic Pipeline”.

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La Democrazia è Fallita

[Di CrimethInc. Titolo originale: Democracy is Bankrupt. Traduzione di Enrico Sanna.]

Cos’è successo a tutto l’ottimismo della scorsa stagione elettorale, tutta quella frenesia riguardo la speranza e il cambiamento? Da decenni appuntiamo le nostre speranze su un candidato dopo l’altro; ora pare che la gente stia cominciando a capire la farsa. Gli unici che ancora la prendono sul serio sono quelli che protestano facendo la democrazia in piazza.

Perché la democrazia è deludente? È una questione di collegi elettorali, di sistemi per votare, di ridisegno dei collegi? È qualcosa che si può riparare con una riforma elettorale? Allora perché, anche quando il nostro candidato favorito passa, siamo insoddisfatti per il risultato?

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Stesso Colonialismo, Altro Nome

[Di Kevin Carson. Originale pubblicato su Center for a Stateless Society il 21 febbraio 2017 con il titolo Same Colonial Wealth Extraction, Different Name. Traduzione di Enrico Sanna.]

Seguendo i media della destra libertaria, vi sarà capitato di leggere qualche pezzo borioso che spiega come il capitalismo abbia migliorato le condizioni di vita nel terzo mondo: crescita del pil, maggiore aspettativa di vita, eccetera. Ma se lo stile di vita, secondo un articolo del Guardian (Jason Hickel, “Aid in reverse: how poor countries develop rich countries,” 14 gennaio), è migliorato, ciò è accaduto nonostante i 2.000 miliardi di dollari di ricchezza estratta al netto di aiuti economici, flussi commerciali e investimenti. Ogni anno entrano 1.300 miliardi di dollari in investimenti, ed escono 3.300 miliardi.

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Un’altra Vittima del Proibizionismo

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[Di Robertino. Pubblicato su Umanità Nova il 21 febbraio 2017.]

Da ormai un quarto di secolo,‭ ‬da quando i nuclei cinofili di Carabinieri,‭ ‬Finanza e Polizia vennero rinfoltiti ai tempi dell’ennesima War On Drugs all’italiana dichiarata da Bettino Craxi prima di essere travolto da Tangentopoli,‭ ‬gli interventi dei cani antidroga e delle pattuglie annesse nelle scuole sono diventati uno dei must di ogni anno scolastico,‭ ‬peggio del ballo annuale nei telefilm di Happy Days,‭ ‬ma finalmente negli ultimi anni stanno iniziando a incontrare ribellione e proteste.‭

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Stiamo Vivendo il Crollo del Capitalismo

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[Intervista di Joseph Confavreux e Jade Lindgaard a Jason W. Moore. Pubblicata su blackblog Franco Senia il 18 gennaio 2017.]

Uno storico propone una tesi controcorrente: la natura non è stata sfruttata, ma è stata prodotta dal capitalismo, il quale se n’è servito per creare della ricchezza. Per Jason W. Moore, è assai più moderno e molto più fruttuoso pensare una «ecologia-mondo».
Via via che si diffonde e si discute il concetto di antropocene, la sfida che propone e la critica che ne viene fatta si diversifica e si intensifica. Lo storico Jason W. Moore ha formulato una delle critiche più forti, opponendogli il concetto di «capitalocene». Lo spiega qui, in una delle sue prime interviste in francese. Nel suo libro, “Capitalism in the Web of Life: Ecology and the Accumulation of Capital”, cerca di superare il dualismo fra natura e società e di andare al di là del «ecosocialismo».

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