Servirebbe un Elicottero

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Di Bruno Lamas. Fonte: Palim-Psao, 31 marzo 2020. Titolo originale: Brèves observations sur les revenus sociaux de quarantaine.

Brevi osservazioni sul reddito sociale in quarantena

Un reddito di quarantena sociale non è un reddito di base universale o incondizionato (RBI). Questa distinzione tra queste due misure deve essere fatta in modo molto chiaro perché in questo contesto di emergenza è più che ovvio che ci siano tentativi di sfruttare la quarantena sociale per giustificare la difesa di un RBI permanente come panacea alla crisi strutturale della società capitalista e come fondamento di una nuova società. Penso che ci siano buone ragioni per criticare le proposte di RBI e allo stesso tempo per difendere il reddito sociale di quarantena date le attuali circostanze. Un reddito sociale di quarantena è una misura temporanea nel contesto della pandemia; nelle sue versioni più recenti, l’RBI appare una proposta al fine di quello che viene chiamato nuovo modello sociale e di accumulazione, talvolta presentato come già post-capitalista. Credo che dobbiamo riconoscere la necessità di un reddito sociale di quarantena e allo stesso tempo criticare radicalmente le proposte di una società basata sull’RBI con tutte le sue illusioni.

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La Modernizzazione della Povertà

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Di Ivan Illich

Al di là di una certa soglia, il moltiplicarsi delle merci induce impotenza, genera l’incapacità di coltivare cibo, di cantare, di costruire. La fatica e il piacere della condizione umana diventano un privilegio snobistico riservato a pochi ricchi. Al tempo in cui Kennedy varò l’Alleanza per il progresso, c’erano ad Acatzingo, come in quasi tutti i villaggi del Messico, quattro gruppi di musicanti; suonavano in cambio di qualche bicchiere, e servivano gli ottocento abitanti. Oggi giradischi e radio collegati ad altoparlanti strozzano i talenti locali. Ogni tanto, per nostalgia, si fa una colletta e in occasione di qualche festa si fa venire dall’Università un complesso di studenti fuori corso a cantare le vecchie canzoni.

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Al Diavolo le Buone Intenzioni

pobres y ricos en México

[Di Ivan Illich. Titolo originale: To Hell with Good Intentions. Traduzione di Enrico Sanna.]

Discorso di Monsignor Ivan Illich alla conferenza sul Progetto Studentesco InterAmericano tenutasi a Cuernavaca, in Messico, il 20 aprile 1968. Con il suo stile pungente e talvolta sarcastico, Illich va al cuore del grave pericolo rappresentato dal paternalismo insito in ogni volontariato, ma soprattutto nelle “missioni” internazionali. Alcune parti del discorso sono desuete e devono essere viste nel contesto del 1968, quando si tenne la conferenza, ma l’impianto base rimane integro per via dell’impatto che ha e su richiesta di Ivan Illich.
Grazie a Nick Royal, Tim Stanton e Steve Babb per aver aiutato a trovare questo discorso.

Oggi, parlando con qualcuno mi hanno colpito due cose, che voglio rimarcare prima di iniziare il discorso che ho preparato.

Sono rimasto colpito dalle vostre parole secondo cui a spingere i volontari americani ad andare all’estero sono concetti e sentimenti di profonda alienazione. Sono rimasto colpito anche da quello che io interpreto come un passo avanti tra volontari come voi: il riconoscimento dell’idea che l’unica cosa che potete lecitamente chiamare volontaria in America Latina è forse l’impotenza, la presenza volontaria di chi riceve che, in quanto tale, amato o adottato, non può in alcun modo rendere il dono.

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